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Vannacci cerca Meloni, ma il nodo centrale è l’Ucraina

Pubblicato: 20/07/2026 20:49

È molto interessante l’ampia intervista a Roberto Vannacci pubblicata oggi dal Corriere dell’Umbria. Il direttore Sergio Casagrande lo ha incalzato con domande secche e pungenti, riuscendo a ottenere risposte non ambigue sugli argomenti più scottanti, che – stando ai quotidiani sondaggi sulle intenzioni di voto – più sembrano interessare gli italiani. Quanto siano credibili è difficile dire. Le elezioni parlamentari, nonostante il bollente clima politico, non sono dietro l’angolo, neppure se prendesse corpo l’ipotesi dell’anticipato scioglimento delle Camere di cui tanto si parla, con urne aperte nell’aprile o nel maggio 2027. Anche se fosse questa la prospettiva, si tratta di varare la prossima legge di bilancio, che il governo in carica non potrebbe non stilare senza tener conto delle aspettative del corpo elettorale. 

Il cosiddetto “campo largo” della sinistra è per ora solo una figurina. All’interno dell’attuale opposizione di sinistra il nodo della leadership è tutt’altro che sciolto e anche all’interno del Pd l’area riformista è molto perplessa sulle posizioni della Schlein. Vedremo.

Certo è che nel frattempo quella che sembrava una “bolla” destinata a svuotarsi rapidamente comincia sembrare un problema vero. Il consenso che sta raccogliendo Futuro Nazionale costringe tutti i partiti del centrodestra a riflettere seriamente. Perché non sembra più riguardare solo la Lega, ma anche Forza Italia e Fratelli d’Italia, pur tenendo conto che una quota rilevante dei consensi vannacciani sembrano provenire dalla larga area dei non votanti e, in misura minore, dagli elettori dei 5Stelle.

Dunque l’interrogativo in cerca di risposta è scontato: Futuro Nazionale potrà essere accettato dall’attuale schieramento di centro destra? La coalizione che nel 2022 vinse le elezioni può accettare di aggregare una nuova “gamba” senza perdere consensi tra gli elettori di cultura di destra moderata?

L’intervista rilasciata da Vannacci a Sergio Casagrande consente qualche riflessione significativa. La novità è che Vannacci manifesta la sua disponibilità, forse anche perché qualche consigliere gli ha spiegato che i consensi estivi possono svanire rapidamente. Tutto sarà più chiaro dopo il varo della nuova elegge elettorale, a prescindere dal nodo preferenze. Correndo in solitaria Vannacci rischia di essere percepito dagli elettori di destra come responsabile di una vittoria della sinistra.  Nel segreto dell’urna anche i suoi simpatizzanti possono trasformarsi in tifosi del voto utile. Magari ricordano l’appello di Indro Montanelli a votare Dc turandosi il naso, piuttosto che far vincere le elezioni del 1976 al PCI. E in effetti gli elettori lo ascoltarono, e non si realizzò il “sorpasso” che Berlinguer dava per certo.

A Casagrande Vannacci dice chiaramente: “Mi definisco un uomo di destra senza timidezze né complessi: una destra nazionale, sovranista, identitaria, meritocratica e sociale”. E rassicura i dubbiosi che “Il fascismo è un’esperienza storica conclusa ottant’anni fa. Io ho giurato fedeltà alla repubblica”.

I toni del “mondo al contrario” e l’uso equivoco della Decima Mas sembrano archiviati, almeno in parte. Anche se scivola sulle “differenze biologiche” rispondendo sulla “libertà e la dignità di ogni individuo”.

Più strettamente politica è la risposta sull’ipotesi di un’intesa con Giorgia Meloni. “Futuro Nazionale – dice Vannacci – appartiene all’area della destra, ma non farà mai la ruota di scorta. Chiederei un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile con tempi precisi”. Ci potrebbe essere, nel quadro di una coalizione allargata.

Il vero problema è un altro. Si chiama Ucraina. Vannacci ammette che è stata la Russia ad attaccarla, ma “dovrebbe cambiare la linea” seguita dal governo attuale: niente armi, nessun sostegno economico. Questo è il vero nodo, non quella che chiama “remigrazione”. Il contrasto all’emigrazione clandestina è in atto da anni, con successo, in Italia e anche il Europa. Puoi inventare un nome, ma non la sostanza.

Infine, Vannacci nega di ricevere finanziamenti russi. Ma sostiene di non essere contrario a finanziamenti esteri: “Eventuali contributi esteri, quando consentiti, non devono essere esclusi solo per la nazionalità del donatore”. E qui casca l’asino della “destra nazionale, sovranista, identitaria” secondo Vannacci. Gli elettori del centro destra – e Giorgia Meloni – possono accettare una simile contraddizione? Se un colloquio per un’intesa ci sarà, i suoi eventuali contenuti sono largamente tutti ancora da scrivere.

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