
Nuovo sviluppo nel caso del delitto di Garlasco. Andrea Sempio non si sottoporrà alla perizia psichiatrica disposta dalla Procura di Pavia, una decisione che riaccende il dibattito sulle nuove attività investigative legate all’inchiesta che negli ultimi mesi è tornata al centro dell’attenzione mediatica.
A confermare la scelta è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, intervenuto durante la trasmissione Quarto Grado. Il legale ha spiegato che la difesa non intende aderire a quella che considera una consulenza di parte. «È una consulenza ancora una volta di parte», ha dichiarato, aggiungendo che la contestazione riguarda soprattutto la tempistica dell’accertamento richiesto dalla Procura.

Secondo Cataliotti, qualsiasi valutazione sulla personalità dell’indagato dovrebbe arrivare soltanto dopo l’accertamento dei fatti. «Noi crediamo che l’accertamento dei fatti e le prove dei fatti debbano presiedere a una valutazione personologica», ha affermato il difensore, sottolineando inoltre i rischi di eventuali interpretazioni pubbliche su possibili patologie non collegate a una responsabilità giudiziaria accertata.
Sul tema è intervenuta anche la criminologa Roberta Bruzzone, che ha espresso forti dubbi sull’utilità processuale di una perizia psichiatrica a distanza di quasi vent’anni dai fatti. Durante il programma televisivo ha precisato di non voler alimentare polemiche, ma ha invitato a riflettere sul significato dell’iniziativa.
«Non voglio fare polemica per il gusto di farla», ha premesso la criminologa. «Dobbiamo capire se siamo dentro un ragionamento tecnico processuale o se stiamo scivolando in una dimensione più suggestiva che probatoria. Francamente, da tecnico, lo trovo preoccupante».
Bruzzone ha poi avanzato una riflessione sulle difficoltà che, a suo giudizio, emergerebbero nel collocare con certezza Andrea Sempio sulla scena del crimine. Secondo l’esperta, alcuni degli elementi discussi negli ultimi mesi continuano a presentare criticità interpretative.
«Non si riesce a collocare Andrea Sempio sulla scena, non si riesce a collocare in maniera seria una sua impronta, l’orma, a chiudere il cerchio perché sappiamo che il dato biologico è estremamente fragile e contraddittorio», ha osservato Bruzzone durante il suo intervento.
Da qui il dubbio espresso dalla criminologa sul possibile obiettivo della consulenza. «Allora cosa facciamo? Questo sembra lo scenario: proviamo a collocare la sua mente sulla scena del crimine? Io ho questa impressione, può darsi che stia sbagliando, e questo mi preoccupa», ha dichiarato.
La riflessione finale riguarda proprio il valore di una simile valutazione a distanza di così tanti anni. «Una consulenza psichiatrica oggi su un soggetto accusato di avere commesso un omicidio quasi vent’anni fa, ma che lo nega, che valore dirimente dovrebbe avere?», si è chiesta Bruzzone.
Parole che riassumono uno dei principali punti di confronto emersi nelle ultime settimane sul caso Garlasco, mentre l’inchiesta prosegue e continuano le discussioni tra accusa, difesa ed esperti sui nuovi accertamenti disposti dagli investigatori.


