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“Il video di Stasi…”. Garlasco, la frecciata di Roberta Bruzzone a De Rensis

Pubblicato: 09/06/2026 16:34

Ci sono casi che non smettono mai davvero di parlare al Paese. Il delitto di Garlasco è uno di questi: a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, ogni passaggio, ogni documento e ogni dettaglio torna a riaccendere domande, contrasti e tensioni. E in queste ore, al centro della scena non ci sono soltanto gli atti giudiziari, ma anche una polemica esplosa pubblicamente.

Il caso continua a occupare il dibattito pubblico e giudiziario italiano, tra nuove verifiche, letture alternative e confronti sempre più duri tra consulenti e avvocati. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, l’attenzione resta puntata sui nuovi sviluppi investigativi e sulle attività disposte dalla Procura di Pavia, in un clima in cui ogni elemento viene soppesato e discusso.

Un caso che torna al centro del dibattito

Negli ultimi mesi, infatti, il confronto si è intensificato: da un lato chi ritiene che il quadro processuale sia ormai consolidato, dall’altro chi insiste sulla necessità di approfondire ancora alcuni aspetti. In mezzo, un’attenzione mediatica costante che non lascia spazio all’oblio e che alimenta, giorno dopo giorno, nuove reazioni.

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Alberto Stasi, immagine legata al caso del delitto di Garlasco

La frecciata di Roberta Bruzzone dopo il video dell’interrogatorio

A far discutere nelle ultime ore è stato l’intervento della criminologa Roberta Bruzzone, dopo la visione del video dell’interrogatorio sostenuto da Alberto Stasi il 20 maggio 2025 davanti al procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone. Le immagini sono state mostrate nel corso della trasmissione televisiva Quarta Repubblica e hanno generato numerose reazioni tra esperti e osservatori del caso.

Ed è proprio dopo quel filmato che Bruzzone ha scelto di intervenire con una stoccata rivolta all’avvocato Antonio De Rensis, uno dei legali che assistono Stasi. Sul proprio profilo Facebook, la criminologa ha scritto: “Ma De Rensis non aveva detto che Stasi era stato ‘torchiato’ dal Dr. Napoleone? Forse ricordo male”.

Roberta Bruzzone, criminologa intervenuta sul caso Garlasco
Antonio De Rensis, avvocato della difesa di Alberto Stasi

Social in fermento e botta e risposta implicito

La frase ha immediatamente attirato l’attenzione degli utenti e di chi segue da anni la vicenda di Garlasco. “Grande Bruzzone. Ora De Rensis non parla più?”, si legge sui social, a testimonianza di quanto la diffusione delle immagini abbia inciso anche nella percezione pubblica dell’interrogatorio.

Il riferimento è alle precedenti dichiarazioni della difesa, che avevano descritto quell’audizione come particolarmente serrata. Dopo la messa in onda del video, però, Bruzzone ha scelto di rendere pubblico il proprio dubbio con un commento dal tono apertamente provocatorio, che ha riacceso l’attenzione attorno a un passaggio delicato del procedimento.

Il nodo dell’Estathè e la “domanda” che torna

La criminologa, però, non si è fermata alla sola frecciata. Nel suo intervento ha riportato al centro un tema che da tempo alimenta il confronto tra accusa e difesa: quello dell’Estathè tra i reperti analizzati. Bruzzone ha scritto: “Resta sempre la solita domanda che nessuno gli ha fatto: quando ha bevuto l’Estathè? Qualcuno di buona volontà potrebbe porre questa domanda?”.

Un punto che si collega alle dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi. Commentando gli sviluppi investigativi e le ipotesi avanzate nei confronti di Andrea Sempio, Tizzoni aveva sostenuto che “si risolvono con prove scientifiche e oggettive e qui non è emerso niente di certo nei confronti di Sempio, mentre è emerso qualcosa ancora nei confronti di Stasi, ossia il Dna sulla cannuccia dell’Estathé della colazione”.

Le posizioni contrapposte tra accusa e difesa

Lo stesso legale, in precedenza, aveva inoltre dichiarato: “Se il dato è che Stasi aveva bevuto quell’Estathè, andava detto innanzitutto ai periti, non siamo qua a farci prendere in giro. Trarremo le nostre conclusioni e faremo anche delle verifiche su questo dato, che dimostra ancora di più come Stasi quella mattina abbia fatto colazione con Chiara”.

La posizione della difesa di Alberto Stasi resta però opposta. L’avvocata Giada Bocellari aveva replicato che quel particolare non avrebbe un reale valore probatorio. Secondo la legale, il suo assistito frequentava abitualmente l’abitazione dei Poggi, era stato in quella casa anche la sera precedente al delitto e non vi sarebbe alcuna certezza che i rifiuti nei quali venne rinvenuta la cannuccia appartenessero esclusivamente alla colazione del 13 agosto 2007.

Un confronto destinato a proseguire

È in questo spazio, tra ricostruzioni, contestazioni e interpretazioni dei reperti, che continua a muoversi uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria italiana. Le indagini e le verifiche restano al centro dell’attenzione, mentre il dibattito pubblico si alimenta anche attraverso prese di posizione nette, spesso affidate ai social o alla televisione.

Il delitto di Garlasco, ancora una volta, mostra quanto sia sottile il confine tra aula di giustizia e opinione pubblica: basta un video, una frase, un dettaglio discusso da anni per riportare tutto in primo piano. E per riaprire, con forza, le stesse domande.

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