
L’Unione europea prova a imprimere una svolta politica e simbolica al percorso di adesione dell’Ucraina. A metà giugno la Commissione europea proporrà formalmente al Consiglio l’apertura del primo dei sei cluster negoziali previsti per l’ingresso di Kiev nell’Unione. Un passaggio che dovrebbe arrivare durante il Consiglio Affari generali del 16 giugno e che sarà poi discusso dai leader europei nel vertice del 18 giugno. In parallelo verrà avviata la stessa procedura anche per la Moldavia. La scelta arriva in un momento delicatissimo della guerra e rappresenta un segnale politico preciso: Bruxelles vuole legare sempre di più il destino strategico europeo a quello ucraino, soprattutto sul piano della sicurezza e della difesa continentale.
Dietro questa accelerazione ci sono almeno tre fattori politici. Il primo riguarda la proposta avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz di costruire una sorta di “associazione” privilegiata con Kiev, un meccanismo pensato soprattutto per rafforzare il coordinamento militare. Una soluzione che però Volodymyr Zelensky avrebbe giudicato insufficiente, spingendo così la Commissione a rilanciare direttamente sul percorso di adesione. Il secondo elemento è l’indebolimento politico di Viktor Orbán, da anni principale ostacolo all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Il terzo riguarda invece la dimensione strategica: l’Europa considera ormai l’esercito ucraino come una componente centrale della futura sicurezza del continente.
I sei cluster e il nodo della democrazia
Il percorso resta comunque lungo e complesso. Dal 2020 l’Unione europea ha modificato il sistema di adesione dei Paesi candidati introducendo sei grandi gruppi tematici, i cosiddetti cluster, che comprendono complessivamente 32 capitoli negoziali. Si va dai principi fondamentali al mercato interno, fino alla competitività, alla transizione verde, all’agricoltura e alle relazioni esterne. Il primo passaggio è però quello più delicato, perché riguarda il rispetto dello stato di diritto, delle istituzioni democratiche e dei valori fondanti dell’Europa occidentale.
Nelle ultime ore Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky hanno avuto un colloquio telefonico proprio per preparare questo primo appuntamento negoziale ma anche per affrontare l’emergenza militare legata agli attacchi russi. Il presidente ucraino ha chiesto un rafforzamento immediato della difesa aerea, in particolare sul fronte antibalistico, sottolineando come l’Europa disponga di capacità importanti soprattutto nel settore dei droni. Zelensky sostiene che Kiev sia pronta ad aprire tutti e sei i cluster negoziali e punta a ottenere già a giugno il via libera politico iniziale.
Zelensky scrive a Trump: “Senza Patriot siamo vulnerabili”
Parallelamente il leader ucraino ha inviato un messaggio diretto a Donald Trump per denunciare la crescente carenza di sistemi di difesa aerea. Kiev teme che le forniture americane di missili Patriot possano progressivamente ridursi, lasciando il Paese esposto soprattutto contro i missili balistici russi. Nel messaggio Zelensky ammette apertamente che, su questo fronte, l’Ucraina dipende quasi totalmente dagli Stati Uniti.
A Kiev cresce inoltre la convinzione che la guerra non finirà in tempi brevi. Secondo quanto riferito ai vertici militari e governativi ucraini, il conflitto potrebbe proseguire ancora per due o tre anni. Uno scenario che continua a produrre perdite enormi anche sul lato russo. Secondo l’intelligence britannica, dall’inizio della guerra Mosca avrebbe perso oltre 500mila soldati tra morti e feriti.
Forse anche per questo il Cremlino è tornato a parlare della possibilità di colloqui con l’Europa. Bruxelles, però, considera queste aperture poco credibili. E infatti nelle istituzioni europee viene giudicata prematura anche l’ipotesi di nominare un inviato speciale incaricato di trattare direttamente con Vladimir Putin.


