
A quasi 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il fratello Marco ha deciso di rompere il lungo silenzio mantenuto finora e raccontare pubblicamente il peso di una vicenda che continua a segnare la sua vita. Lo ha fatto in un’intervista esclusiva rilasciata a Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.
Oggi 38enne e residente a Mestre, Marco Poggi ha spiegato di aver scelto per anni di restare lontano dai riflettori. La riapertura delle indagini e il crescente coinvolgimento mediatico della sua figura lo hanno però spinto a intervenire. «Era da tempo che pensavo di parlare», ha raccontato, spiegando di voler mettere fine alle numerose ricostruzioni e alle allusioni circolate negli ultimi mesi.
Tra gli aspetti che più lo hanno ferito ci sono le accuse che, in alcuni casi, lo hanno addirittura indicato come possibile responsabile della morte della sorella. «Non pensavo di arrivare al punto di essere accusato di aver ucciso Chiara», ha dichiarato a Quarto Grado, ammettendo che si tratta di una ferita che difficilmente riuscirà a dimenticare.

Marco Poggi ha parlato apertamente delle emozioni vissute in questi anni, tra rabbia, stanchezza e senso di impotenza. Secondo lui, il fatto di non aver mai rilasciato interviste potrebbe aver contribuito ad alimentare dubbi e teorie prive di fondamento. «Forse alcune accuse non sarebbero state fatte se avessi parlato prima», ha confessato.
Nel corso dell’intervista ha respinto con decisione anche le ricostruzioni che lo avrebbero collegato a presunti giri di droga. «Non l’ho neanche mai provata», ha affermato, definendo tali ipotesi come pura fantasia. Poggi ha inoltre sostenuto che alcune piste investigative avrebbero dovuto essere smentite più rapidamente per evitare la diffusione di speculazioni incontrollate.
Particolarmente dolorose, secondo il fratello della vittima, sono state anche le insinuazioni sulla vita privata di Chiara Poggi. Marco ha ribadito che la sorella non avrebbe mai voluto una simile esposizione mediatica e ha espresso amarezza per alcune ricostruzioni che, a suo giudizio, ne avrebbero alterato l’immagine.
Un altro tema affrontato riguarda il rapporto tra la famiglia Poggi e gli investigatori. Marco ha raccontato di essere rimasto deluso dalle modalità con cui sarebbero stati eseguiti alcuni accertamenti, comprese le intercettazioni e il prelievo del DNA. «Mi aspettavo più umanità», ha dichiarato, spiegando che la famiglia avrebbe gradito un confronto diretto prima della diffusione pubblica della nuova indagine.
Nel ripercorrere gli anni successivi al delitto di Garlasco, Poggi ha ricordato come inizialmente lui e i suoi familiari fossero convinti dell’innocenza di Alberto Stasi. Solo con il passare del tempo, seguendo processi, perizie e sentenze, la loro convinzione sarebbe cambiata. Oggi Marco afferma di ritenere corretta la condanna definitiva emessa dalla magistratura.
Infine, il fratello di Chiara ha commentato i nuovi elementi raccolti nell’inchiesta che vede coinvolto Andrea Sempio, storico amico di famiglia. Anche dopo aver letto memorie e informative, Marco Poggi sostiene di non aver modificato la propria opinione. «Non mi hanno convinto», ha spiegato a Quarto Grado, ribadendo che la famiglia resta convinta della colpevolezza di Stasi e chiede soprattutto una cosa: rispetto per il dolore vissuto in questi lunghi anni.


