
«Io in Italia sono nato, è il mio Paese, io sono italiano». È uno dei passaggi emersi dal colloquio tra Salim El Koudri e il suo legale, Fausto Gianelli, avvenuto nei giorni successivi all’arresto per il grave episodio avvenuto nel centro di Modena.
«I miei genitori sono stranieri, io sono italiano»
Secondo il racconto dell’avvocato, El Koudri avrebbe riflettuto sul proprio percorso personale e sul rapporto con la famiglia.
«Io sono italiano e i miei genitori hanno fatto tanti sacrifici per farmi studiare», avrebbe detto il 31enne, aggiungendo di aver sentito il peso delle aspettative familiari e il dovere di realizzarsi professionalmente.
Gianelli ha sottolineato come il suo assistito distingua nettamente la propria identità da quella dei genitori, pur entrambi cittadini italiani:
«Lui parla di sé come italiano e dei genitori come stranieri. Si sente completamente italiano».
L’ossessione per il lavoro
Nel colloquio è emerso anche il tema delle difficoltà lavorative che, secondo il legale, avrebbero avuto un forte impatto psicologico sul giovane.
El Koudri avrebbe raccontato di essersi sentito inizialmente preparato e meritevole di un riconoscimento professionale che però non arrivava. Dopo alcune esperienze lavorative temporanee, la mancata stabilizzazione avrebbe alimentato frustrazione e disagio.
Tra le spiegazioni fornite dal 31enne vi sarebbe anche una convinzione definita dal suo stesso avvocato «molto strana»:
«Ho capito che mi avevano fatto il malocchio».
Una convinzione che, secondo Gianelli, si inserirebbe in un quadro più ampio di sofferenza psicologica che dovrà essere approfondito da specialisti.
«Non può essere una giustificazione»
L’avvocato ha però precisato che le difficoltà lavorative non possono in alcun modo spiegare né giustificare quanto accaduto.
«È un dramma che molti giovani vivono. Non trovare lavoro non può spiegare nemmeno in minima parte quello che è successo».
Secondo il difensore, gli eventi sarebbero da valutare alla luce di un possibile disturbo psichiatrico che richiederà accertamenti approfonditi.
Le domande sulle vittime
Durante l’incontro in carcere, El Koudri avrebbe chiesto informazioni sulle condizioni delle persone rimaste ferite nell’investimento.
In particolare, si sarebbe informato sulla situazione della turista tedesca gravemente ferita nell’episodio.
Secondo Gianelli, il suo assistito è in grado di ricostruire la dinamica dei fatti, ma continua a non riuscire a fornire una spiegazione del gesto compiuto.
«Non parlo ancora di pentimento»
L’avvocato invita alla prudenza quando si affronta il tema del pentimento.
«Il pentimento è una cosa seria. Oggi non voglio parlare di un ragazzo che ha capito tutto e chiede scusa».
Secondo il legale, El Koudri deve ancora affrontare un percorso di elaborazione e comprensione di quanto accaduto.
Diversa, invece, sarebbe la posizione della famiglia, che vivrebbe con forte dolore le conseguenze dell’accaduto e sentirebbe l’esigenza di chiedere scusa alle vittime e alla comunità.
Avviato il percorso sanitario
Gianelli ha inoltre confermato che il 31enne è stato sottoposto a una prima valutazione medica in carcere e ha iniziato ad assumere alcune terapie per contenere ansia e agitazione.
Nei prossimi mesi saranno effettuati ulteriori accertamenti specialistici per valutare in modo approfondito le sue condizioni psicologiche e psichiatriche.
«Io vedo un ragazzo confuso e disturbato, ma non spetta a me fare una diagnosi», ha concluso il difensore.


