
La grave crisi energetica che sta colpendo Cuba ha raggiunto livelli di emergenza senza precedenti, trasformando la vita quotidiana della popolazione in un vero e proprio calvario privo di luce e di servizi essenziali. In diverse zone dell’isola, comunità intere si trovano da settimane nell’oscurità più totale a causa dei ripetuti e strutturali collassi della rete elettrica nazionale. Questa situazione limite sta mettendo a durissima prova la tenuta sociale e sanitaria del Paese, esponendo anziani, bambini e persone inferme a rischi costanti per la propria sopravvivenza.
La drammatica quotidianità nei quartieri al buio
Nel quartiere di Veguita de Galo, situato nella periferia meridionale della città di Santiago de Cuba, circa diciannove mila residenti affrontano una condizione di estremo disagio. In particolare, gli abitanti di Calle 3 stanno vivendo un incubo continuo, con oltre ventisei giorni consecutivi privi di energia elettrica. Questa mancanza prolungata impedisce la conservazione dei cibi e dei medicinali, rende impossibile l’uso di ventilatori durante le torride giornate estive e compromette il funzionamento dei macchinari salvavita per le persone allettate. Le continue proteste e le segnalazioni inviate alle autorità locali del Partito Comunista di Cuba non hanno prodotto alcuna soluzione concreta, aumentando il senso di abbandono e di profonda disperazione tra la gente. Tentativi d’intervento tecnico si sono rivelati del tutto inefficaci, come dimostrato dall’episodio in cui un nuovo trasformatore, installato dopo lunghe attese, è esploso dopo appena un paio d’ore di funzionamento.
Il malcontento popolare e la risposta delle istituzioni
L’incapacità del governo di garantire la continuità dei servizi basilari ha innescato un’ondata imprecedente di proteste di piazza e fiaccolate su tutto il territorio nazionale. La popolazione civile, stremata da blackout continui e dal progressivo impoverimento, ha iniziato a manifestare apertamente il proprio dissenso, facendo registrare picchi di mobilitazione mai visti negli ultimi anni. Anziché venire incontro alle esigenze primarie dei cittadini, le istituzioni guidate dal presidente Miguel Díaz-Canel e dal primo ministro Manuel Marrero Cruz hanno introdotto misure economiche altamente impopolari. Un drastico piano di riforme economiche ha portato a un fortissimo rincaro del gas domestico, raddoppiando quasi il costo delle bombole di gas di petrolio liquefatto e aumentando in modo esponenziale le tariffe del gas di rete, esasperando ulteriormente una popolazione già stremata.
Il ruolo delle sanzioni statunitensi e le tensioni geopolitiche
Alla radice del tracollo energetico cubano vi è anche l’impatto decisivo delle sanzioni internazionali e della strategia di pressione economica esercitata dagli Stati Uniti. La firma di un ordine esecutivo straordinario da parte dell’amministrazione guidata da Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale contro L’Avana, accusando il regime cubano di cooperare con nazioni ed entità ostili a Washington come Russia, Cina e Iran. Questo provvedimento ha imposto un vero e proprio blocco petrolifero, colpendo le navi e le nazioni che riforniscono l’isola di combustibile. Come conseguenza diretta di queste misure e delle azioni di pattugliamento navale nel Mar dei Caraibi, fornitori chiave come il Messico hanno dovuto sospendere o ridurre drasticamente le spedizioni di petrolio greggio verso i porti cubani.
La fine del sostegno venezuelano e le prospettive future
A complicare in maniera irreversibile il quadro energetico dell’isola è stata la contestuale interruzione dello storico flusso di greggio proveniente dal Venezuela. Per decenni, l’alleanza politica ed economica siglata tra Fidel Castro e Hugo Chávez aveva garantito a Cuba un flusso costante e agevolato di decine di migliaia di barili di petrolio al giorno, indispensabili per alimentare le vetuste centrali termoelettriche cubane. I recenti stravolgimenti geopolitici a Caracas e il controllo statunitense sulle risorse petrolifere venezuelane hanno reciso questa fondamentale arteria economica. Senza il carburante venezuelano e con la costante minaccia di sanzioni sui trasporti marittimi, il governo di L’Avana si trova oggi nell’incapacità cronica di generare l’elettricità necessaria per il Paese, lasciando intere città al buio e una nazione sull’orlo di una crisi sistemica irrisolvibile.


