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Giorgia Meloni al veleno contro Macron, Starmer e Merz: «Basta vertici ristretti sull’Ucraina». Poi attacca l’Ue e i burocrati 

Pubblicato: 11/06/2026 10:25

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riferito oggi alle Camere in vista del Consiglio europeo del 18-19 giugno, illustrando le principali linee della posizione italiana sui dossier internazionali ed europei. Le comunicazioni si sono svolte alla Camera in mattinata e al Senato nel pomeriggio, in anticipo rispetto al vertice di Bruxelles.

La scelta di anticipare il passaggio parlamentare è legata anche all’agenda internazionale della premier, che nei prossimi giorni sarà impegnata al G7 di Evian, in Francia. Tra i temi centrali figurano i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, oltre alla sicurezza energetica e alla competitività economica dell’Unione europea.

Aprendo il suo intervento, Meloni ha richiamato il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale e ha rivendicato la posizione del governo sulla difesa. «Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità», ha affermato, sottolineando che l’Italia si presenterà al vertice NATO con un livello di spesa pari al 2,8% del PIL tra difesa e sicurezza.

Sul fronte ucraino, la presidente del Consiglio ha ribadito il sostegno a Kiev, pur invitando a evitare dinamiche frammentate nei processi negoziali. «Procedere a tentoni con formati variabili produce confusione e debolezza», ha dichiarato, criticando le riunioni ristrette tra alcuni leader europei e sottolineando la necessità di una rappresentanza unitaria dell’Unione.

Meloni ha inoltre affermato che la Russia risulta «impantanata nel conflitto» e che il sostegno occidentale all’Ucraina resta determinante. «L’unico modo per costringere Putin ad aprire una stagione negoziale», ha aggiunto, è mantenere la pressione politica ed economica su Mosca.

Ampio spazio anche alla crisi in Medio Oriente. La premier ha definito «indegne e inaccettabili» alcune dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, confermando il sostegno italiano alle iniziative diplomatiche europee. Allo stesso tempo, ha ribadito la contrarietà alla sospensione dell’accordo di associazione tra Ue e Israele, sostenendo che misure generalizzate «sarebbero controproducenti».

Sul dossier Iran, Meloni ha collegato il tema al prossimo G7, affermando che l’Europa dovrà essere pronta a sostenere un eventuale percorso negoziale, ma anche a rafforzare la pressione su Teheran in assenza di segnali concreti. L’obiettivo indicato resta quello della stabilità regionale e della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

In ambito europeo, la presidente del Consiglio ha affrontato il tema del bilancio comunitario e della gestione delle risorse. Ha criticato l’ipotesi di un ampliamento delle prerogative della Commissione nella distribuzione dei fondi, affermando: «Non è possibile che rapporti basati su articoli di giornale diventino vincolanti per il blocco dei fondi».

Sul piano energetico, Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti in sede europea, in particolare una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse. «Abbiamo fatto valere la nostra posizione di buon senso», ha dichiarato, richiamando anche le politiche nazionali sul mix energetico, tra rinnovabili, biocarburanti e ipotesi di ritorno al nucleare.

Il dibattito parlamentare si è inserito in un contesto politico europeo segnato anche dalle discussioni sul ruolo dell’Unione nei negoziati internazionali e sulla governance delle politiche comuni. Meloni ha infine aperto il suo intervento con un riferimento simbolico a Enrico Berlinguer, sottolineando il valore del confronto politico: «Le idee forti non temono il confronto».

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