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“Perché ha ucciso Pierina”. Omicidio Paganelli, le pesantissime accuse e la richiesta per Dassilva

Pubblicato: 18/05/2026 17:02

Secondo il pubblico ministero Daniele Paci, Louis Dassilva, imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli avvenuto nell’ottobre 2023 a Rimini, avrebbe agito esclusivamente per interesse personale. Nel corso della requisitoria, iniziata in Corte d’Assise, il magistrato ha tracciato un profilo della vittima definendola «una donna energica e amorevole, collante della famiglia», sottolineando come non avesse nemici e non meritasse di morire «urlando terrorizzata».

Al termine dell’intervento, la Procura ha formalizzato la richiesta di ergastolo per il 36enne, detenuto dal 16 luglio 2024. Secondo l’accusa, Dassilva avrebbe agito per impedire che l’anziana scoprisse la sua relazione extraconiugale con Manuela Bianchi, sua ex nuora, circostanza che avrebbe potuto compromettere la sua vita familiare e personale.

Per il pubblico ministero, l’omicidio sarebbe quindi maturato in un contesto di forte interesse egoistico. Il timore che la moglie, Valeria Bartolucci, potesse venire a conoscenza della relazione avrebbe rappresentato, secondo l’accusa, un elemento determinante nella decisione di uccidere. «Se la moglie lo avesse scoperto, avrebbe perso tutto», ha ribadito Paci in aula.

Il magistrato ha inoltre chiesto il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà, della premeditazione, dei motivi abietti e della minorata difesa. La vittima sarebbe stata colpita nel garage di via del Ciclamino con 29 coltellate, un elemento che, secondo la Procura, rafforza la ricostruzione di un’aggressione particolarmente violenta e intenzionale.

Nel suo intervento, Paci ha richiamato anche il principio della decisione “oltre ogni ragionevole dubbio”, rivolgendosi ai giurati popolari e sottolineando come sia preferibile evitare la condanna di un innocente piuttosto che lasciare un colpevole libero. Un passaggio che ha scandito la fase conclusiva della requisitoria.

La Procura ha poi illustrato una serie di elementi indiziari a carico dell’imputato. Tra questi, il possibile movente legato alla relazione extraconiugale, ma anche il comportamento successivo al delitto, ritenuto significativo dagli inquirenti.

Tra i punti evidenziati figurano anche gli abiti troppo puliti rispetto alla dinamica ipotizzata, la consegna agli investigatori di indumenti diversi da quelli che l’uomo avrebbe indossato al momento del fatto e alcune incongruenze nei reperti biologici, che secondo l’accusa sarebbero riconducibili a una gestione non corretta delle prove.

Un ulteriore elemento citato riguarda la presunta simulazione di una lesione alla caviglia, che secondo la Procura sarebbe stata smentita dalle consulenze tecniche e dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

Dopo la requisitoria della pubblica accusa, il processo proseguirà con gli interventi delle parti civili e successivamente con le arringhe della difesa, in una fase che si preannuncia decisiva per delineare il quadro definitivo del caso.

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