Ci sono casi di cronaca che non smettono mai davvero di parlare: cambiano i tempi, cambiano i linguaggi (oggi passano anche dalla tv e dai social), ma certe domande restano lì, sospese. Il delitto di Garlasco è uno di questi. E ora torna a catturare l’attenzione per una nuova intercettazione emersa e rilanciata in televisione, che riporta in primo piano un tema delicatissimo: il presunto “video intimo” collegato a Chiara Poggi e al fidanzato di allora, Alberto Stasi.
La registrazione, trasmessa durante Quarta Repubblica, riguarda una conversazione tra l’ex capitano dei carabinieri Gennaro Cassese e la madre di Chiara, Rita Preda. Sullo sfondo, una fase di rilettura del caso: a quasi vent’anni dai fatti, la Procura di Pavia sta riesaminando atti e materiali d’archivio nell’ambito di ulteriori approfondimenti investigativi.
Cosa emerge dall’intercettazione: il punto sul racconto della madre
Il dialogo intercettato risale al giorno successivo all’interrogatorio di Marco Poggi, fratello di Chiara. Nella ricostruzione riportata, Rita Preda spiega cosa le avrebbe detto il figlio dopo l’audizione: “Ieri quando ero tornata ho chiesto a mio figlio del video. Mi ha detto che lui non l’aveva visto”.
Cassese conferma: “Infatti lo ha detto pure a me”. Ma il clima si fa subito più teso, perché la madre aggiunge: “Perché poi ieri sera mi diceva: non mi crede il capitano”.
“Non è che non gli credo”: la precisazione di Cassese
A quel punto l’ufficiale mette nero su bianco, almeno a voce, la sua posizione. E lo fa con un ragionamento che oggi viene riletto con attenzione: “È difficile, non è che non gli credo, gli ho detto guarda non è che tu lo hai visto tutto, ma forse qualche immagine, qualcosa, perché stai là vicino al monitor, qualcosa ee lui mi dice ‘no, ma non l’ho visto’. Gli ho detto ‘guarda tu devi parlare con me lasciando stare il fatto che io adesso sia carabiniere. Tu mi devi dire le cose come stanno. Perché è nell’interesse di capire che cosa possa essere successo’”.
È uno di quei passaggi che, riascoltati oggi, sembrano condensare una sensazione: la ricerca di coerenza, la pressione del momento e il timore che un dettaglio possa cambiare prospettiva. Ed è proprio per questo che la conversazione torna a far discutere.
Marco Poggi e il presunto “video intimo”: cosa viene riferito
Nel prosieguo della telefonata, emerge un’altra parte della ricostruzione riferita dalla madre, sempre legata al tema del video: “Certo, lui mi ha detto, anche a me ha detto ‘io non l’ho visto il video’. Mi fa ‘ho visto che lo stava scaricando. Dal computer dell’Alberto Chiara lo scaricava sul suo. Comunque adesso esattamente insomma, lui non lo ha visto, ha visto però che lei lo scaricava. Perché mi ha poi… mi ha spiegato anche un tipo di programma, ma io non capisco niente di quelle cose lì”.
Parole che, nel racconto intercettato, provano a mettere ordine su ciò che sarebbe stato visto o solo intuito. Un confine sottile, che in un’indagine può diventare decisivo e che oggi viene ripreso proprio perché fotograferebbe dubbi e percezioni già presenti all’epoca.
Procura di Pavia e nuove verifiche: perché l’audio torna centrale
In studio, Nicola Porro chiede alla giornalista Lodovica Bulian quale rilievo possa avere oggi quel contenuto e per quale ragione Cassese sia stato indagato per falsa testimonianza. Bulian collega la conversazione al peso attribuito al tema del presunto video già nel 2007: “Perché già pensavano che quel video intimo avesse un peso. Ce l’aveva già nel 2007, a sentire questa intercettazione. I pm di oggi e i carabinieri di Milano dicono ‘guardate che già all’epoca lo stesso Cassese che indagava sul delitto di Garlasco forse aveva qualche dubbio sulla versione di Marco Poggi’. Hai sentito la mamma che dice ‘ma mio figlio dice che il capitano non mi crede’. Ed effettivamente forse Cassese in quel momento non era convinto di quello che diceva Marco Poggi”.
Tradotto: questa intercettazione, oggi, non viene letta come un semplice “pezzo di passato”, ma come un frammento che aiuta a capire quale fosse il clima e quali fossero i punti considerati sensibili già nelle primissime fasi.
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— Quarta Repubblica (@QRepubblica) May 25, 2026
Le precisazioni degli inquirenti: il ruolo di Marco Poggi
Nel quadro delle verifiche attuali, gli inquirenti mettono anche un punto fermo indicato come centrale: Marco Poggi non risulta coinvolto nel delitto. Allo stesso tempo, secondo quanto evidenziato dalla Procura, resterebbero aspetti ritenuti non pienamente lineari nelle dichiarazioni rese all’epoca.
La nuova attenzione, quindi, si concentra su incongruenze e passaggi considerati significativi, dentro una rilettura complessiva di una delle vicende giudiziarie più discusse in Italia. E l’intercettazione — con le sue frasi, i suoi dubbi, le sue tensioni — diventa uno dei tasselli al vaglio in questa fase di analisi.


