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“Grandinate e tempeste violente”. Maltempo Italia, quando e dove: tremenda previsione

Pubblicato: 14/07/2026 11:28

L’Europa occidentale si ritrova proiettata in uno scenario meteorologico estremo, schiacciata da anomalie termiche che stanno ridisegnando i record storici del continente. Quarantatré, quarantaquattro gradi in Francia occidentale. Un record che non ha precedenti. Una fiammata impressionante che ha immediatamente scatenato la corsa alle proiezioni più catastrofiche sui canali d’informazione e sui social network. Ma chi parla di cinquanta gradi nei primi giorni va fermato subito: «Sta facendo fantameteorologia». A mettere in ordine i dati e a separare i fatti dall’allarmismo è Massimiliano Fazzini, climatologo dell’Università di Camerino con oltre trent’anni di esperienza nello studio dei comportamenti climatici e della fisica dell’atmosfera, intervistato dal Corriere della Sera.

Il quadro delineato dallo scienziato evidenzia una dinamica atmosferica complessa e per molti versi inedita, che sta dispensando gli effetti più feroci oltre le Alpi, lasciando la nostra penisola in una posizione di parziale e temporanea protezione. «Questa ondata di calore, che non so più se considerare come terza o un prolungamento della precedente, ha molte componenti anomale», esordisce Fazzini. L’anomalia più evidente riguarda l’asse del cosiddetto «promontorio» di aria torrida in risalita dal Sahara: «Invece della tradizionale direzione Sud-Nord, l’asse risulta coricato, cioè ha una direzione Sudovest-Nordest». È proprio questa inclinazione insolita ad aver determinato la geografia del caldo in Europa, colpendo in pieno Francia e Spagna – e arrivando fino a Inghilterra, Belgio, Olanda e in parte Germania – mentre l’Italia si è trovata «al margine Est dell’anticiclone». Una sponda provvidenziale che ha mitigato l’impatto sul nostro territorio, specialmente sul versante adriatico. «Possiamo dire che questa inclinazione ha ‘salvato’ l’Italia dal flusso di aria più bollente», spiega il climatologo. Lo dimostra il comportamento della fascia ionica e adriatica meridionale, che «è stata risparmiata» e dove «le massime sono rimaste entro le medie stagionali». Le regioni centro-settentrionali, più vicine al cuore della bolla calda, hanno invece registrato temperature più alte. «Anche se non possiamo parlare di ‘Italia divisa in due’», precisa Fazzini.

La scalata termica al Sud e l’incubo delle notti tropicali

I modelli previsionali indicano tuttavia che l’immunità del Mezzogiorno ha le ore contate, con la bolla africana pronta a espandersi e a conquistare i quadranti meridionali. «Le mappe previsionali indicano il massimo calore in un’area compresa tra Sardegna e Puglia», spiega il climatologo. «Nelle zone interne dell’isola si potranno toccare i 45 gradi, oltre le previsioni ritenute valide soli pochi giorni fa». Non si tratterà di un fenomeno passeggero, ma di una progressione costante: «Già oggi, e ancora di più nei giorni seguenti, le zone meridionali vedranno le temperature salire rapidamente oltre le medie». Accanto all’asse inclinato, Fazzini individua una seconda anomalia altrettanto rilevante: la durata. Non si tratta solo del numero di giorni con temperature elevate, ma delle conseguenze notturne. Le minime non scendono sotto i 25 gradi, producendo quelle che i meteorologi chiamano «notti tropicali». «Sono fattori che determinano un forte stress bioclimatico sul corpo umano», avverte il climatologo. È il caldo che non dà tregua, quello che logora più di qualunque picco diurno.

La percezione della popolazione si scontra talvolta con i dati ufficiali delle allerte ministeriali, sollevando dubbi sulle reali proporzioni dell’evento in corso rispetto ai mesi precedenti. Fazzini spiega perché: «A giugno c’è stato un giorno in cui il ministero della Salute ha assegnato 19 bollini rossi. Domani saranno sette». Il motivo sta nell’indice humidex, il combinato di temperatura e umidità che determina la temperatura percepita: «A giugno, la seconda ondata di calore ha portato con sé percentuali più alte di umidità relativa rispetto alla terza ondata che stiamo vivendo ora».

Dal crollo termico al Nord ai rischi autunnali sul Mediterraneo

L’estremizzazione del clima si manifesterà a breve con un repentino ribaltamento del fronte meteorologico sulle regioni settentrionali, dove l’accumulo di calore farà da detonatore per l’arrivo di correnti instabili. «Sì, ma attenzione», avverte Fazzini: «Il Nord e il versante adriatico tra domenica 19 e lunedì 20 potrebbero essere invasi da un flusso di aria artica che potrebbe far crollare le temperature anche di 15 gradi». Come sempre con previsioni oltre le 72 ore, «il condizionale è d’obbligo». Lo scontro tra l’aria gelida in arrivo e quella caldissima presente al suolo potrebbe innescare fenomeni violenti: «Lo scontro con l’aria calda nella pianura padana e nelle zone montuose potrebbe favorire possibili grandinate locali con chicchi di elevato diametro».

Le preoccupazioni maggiori degli esperti non si limitano però alla contingenza dei prossimi giorni, ma guardano alle enormi quantità di calore immagazzinate dai nostri mari, una bomba energetica pronta a esplodere a fine stagione. «Con l’acqua che in questi giorni in superficie sfiora i 30 gradi, i mari diventano un’enorme fonte di energia», spiega Fazzini. «A maggio i mari avevano la temperatura di luglio e ora è a livelli mai raggiunti». Una condizione che rende concreto un rischio da non sottovalutare: «C’è il rischio concreto che a settembre-ottobre si possano formare i devastanti medicane, le tempeste mediterranee con forza di uragano». La risposta del climatologo non lascia molte speranze a chi aspetta una pausa duratura dal caldo. «È probabile», dice Fazzini: «Dopo la passata di aria artica nel prossimo fine settimana, le temperature torneranno a salire». L’estate 2026 non ha ancora finito di parlare.

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