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Garlasco, la difesa di Andrea Sempio: “Il vero significato dei monologhi”

Pubblicato: 26/05/2026 18:01

Nuovi elementi vengono portati dalla difesa di Andrea Sempio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco.

Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno depositato una memoria difensiva che contesta due degli elementi ritenuti rilevanti dagli investigatori: i monologhi registrati dell’indagato e il Dna attribuito alla sua linea maschile rinvenuto sotto le unghie della vittima.

«Erano prove di interrogatorio»

Secondo la Procura, alcuni soliloqui captati durante le indagini avrebbero particolare rilevanza investigativa. La difesa propone però una lettura completamente diversa.

Nella memoria si sostiene che Sempio abbia l’abitudine di simulare interrogatori e contestazioni, formulando ad alta voce le possibili domande degli inquirenti e le relative risposte.

I legali spiegano che questo comportamento sarebbe maturato nel contesto delle ripetute indagini che lo hanno coinvolto nel corso degli anni e rappresenterebbe una modalità personale di elaborazione della pressione investigativa.

Secondo la difesa, quando Sempio commenta ricostruzioni giornalistiche o accuse formulate pubblicamente, utilizza espressioni come «stronzata», «non è vero», «falso» o «tutto sbagliato», inserite in un contesto polemico e non riconducibile a confessioni o ammissioni di responsabilità.

La contestazione sul Dna

Altro punto centrale riguarda il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi.

La consulente della difesa, Marina Baldi, specialista in genetica medica, ha depositato una relazione nella quale sostiene che l’aplotipo Y attribuito alla linea paterna di Sempio non possa essere considerato una prova certa di un contatto aggressivo diretto con la vittima.

«Profili incompleti e non individualizzanti»

Secondo la consulenza, i campioni analizzati sarebbero caratterizzati da profili:

  • misti;
  • incompleti;
  • non pienamente consolidati.

Per questo motivo non avrebbero un reale valore identificativo individuale.

La genetista evidenzia inoltre la presenza di un ulteriore profilo maschile non identificato su un altro dito della vittima, elemento che dimostrerebbe come il materiale genetico recuperato non sia riconducibile in modo esclusivo a una sola persona.

Le possibili spiegazioni alternative

La relazione richiama diverse ipotesi compatibili con la presenza del materiale genetico:

  • trasferimento secondario del Dna;
  • contaminazione;
  • manipolazione dei reperti;
  • deposito casuale non collegato all’omicidio.

Secondo la consulente, in assenza di un profilo genetico completo, univoco, quantitativamente significativo e riproducibile, il dato non sarebbe sufficiente per sostenere una conclusione accusatoria solida dal punto di vista scientifico.

Un’indagine ancora aperta

La memoria depositata dalla difesa rappresenta uno dei primi atti tecnici di risposta alle conclusioni investigative della Procura di Pavia. Saranno ora gli ulteriori accertamenti e l’eventuale confronto tra consulenti e periti a stabilire il peso effettivo dei monologhi e delle tracce genetiche nel quadro dell’inchiesta.

Al momento, le posizioni dell’accusa e della difesa restano profondamente divergenti sia sull’interpretazione degli elementi investigativi sia sul loro valore probatorio.

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