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Meloni: “Presidente della Repubblica di destra potrebbe non essere più un tabù”

Pubblicato: 29/06/2026 20:49

Dalla politica estera agli equilibri della maggioranza, passando per la riforma elettorale e il futuro del Quirinale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato numerosi temi nel corso della trasmissione televisiva “Dieci Minuti”, rispondendo alle domande del giornalista Nicola Porro.

Uno dei passaggi più significativi ha riguardato i rapporti tra Italia e Stati Uniti, con un riferimento all’amministrazione del presidente Donald Trump. Meloni ha ribadito la propria posizione, respingendo le critiche ricevute negli ultimi anni: “Non sono antiamericana oggi e non ero inginocchiata ieri”, ha dichiarato, sottolineando di credere in un Occidente unito e nella necessità di mantenere rapporti fondati sulla franchezza tra gli alleati.

La premier ha anche chiarito un episodio che l’ha vista protagonista durante un recente incontro con Trump, quando un gesto della mano aveva attirato l’attenzione dei media. “Stavo semplicemente parlando”, ha spiegato, aggiungendo di essere una persona che gesticola molto durante le conversazioni.

Sul tema dell’utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia, Meloni ha definito “approssimative” alcune ricostruzioni attribuite al segretario generale della NATO, Mark Rutte. Secondo la presidente del Consiglio, il Governo ha autorizzato esclusivamente quanto previsto dagli accordi internazionali già esistenti e che non comporta operazioni offensive.

Ampio spazio anche alla discussione sulla riforma della legge elettorale. Meloni ha sostenuto che il progetto in discussione non favorisca alcuna forza politica, ma punti invece a garantire maggiore chiarezza agli elettori, consentendo loro di scegliere direttamente chi dovrà governare il Paese.

Nel corso dell’intervista, la premier ha affrontato anche il tema dell’elezione del Presidente della Repubblica, affermando che potrebbe essere superato quello che ha definito un “tabù”. Secondo Meloni, non esiste alcun motivo per cui un Capo dello Stato non possa provenire dall’area di centrodestra, ricordando che anche la guida del Governo è ormai affidata a una coalizione non di centrosinistra.

Parlando degli equilibri politici, Meloni ha commentato anche la posizione di Roberto Vannacci, sostenendo di non vedere sostanziali differenze tra il generale e gli attuali partiti di opposizione. “Votano come la sinistra e parlano contro di noi tutto il giorno”, ha affermato, aggiungendo che, a suo giudizio, risulta difficile costruire un progetto comune con chi punta esclusivamente a contrastare l’azione dell’esecutivo.

Infine, la presidente del Consiglio è tornata sul dibattito relativo al salario minimo, ribadendo la preferenza del Governo per il concetto di salario giusto. Secondo Meloni, il salario minimo rappresenterebbe un’imposizione dall’alto, mentre il modello sostenuto dall’esecutivo valorizzerebbe il ruolo della contrattazione tra rappresentanze dei lavoratori e delle imprese.

In conclusione, la premier ha respinto anche l’idea di un avvicinamento alle posizioni della sinistra sul fronte sociale. Al contrario, ha rivendicato i risultati ottenuti dal Governo in materia di lavoro e retribuzioni, sostenendo che proprio l’attuale maggioranza abbia adottato misure concrete per migliorare le condizioni dei lavoratori italiani.

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