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“Addio!”. Cultura italiana in lutto: se n’è andato anche lui

Pubblicato: 06/07/2026 08:49

Ci sono personalità che attraversano decenni di storia senza mai cercare i riflettori, lasciando però un’impronta profonda in ogni ambiente che frequentano. Il loro contributo si misura nella qualità del lavoro svolto, nella capacità di trasmettere conoscenza e nel valore delle relazioni costruite nel tempo. Quando una di queste figure viene a mancare, il senso della perdita supera i confini della sfera personale e coinvolge un’intera comunità fatta di colleghi, allievi e lettori.

È ciò che accade quando si chiude il percorso di chi ha dedicato la propria vita allo studio, all’insegnamento e all’informazione, mantenendo sempre vivo il dialogo tra il sapere accademico e il dibattito culturale. Un’eredità che resta affidata ai libri, agli articoli pubblicati e alle tante persone che hanno condiviso un tratto di strada professionale e umana.
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Addio a Umberto Santarelli

Si è spento nella notte tra sabato e domenica 5 luglio, a Firenze, il giurista Umberto Santarelli, figura di riferimento nel panorama accademico, forense e giornalistico. Nato nel capoluogo toscano il 5 gennaio 1934, lascia un lungo percorso professionale sviluppato nell’arco di oltre sessant’anni, caratterizzato dall’impegno nella ricerca, nell’insegnamento e nell’attività pubblicistica.

L’ultimo saluto sarà celebrato lunedì 6 luglio alle ore 16 nella Chiesa di San Francesco, in Piazza Savonarola, a Firenze.

Gli inizi tra scrittura e impegno culturale

Cresciuto in una Firenze animata da un intenso fermento culturale, Umberto Santarelli sviluppò fin da giovanissimo una forte passione per la scrittura e per l’informazione. A soli 16 anni, nel 1950, iniziò a collaborare con il periodico «Il Vittorioso», pubblicato dalle edizioni A.V.E. di Azione Cattolica, lavorando accanto a firme storiche come Jacovitti.

Negli anni della formazione universitaria si avvicinò anche alla politica, entrando a far parte del gruppo di giovani intellettuali riuniti attorno all’onorevole Nicola Pistelli, esponente del cattolicesimo democratico fiorentino. In quel contesto nacquero rapporti destinati a durare nel tempo con personalità come Vittorio Citterich e Pier Antonio Graziani, protagonisti del giornalismo italiano.

Durante gli studi universitari consolidò inoltre il legame con Don Carlo Zaccaro, collaboratore di Don Giulio Facibeni presso l’Opera Madonnina del Grappa. Da quell’amicizia prese forma un lungo impegno redazionale per «Il Focolare», periodico dell’Opera che rappresentava un punto di riferimento per numerosi intellettuali dell’area fiorentina.

La carriera tra giornalismo e università

Divenuto giornalista pubblicista, Umberto Santarelli proseguì l’attività di scrittura fino a quando le condizioni di salute glielo consentirono. Tra il 1950 e il 2012 firmò oltre 1.260 articoli, successivamente raccolti in un volume pubblicato da Toscana Oggi nel 2024. Le sue analisi e i suoi approfondimenti trovarono spazio sia su testate locali sia su giornali di rilievo nazionale.

Parallelamente costruì una carriera universitaria di primo piano. Nel 1971 divenne Professore Ordinario di Storia del Diritto, insegnando prima a Macerata, poi a Modena e infine all’Università di Pisa, ateneo nel quale svolse oltre trent’anni di attività accademica.

Nel corso della sua esperienza pisana ricoprì numerosi incarichi istituzionali, tra cui quelli di Preside della Facoltà di Giurisprudenza, Presidente del Corso di Laurea in Scienze Giuridiche e Direttore del Seminario Giuridico.

Un percorso accademico riconosciuto

L’attività di Umberto Santarelli è stata accompagnata da importanti riconoscimenti. Nel 1990 l’Università di Pisa gli conferì l’Ordine del Cherubino per gli alti meriti accademici, mentre al termine della carriera lo nominò Professore Emerito.

Dal 1996 al 2007 il giurista insegnò inoltre come Professore di ruolo presso la LUISS “Guido Carli” di Roma, aggiungendo un ulteriore capitolo a un percorso professionale che ha unito ricerca scientifica, insegnamento universitario e attività giornalistica, lasciando un segno profondo nei rispettivi ambiti.

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