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“Adesso parlo io!”. Garlasco, Marco Poggi rompe il silenzio a Quarto Grado

Pubblicato: 04/06/2026 23:39

Un silenzio durato quasi due decenni si interrompe davanti alle telecamere. Per la prima volta da quando i riflettori della Procura si sono nuovamente accesi sul giallo di Garlasco, la famiglia della vittima sceglie di far sentire la propria voce. A rompere il lungo isolamento mediatico è Marco Poggi, il fratello di Chiara, la ragazza brutalmente assassinata il 13 agosto del 2007.

Le sue parole, affidate a un’intervista esclusiva che promette di ridefinire i contorni emotivi di questa infinita vicenda giudiziaria, mostrano il peso di anni vissuti sotto la lente del sospetto e del dolore. “Si sono fatte ipotesi su di me, non ci posso fare nulla. Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”, confessa Poggi con l’amarezza di chi ha dovuto subire non solo la perdita della sorella, ma anche il fango dei sospetti.

Il colloquio intimo e doloroso con la giornalista Martina Maltagliati mette a nudo una ferita mai rimarginata, scavata da anni di speculazioni e colpi di scena legati alle nuove iscrizioni nel registro degli indagati, in particolare quella di Andrea Sempio. Poggi non usa giri di parole per descrivere il calvario della sua famiglia: “Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste. Le cose che mi hanno ferito di più è quelle che hanno rovinato Chiaro e il suo ricordo”.

Nuovi accertamenti e lo scontro tra le parti

Mentre i familiari cercano di difendere la memoria della vittima, la battaglia legale si fa sempre più serrata e si sposta sulle strategie della Procura di Pavia. A scendere in campo è l’avvocato Francesco Compagna, legale dello stesso Poggi, che contesta duramente l’atteggiamento dei media e degli inquirenti verso i genitori della ragazza. “I genitori di Chiara sono stati definiti ‘oppositivi’. Come avrebbero dovuto vivere queste indagini? Si apre un’iniziativa a favore di quello che nella loro ottica è l’unico condannato per la morte della figlia, poi si dice a Marco, suo fratello, che ‘dovrebbe cercare la verità’. Come può la famiglia della vittima vivere bene queste modalità di indagine?”, attacca il legale, evidenziando il corto circuito empatico di questa nuova fase d’inchiesta.

Dall’altra parte della barricata, anche la difesa di Sempio alza il muro contro le ultime mosse degli inquirenti. L’avvocato Liborio Cataliotti ha già annunciato una linea di totale chiusura rispetto alle ultime richieste della Procura: “Non offriremo la nostra collaborazione alla consulenza psichiatrica della Procura perché è una attività prematura”.

La mossa del procuratore Fabio Napoleone, che ha disposto ulteriori accertamenti nonostante la formale chiusura delle indagini dello scorso maggio, ha infatti irrigidito i legali dell’indagato. Secondo la Procura, “Considerato che i termini delle indagini preliminari risultano tuttora pendenti (con scadenza fissata al 28 settembre 2026), si è ritenuto opportuno disporre ulteriori accertamenti”. Nello specifico, la nota del magistrato chiarisce che “è stato disposto che i consulenti tecnici del pubblico ministero, già nominati, procedano a specifiche verifiche, al fine di esaminare le prospettazioni tecniche formulate dalla difesa e di valutarne la fondatezza, anche sotto il profilo del rigore e dell’affidabilità scientifica”. Una mossa che la difesa ritiene intempestiva, convinta che si debba prima dimostrare la storicità del reato prima di valutarne i profili psichici.

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