
Tutto comincia con una semplice telefonata. Dall’altra parte della linea c’è un presunto promotore editoriale che propone l’abbonamento a una rivista dedicata alle attività delle forze dell’ordine. Il tono è rassicurante, quasi istituzionale, e lascia intendere che l’iniziativa sia collegata al sostegno di uomini e donne impegnati nella sicurezza pubblica.
La proposta, però, non si conclude con quella prima chiamata. Anche senza una vera adesione da parte dell’interlocutore, iniziano a susseguirsi nuovi contatti. Alla vittima viene comunicato che è in arrivo un pacco contenente la pubblicazione e che, qualora cambiasse idea, potrà annullare tutto utilizzando una specifica modulistica inclusa nella spedizione.
È proprio questo dettaglio a far emergere i primi dubbi. Una cittadina di Viareggio, destinataria delle telefonate, nota infatti alcune anomalie nel comportamento degli interlocutori e decide di non sottovalutare la situazione. I sospetti la spingono a rivolgersi direttamente al Gruppo della Guardia di Finanza per segnalare quanto sta accadendo.

Una scelta che si rivelerà determinante. Mentre i finanzieri raccolgono la sua testimonianza, il telefono squilla nuovamente. Questa volta l’uomo che chiama si presenta come il “dottor Capassi dell’Ispettorato di Finanza“, utilizzando un tono autorevole e un marcato accento milanese per rafforzare la credibilità del suo racconto.
Il messaggio è preciso e studiato per mettere pressione alla vittima. Secondo il sedicente funzionario, il pacco sarebbe ormai in fase di consegna e l’unico modo per interrompere la procedura o chiudere la pratica sarebbe il pagamento immediato di un bollettino postale da 180 euro.
A quel punto il quadro appare chiaro agli investigatori. Per i militari si tratta di un vero e proprio tentativo di truffa costruito attraverso una sequenza di telefonate e richieste economiche prive di qualsiasi fondamento. Con l’autorizzazione della Procura di Lucca viene quindi attivato un intervento urgente.
L’operazione consente di intercettare la spedizione prima che raggiunga la destinataria. Il plico viene bloccato e sottoposto a sequestro, evitando che il raggiro possa completarsi e fornendo agli investigatori elementi utili per approfondire il caso.
L’apertura del pacco conferma definitivamente i sospetti. All’interno non c’è alcun abbonamento realmente sottoscritto, ma soltanto una rivista dai contenuti generici legati alla Protezione civile, utilizzata come semplice pretesto per rendere credibile la richiesta di denaro.
Le indagini hanno già portato all’identificazione di uno dei presunti responsabili, denunciato all’autorità giudiziaria. Gli accertamenti proseguono per ricostruire l’intera rete del raggiro, basata su uno schema ormai collaudato: contatto telefonico, falsa spedizione e richiesta di pagamento per evitare conseguenze che, in realtà, non esistono.


