
L’indagine sull’attentato subito nel 2025 dal giornalista Rai Sigfrido Ranucci continua a far discutere. Dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, ex giornalista e imprenditore, con l’ipotesi di essere il mandante dell’attentato, il caso si è trasformato anche in uno scontro politico e mediatico. Ad alimentare ulteriormente la polemica è stato un durissimo post pubblicato su Facebook da Filippo Facci, mentre lo stesso Ranucci ha espresso pubblicamente incredulità, prendendo le difese dell’amico.
L’affondo di Filippo Facci
Il giornalista Filippo Facci ha affidato ai social un commento destinato a far discutere, richiamando il metodo investigativo spesso attribuito alla trasmissione Report.
“Fortuna che non siamo Report, altrimenti avremmo già evocato la possibilità falsa ma ‘inquietante’ che Ranucci la bomba se la sia messa da solo”, ha scritto Facci su Facebook.
Una frase che rappresenta un attacco diretto al conduttore di Report e che ha rapidamente alimentato il dibattito sui social e nel mondo politico.
Ranucci: “Sono stordito, Lavitola è un amico”
Sigfrido Ranucci non ha nascosto il proprio stupore di fronte all’ipotesi investigativa che coinvolge Valter Lavitola.
“Non nascondo un certo stordimento perché con Walter abbiamo un rapporto di amicizia e dal 2019, dopo che è stato oggetto di alcune nostre inchieste, è stata anche una fonte. Ha un rapporto d’amicizia anche con moltissimi giornalisti, anche più autorevoli di me, quindi non nascondo un certo stordimento”, ha dichiarato.
Pur ribadendo la propria fiducia nella magistratura, il giornalista Rai ha aggiunto di essere convinto che, qualora dovessero emergere responsabilità dell’ex imprenditore, il bersaglio non fosse lui.
“Qualora dovessero emergere delle sue responsabilità, quell’attentato non era finalizzato a fare del male a me e alla mia famiglia. Di questo sono assolutamente certo”, ha spiegato, sottolineando di affidarsi al lavoro dei magistrati Carlo Villani, Francesco Lo Voi e del nuovo pubblico ministero che proseguirà le indagini, oltre che ai carabinieri che hanno condotto l’inchiesta.
“Era un messaggio destinato a qualcun altro”
Ranucci ha escluso di conoscere il possibile movente dell’attentato, ribadendo però una convinzione maturata fin dall’inizio della vicenda.
“Non lo so. Da una parte mi vengono i brividi e dall’altra mi viene da ridere. Io ho sempre detto dall’inizio che era un messaggio mandato a qualcuno attraverso me. Il movente non c’è scritto nell’atto di perquisizione, c’è scritto che si indaga per capirlo”, ha dichiarato.
Il giornalista ha inoltre respinto una delle ricostruzioni circolate nelle ultime ore.
“Qualcuno mi ha detto che l’attentato era per fare un favore a me, a mia insaputa. Ma che favore? Di cosa stiamo parlando? Mi sono dovuto comprare le macchine da solo, quarantamila euro. Ho l’esercito davanti casa. E non è che avessi bisogno di visibilità in quel momento, anzi, forse anche un po’ meno, visti gli attacchi”, ha affermato.
L’intervento di Fratelli d’Italia
Sugli sviluppi dell’inchiesta è intervenuta anche Fratelli d’Italia, che ha chiesto di fare piena luce sulla vicenda.
“Dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, alla fine il presunto mandante sarebbe un amico di Ranucci, Lavitola, già condannato in passato. Andiamo fino in fondo. Vogliamo la verità”, si legge in un post pubblicato sui profili ufficiali del partito.
Sulla stessa linea anche il vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon.
“La vita talvolta è davvero sorprendente. Le indagini sull’attentato davanti casa di Sigfrido Ranucci stanno facendo emergere un’ipotesi inquietante, secondo cui il mandante dell’attentato sarebbe il noto faccendiere pregiudicato Valter Lavitola. L’aspetto che lascia basiti è che tra i due, presunto mandante e vittima, pare ci sia un legame di amicizia”, ha dichiarato il senatore.
L’inchiesta prosegue
L’iscrizione di Valter Lavitola nel registro degli indagati rappresenta soltanto uno degli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato avvenuto nel 2025. Gli investigatori stanno ancora lavorando per ricostruire con precisione il movente e accertare eventuali responsabilità.
Nel frattempo, il caso continua ad alimentare il confronto politico e mediatico, tra accuse incrociate, richieste di chiarimenti e dichiarazioni destinate a far discutere.


