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Caso dei “30 secondi”, svolta dopo otto anni: ex sindacalista condannato per violenza sessuale

Pubblicato: 10/07/2026 17:13

Dopo otto anni di battaglie giudiziarie arriva la svolta nel cosiddetto caso dei “30 secondi”. La Corte d’Appello di Milano, nel processo di secondo grado bis, ha condannato il 10 luglio un ex sindacalista di 48 anni a un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale ai danni di un’ex hostess che, nel 2018, lo aveva denunciato per una molestia avvenuta durante un colloquio relativo a una vertenza di lavoro all’aeroporto di Malpensa.

La decisione ribalta completamente l’esito dei primi due gradi di giudizio, nei quali l’imputato era stato assolto. Il procedimento era diventato noto come il “caso dei 30 secondi”, suscitando un ampio dibattito pubblico e giuridico.

Perché si parlava del “caso dei 30 secondi”

Le sentenze di primo grado e d’appello avevano assolto l’ex sindacalista ritenendo che la donna avrebbe potuto opporsi alla molestia nei circa 30 secondi durante i quali l’uomo, avvicinatosi alle sue spalle, avrebbe compiuto l’abuso.

Una ricostruzione che era stata duramente contestata dalla Procura generale, fino al ricorso in Cassazione. Nel febbraio 2025 la Suprema Corte aveva annullato con rinvio la sentenza di assoluzione, disponendo un nuovo processo d’appello.

Nelle motivazioni, la Cassazione aveva chiarito un principio ritenuto ormai consolidato dalla giurisprudenza: il ritardo nella reazione della persona offesa o nella manifestazione del proprio dissenso è irrilevante ai fini della configurazione del reato di violenza sessuale. Secondo i giudici, infatti, l’effetto di sorpresa provocato dall’abuso può essere tale da impedire una reazione immediata, ponendo la vittima nell’impossibilità di difendersi nonostante la sua contraria volontà.

Alla luce di questi principi, il nuovo giudizio d’appello si è concluso con la condanna dell’imputato a un anno e due mesi per violenza sessuale, ponendo fine a un lungo iter giudiziario iniziato nel 2018.

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