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Lega, Matone sgancia la bomba: «Zaia vuole far fuori Salvini». E attacca Vannacci: «Dietro c’è Putin»

Pubblicato: 18/06/2026 07:59

La guerra interna alla Lega esce allo scoperto. E stavolta non arriva da indiscrezioni o retroscena, ma dalle parole di una parlamentare del partito. Simonetta Matone, deputata leghista eletta nel Lazio, descrive infatti un quadro esplosivo all’interno del Carroccio, con uno scontro sempre più evidente tra Matteo Salvini, i governatori del Nord e il generale Roberto Vannacci.

Intervistata dal Foglio, Matone non usa mezzi termini quando parla del presidente del Veneto Luca Zaia, considerato da molti il principale punto di riferimento dell’ala nordista del partito. Secondo la deputata, l’obiettivo politico del governatore sarebbe quello di indebolire la leadership di Salvini. Una frase destinata a far discutere e che certifica la profondità delle tensioni che attraversano il partito.

Lo scontro tra Nord e Sud

Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per il Carroccio. Salvini sta cercando di ricompattare la Lega dopo la crescita politica di Vannacci e il ritorno delle spinte territoriali che chiedono un partito più concentrato sulle regioni settentrionali.

Matone avverte che un eventuale ritorno alle vecchie logiche nordiste potrebbe provocare una frattura irreparabile con gli eletti del Centro e del Sud. «Io me ne vado», afferma senza giri di parole, spiegando di non essere disposta a giustificare davanti ai propri elettori una Lega che combatte contro se stessa. La deputata lascia anche intendere che diversi parlamentari meridionali potrebbero valutare strade alternative se il partito dovesse cambiare direzione.

Tra gli esempi cita alcuni esponenti del Carroccio radicati nei rispettivi territori, sostenendo che la componente meridionale della Lega dispone ormai di un consenso autonomo e non sarebbe più disponibile a svolgere un ruolo marginale.

L’affondo contro Vannacci

Durissime anche le parole rivolte a Roberto Vannacci. Matone sostiene che il suo ingresso nella Lega sia stato un errore politico, pur riconoscendone la capacità di attrarre consensi. Secondo la deputata, il generale intercetta un elettorato trasversale che arriva anche dal Movimento 5 Stelle e che si riconosce in messaggi semplici e immediati.

L’affondo più pesante arriva però sul finale. Parlando della crescita politica di Vannacci, Matone afferma di essere convinta che dietro l’operazione vi siano interessi riconducibili alla Russia di Vladimir Putin. Un’accusa che non viene accompagnata da elementi concreti ma che è destinata ad alimentare ulteriormente il dibattito interno al centrodestra.

La deputata mette infine in dubbio la propria partecipazione al raduno della Lega in programma a Treviso il 4 e 5 luglio, lasciando emergere un clima sempre più teso all’interno del partito.

Le sue dichiarazioni raccontano una Lega attraversata contemporaneamente da tre fronti di scontro: la leadership di Salvini, l’influenza crescente di Vannacci e il confronto tra l’anima nazionale e quella storicamente nordista del movimento. Una resa dei conti che potrebbe segnare il futuro del Carroccio nei prossimi mesi.

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