
Ci sono immagini che restano custodite per anni, lontane dagli occhi del pubblico, perché troppo dolorose da mostrare. Scatti che raccontano un istante definitivo e che, proprio per la loro forza, possono trasformarsi in uno strumento di denuncia. Quando vengono resi pubblici, il loro obiettivo non è soltanto documentare una tragedia, ma riportare al centro dell’attenzione una vicenda che, secondo chi continua a cercare risposte, non può considerarsi conclusa.
Dietro quella scelta c’è spesso un lungo percorso fatto di attese, decisioni giudiziarie e speranze che si affievoliscono senza però spegnersi del tutto. Anche quando un procedimento viene archiviato, per i familiari la ricerca della verità può proseguire, alimentata dalla convinzione che alcuni interrogativi siano rimasti ancora senza una risposta definitiva.
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La scelta della madre di Lucia Raso
A riaccendere il dibattito sulla morte di Lucia Raso è stata la decisione della madre, Maria Xenia Sonato, di pubblicare la fotografia che mostra la figlia senza vita sul marciapiede, pochi istanti dopo la caduta da una finestra di un appartamento in Germania.
La donna ha compiuto questo gesto dopo l’archiviazione definitiva dell’inchiesta sulla morte della figlia, spiegando che l’intenzione non è quella di scioccare l’opinione pubblica, ma di richiamare l’attenzione su un caso che, a suo giudizio, presenta ancora aspetti da chiarire.
“Non ho più nulla da perdere. Quella foto è un grido per chiedere giustizia“, afferma in un’intervista, sostenendo che quell’immagine possa offrire una diversa interpretazione della tragedia avvenuta nella notte del 24 novembre 2020 a Landshut, in Baviera.

L’archiviazione dell’inchiesta
Lucia Raso, originaria di Verona, aveva 36 anni quando perse la vita precipitando da una finestra al primo piano dell’abitazione del compagno, dove erano presenti anche due amici dell’uomo.
Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, durante la serata sarebbe stato consumato molto alcol e tra i due fidanzati ci sarebbe stata una lite riconducibile a motivi di gelosia.
La Procura di Verona, titolare del fascicolo, ha sostenuto la tesi della caduta accidentale, chiedendo per tre volte l’archiviazione. In due occasioni il giudice per le indagini preliminari aveva disposto ulteriori approfondimenti, mentre nei giorni scorsi ha accolto definitivamente la richiesta della Procura, mettendo così fine al procedimento.
I dubbi della famiglia
La madre della donna continua però a non condividere le conclusioni raggiunte dagli inquirenti.
Per questo motivo ha scelto di pubblicare la fotografia sul gruppo social “Verità per Lucia Raso”.
“Non accuso nessuno“, precisa. “Chiedo soltanto che venga chiarito cosa sia realmente successo in quella casa“.
Secondo Maria Xenia Sonato, la posizione in cui il corpo della figlia è stato ritrovato non sarebbe compatibile con la ricostruzione fornita dal compagno, il quale aveva riferito agli investigatori che Lucia Raso si trovava sul davanzale e che fosse caduta oppure si fosse lanciata.

Le consulenze tecniche e i prossimi passi
La famiglia si è affidata ai consulenti forensi Giuseppe Monfreda e Giuseppe Scarselli, incaricati dalla difesa.
Secondo quanto riferito dalla madre, le consulenze ipotizzerebbero che Lucia Raso possa essere stata spinta e segnalerebbero alcune lesioni ritenute non compatibili con una semplice caduta, tra cui contusioni a un avambraccio, allo zigomo e la frattura di un incisivo.
Il giudice, tuttavia, ha ritenuto che tali valutazioni non consentano di affermare con certezza una dinamica diversa da quella sostenuta dalla Procura di Verona, evidenziando come le conclusioni dei consulenti risultino contrastanti e non definitive.
Nonostante l’archiviazione, la famiglia ha annunciato di voler proseguire nella ricerca di ulteriori elementi. Insieme al proprio legale, Maria Xenia Sonato intende presentare nuovi spunti investigativi e chiedere l’acquisizione di alcune intercettazioni che, secondo quanto sostiene, non sarebbero mai state esaminate dalla difesa.
“Pensavo che la verità sarebbe emersa durante un processo“, racconta. “Ora continueremo a cercare risposte, perché io voglio soltanto sapere cosa è accaduto a mia figlia quella notte“.
A quasi sei anni dalla morte di Lucia Raso, il procedimento giudiziario è stato definitivamente archiviato, ma per la famiglia restano ancora interrogativi che continuano ad alimentare la richiesta di chiarire ogni aspetto della vicenda.


