
Doveva essere uno dei tanti studenti palestinesi accolti in Italia grazie ai programmi universitari attivati per consentire ai giovani di Gaza di proseguire gli studi lontano dalla guerra. Per Mahmoud al Najjar, però, il viaggio verso Roma si è interrotto prima ancora di cominciare. Il giovane ingegnere palestinese è stato arrestato mentre stava lasciando la Striscia di Gaza, dando origine a un caso che coinvolge autorità israeliane, istituzioni italiane e mondo accademico.
Secondo l’esercito israeliano, al Najjar non sarebbe semplicemente uno studente in cerca di un’opportunità di formazione. Le Forze di Difesa israeliane sostengono infatti che il giovane sia un “terrorista operativo di Hamas”, accusandolo di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre 2023 nel sud di Israele. Un’accusa gravissima che, se confermata, cambierebbe radicalmente il profilo del candidato selezionato dall’università italiana.
Le autorità israeliane affermano che al Najjar avrebbe preso parte all’operazione condotta da Hamas durante l’attacco che provocò la morte di circa 1.200 persone, in gran parte civili. Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici elementi dettagliati a sostegno delle accuse, mentre il caso continua a essere seguito con attenzione anche dalle istituzioni italiane.
Prima dell’arresto, il suo percorso sembrava già definito. Al Najjar aveva ottenuto una borsa di studio presso l’Università di Tor Vergata, a Roma, dopo aver superato una selezione basata sul curriculum accademico e su un colloquio. L’ateneo aveva valutato positivamente il suo profilo professionale e formativo.
Il giovane palestinese è laureato in ingegneria e possiede anche un master in Business Administration. In Italia avrebbe dovuto partecipare a un progetto di ricerca dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di ricostruzione della Striscia di Gaza, una delle aree maggiormente devastate dal conflitto.
Dall’università precisano che la valutazione riguardava esclusivamente i requisiti accademici. Le procedure relative ai visti, ai controlli di sicurezza e alle autorizzazioni per l’ingresso nel Paese, spiegano fonti dell’ateneo, competono invece alle autorità consolari e ai ministeri coinvolti.
La storia personale di al Najjar è segnata profondamente dalla guerra. Il 25 ottobre 2024 un bombardamento israeliano colpì l’edificio in cui viveva con la famiglia. In quell’attacco persero la vita la moglie e i quattro figli. Una tragedia che lo stesso giovane aveva raccontato nei mesi successivi, spiegando di voler lasciare Gaza per riprendere gli studi e costruirsi un futuro lontano dalle distruzioni del conflitto.
Secondo il fratello Atiya, l’opportunità di trasferirsi in Italia rappresentava una speranza concreta di rinascita. Mahmoud, raccontano i familiari, era entusiasta all’idea di poter vivere in un ambiente stabile e sicuro, dove continuare il proprio percorso accademico e professionale dopo anni segnati dalla guerra.
Lunedì il gruppo di palestinesi autorizzati a lasciare la Striscia ha raggiunto Deir el Balah e successivamente il valico di Kerem Shalom. È stato durante questo trasferimento che il viaggio di Mahmoud al Najjar si è improvvisamente interrotto. A informare la famiglia dell’accaduto sarebbe stata la madre di un altro membro del gruppo, che ha comunicato al fratello del giovane che Mahmoud era stato arrestato. Da quel momento il suo caso è diventato oggetto di attenzione internazionale, tra accuse di terrorismo, verifiche diplomatiche e interrogativi ancora aperti sul suo destino.


