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Scandalo ai Mondiali, calciatori trovati positivi! Cosa succede

Pubblicato: 03/07/2026 18:15

Il Campionato Mondiale di Calcio del 2026 verrà ricordato dalla Tunisia non solo per i deludenti risultati sportivi sul rettangolo di gioco, ma anche per una complessa vicenda extrasportiva che ha scosso il ritiro della nazionale nordafricana. La spedizione messicana della squadra si è trasformata in un vero e proprio incubo calcistico e mediatico, aggravato da una tempesta legata ai controlli antidoping effettuati durante il torneo. La clamorosa indiscrezione, emersa grazie a dettagliate ricostruzioni giornalistiche, ha rivelato che ben otto calciatori della selezione tunisina hanno fatto registrare tracce di clenbuterolo a seguito dei test di routine. Una notizia che ha immediatamente fatto scattare i protocolli di verifica delle autorità competenti, sollevando lo spettro del doping in uno degli eventi sportivi più seguiti del pianeta, anche se la realtà dei fatti si è subito orientata verso una dinamica ben diversa e legata a fattori ambientali.

Il fallimento sul campo e l’ombra del clenbuterolo

La campagna della Tunisia nella competizione iridata ha preso una piega drammatica fin dalle prime battute, collezionando una serie di sconfitte pesanti che hanno sancito una storica e precoce eliminazione. Sul campo, la squadra ha subito un durissimo 5-1 contro la Svezia, seguito da un netto 4-0 contro il Giappone e da un ulteriore 3-1 contro l’Olanda. A rendere l’atmosfera ancora più pesante all’interno del gruppo sono stati proprio i risultati dei test antidoping giunti a torneo in corso. La sostanza incriminata, il clenbuterolo, è un farmaco noto in ambito medico per la sua capacità di rilassare le vie aeree nei polmoni, facilitando la respirazione, ma figura da tempo nella lista nera delle sostanze proibite dalla WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping. Questo farmaco viene spesso abusato nel mondo del culturismo e del bodybuilding poiché possiede spiccate proprietà termogeniche, utili per ridurre la massa grassa mantenendo inalterata o migliorando la massa muscolare magra. La notifica del coinvolgimento di otto calciatori, tra cui alcuni che militano stabilmente nei campionati del Regno Unito, ha scosso profondamente i club di appartenenza e l’intero panorama calcistico internazionale.

La pista messicana e l’ingestione involontaria

Le indagini condotte dagli ufficiali sanitari e dai responsabili dell’antidoping hanno fortunatamente escluso l’ipotesi di una somministrazione dolosa volta a migliorare le prestazioni atletiche. Gli accertamenti si sono concentrati quasi immediatamente sulla dieta seguita dalla nazionale tunisina all’interno del proprio quartier generale e base in Messico. In diversi paesi dell’America Latina, e in particolare nel territorio messicano, il clenbuterolo viene ancora oggi utilizzato in modo illecito negli allevamenti come vero e proprio promotore della crescita degli animali, allo scopo di incrementare rapidamente la massa muscolare dei bovini da macello. L’assunzione prolungata di piatti a base di carne bovina all’interno del ritiro ha quindi provocato una contaminazione alimentare involontaria, portando al progressivo accumulo di microscopiche tracce della sostanza nell’organismo dei calciatori. Proprio per questo motivo, le autorità internazionali hanno rassicurato i club dei giocatori coinvolti, escludendo la possibilità che vengano adottati provvedimenti disciplinari o squalifiche a carico degli atleti.

I precedenti storici del calcio in terra messicana

La situazione vissuta dalla Tunisia non rappresenta un caso isolato, poiché il Messico ha una lunga e documentata cronistoria di episodi analoghi legati alla carne contaminata nel mondo dello sport. Durante la Gold Cup 2011, cinque elementi della nazionale maggiore messicana vennero trovati positivi al clenbuterolo e immediatamente estromessi dalla competizione. Solo dopo una meticolosa inchiesta congiunta tra la federazione locale e la WADA venne accertata la totale buona fede dei calciatori, che furono scagionati da ogni accusa di doping. Nello stesso anno, in occasione del Mondiale Under 17 ospitato proprio dal paese centroamericano, si registrò un caso ancora più eclatante, con la bellezza di 109 calciatori risultati positivi ai controlli. Anche in quella circostanza la FIFA e l’organismo mondiale antidoping decisero di archiviare il caso senza sanzioni, riconoscendo l’evidenza della contaminazione alimentare generalizzata. Curiosamente, la selezione del Messico che si aggiudicò quel titolo giovanile superò indenne i test biologici solo perché lo staff medico aveva imposto preventivamente una rigida dieta a base di solo pesce e verdure prima del via ufficiale delle gare.

La soglia di tolleranza e la tutela degli atleti

Per fare fronte a queste problematiche ricorrenti e proteggere la buona fede degli sportivi, la normativa internazionale ha subito importanti modifiche strutturali nel corso degli ultimi anni. Nel 2022 la WADA ha formalizzato una specifica lettera tecnica per fare chiarezza sulla gestione dei casi a bassa concentrazione. Il regolamento attuale prevede che la rilevazione di parametri inferiori ai 5 ng/mL nelle urine non comporti l’apertura automatica di un fascicolo per violazione delle norme antidoping, ma venga classificata temporaneamente come risultato atipico. Questa catalogazione intermedia impone l’avvio immediato di un’indagine conoscitiva per verificare il nesso causale con il consumo di carne negli allevamenti locali. Qualora gli accertamenti confermino l’origine alimentare della sostanza, la procedura viene archiviata senza alcuna macchia sulla carriera del professionista. Al momento, la FIFA e la Federazione calcistica della Tunisia hanno preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali o commenti pubblici sulla vicenda, lasciando che le procedure tecniche facciano il loro corso naturale verso una scontata archiviazione.

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