
La consulenza medico-legale e tecnica depositata dalla difesa di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, propone una rilettura di alcuni passaggi della dinamica del delitto avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.
Secondo il medico legale Sabino Pelosi, le lesioni riscontrate sulle braccia della vittima sarebbero “modeste” e superficiali, prive dei segni tipici di una difesa da colpi inferti con un martello. Mancherebbero, in particolare, ferite profonde o fratture agli arti superiori.
La morte e l’arma del delitto
La consulenza conferma il decesso di Chiara Poggi nella fascia oraria compresa tra le 7 e le 12.30 del 13 agosto 2007, già indicata dalla consulente della Procura, Cristina Cattaneo.
Le lesioni mortali, concentrate soprattutto sul cranio, sarebbero state provocate con elevata probabilità da un martello. La difesa, però, contesta l’esistenza di segni riconducibili a una difesa attiva o passiva della vittima.
La durata dell’aggressione
Secondo i consulenti di Sempio, l’aggressione sarebbe durata pochi minuti e non 15-20 minuti, come ipotizzato dalla Procura.
La ricostruzione difensiva sostiene infatti che l’assassino non sarebbe sceso lungo i gradini della scala della cantina dove venne trovato il corpo, circostanza che ridurrebbe i tempi dell’azione.
I dubbi sull’impronta 33
La consulenza affronta anche il tema della nota impronta 33, lasciata dal palmo di una mano sulla parete sinistra della scala.
Secondo gli esperti della difesa, la postura ipotizzata per spiegare quell’appoggio sarebbe incongrua. Inoltre, l’impronta non avrebbe caratteristiche sufficienti di chiarezza, qualità e documentabilità per essere utilizzata a fini identificativi.
La ricostruzione della scena
L’esperto in Bloodstain Pattern Analysis Armando Palmegiani contesta l’ipotesi che l’aggressore sia sceso per alcuni gradini nella scala della cantina e poi sia tornato indietro.
Secondo la difesa, questo percorso avrebbe dovuto produrre tracce di calpestio o trasferimento lungo l’asse di movimento, in particolare nella zona del telefono, ma tali evidenze non sarebbero state rilevate.
La porta a soffietto
Un altro punto riguarda la porta a soffietto.
Secondo i consulenti, se l’assassino l’avesse chiusa con una mano sporca di sangue, avrebbe dovuto lasciare tracce da trasferimento sulla maniglia o sul battente. Anche questi segni, però, non sarebbero stati riscontrati.
La consulenza difensiva punta così a ridimensionare alcuni elementi della ricostruzione accusatoria e a sostenere che diversi passaggi della dinamica ipotizzata dalla Procura non troverebbero conferma nelle evidenze fisiche raccolte sulla scena del delitto.


