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“Covid, accordo da 100 milioni”: la notizia che fa infuriare gli italiani

Pubblicato: 02/07/2026 20:16

Un accordo da oltre 100 milioni di euro tra il governo e JC Electronics Italia riaccende lo scontro politico sulla gestione delle forniture durante la pandemia. A confermare la transazione è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto in Senato per rispondere a un’interrogazione del Partito Democratico. La società è riconducibile all’imprenditore Dario Bianchi, ascoltato nei mesi scorsi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.

«Con parere favorevole dell’Avvocatura si è deciso di procedere con l’accordo transattivo, predisposto dalla stessa Avvocatura. Lo stesso è stato firmato il 31 ottobre 2025. Ha chiuso non solo la causa principale, ma anche gli altri contenziosi collegati, per un totale di 100.221.429,85 euro», ha spiegato Schillaci nell’Aula del Senato.

L’intesa è stata raggiunta prima che la Corte d’Appello di Roma si pronunciasse sulla richiesta dello Stato di sospendere la sentenza di primo grado. L’udienza era fissata per il 7 luglio, ma il contenzioso si è chiuso in anticipo con la firma dell’accordo, datata 31 ottobre 2025.

Per rendere possibile la transazione, il governo aveva approvato due giorni prima un decreto legge che destinava 110 milioni di euro al Ministero della Salute per il pagamento di sentenze e accordi transattivi. Quelle risorse sono poi state utilizzate per chiudere definitivamente la vicenda con JC Electronics.

Sul piano politico, però, la questione riguarda anche i tempi e le modalità della decisione. Secondo le opposizioni, la Commissione Covid non sarebbe mai stata informata dell’accordo, nonostante la causa fosse stata più volte richiamata durante i lavori parlamentari come uno dei casi simbolo delle forniture di dispositivi di protezione nella prima fase della pandemia.

L’inchiesta parlamentare aveva visto tra i protagonisti anche Dario Bianchi, che nelle sue audizioni aveva ricostruito la vicenda delle commesse durante l’emergenza sanitaria. Nello stesso periodo, tuttavia, la società aveva già definito con lo Stato la transazione milionaria, circostanza che ora alimenta il confronto tra maggioranza e opposizione.

La controversia nasce dalla fornitura di mascherine KN95 acquistate nel marzo del 2020 dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. Dopo la risoluzione del contratto, motivata dal presunto mancato rispetto dei requisiti richiesti, JC Electronics aveva avviato un’azione legale. Nel novembre 2024 il Tribunale civile di Roma aveva condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Salute al pagamento di oltre 203 milioni di euro, oltre a interessi e rivalutazione. Lo Stato aveva quindi presentato appello chiedendo anche la sospensione della sentenza.

Schillaci ha difeso la scelta dell’esecutivo, sostenendo che l’accordo fosse la soluzione economicamente più conveniente. «Se si fosse perso in appello, l’accordo non avrebbe più fatto comodo a nessuna delle amministrazioni coinvolte. La controparte avrebbe incassato tutto, senza sconti. Aspettare significava perdere l’unica occasione reale di contenere il danno per lo Stato. Nulla fuori dalle regole, solo la scelta più responsabile per i conti pubblici», ha dichiarato il ministro.

Di diverso avviso le opposizioni. Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, ha parlato di una decisione senza precedenti: «Siamo basiti, è forse la prima volta che non si aspetta un appello nonostante la sospensiva», chiedendo la pubblicazione di tutti gli atti. Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato la gestione della vicenda. «Ci hanno tenuto all’oscuro», ha affermato il capogruppo in Commissione Covid Alfonso Colucci, sostenendo che la Commissione non fosse stata informata dell’accordo già sottoscritto. Di segno opposto la posizione della maggioranza: per il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, la transazione ha consentito di «far risparmiare oltre 130 milioni di euro ai cittadini», evitando una condanna potenzialmente più onerosa.

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