
È stata una giornata ad alta tensione in Parlamento sul caso Andrea Delmastro. La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra il sottosegretario alla Giustizia e l’imprenditore Mauro Caroccia, una decisione che ha immediatamente provocato un durissimo scontro politico culminato con la protesta del Movimento 5 Stelle al Senato.
Il voto della Giunta rappresenta un primo stop alle richieste dei magistrati, ma la vicenda è tutt’altro che conclusa. Il fascicolo passerà infatti all’Aula di Montecitorio, chiamata a esprimersi con il voto definitivo sull’autorizzazione all’acquisizione dei messaggi ritenuti rilevanti dagli inquirenti.
La decisione ha fatto esplodere la protesta dei parlamentari del M5S, che hanno occupato i banchi del governo nell’Aula del Senato esponendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”. Un gesto eclatante con cui i pentastellati hanno contestato apertamente il no arrivato dalla Camera.

Nel giro di pochi minuti il clima è diventato incandescente. Dai banchi del Movimento 5 Stelle si sono levate grida di “Vergogna!”, mentre i senatori di Fratelli d’Italia hanno risposto dando vita a un acceso botta e risposta. Alcuni parlamentari si sono avvicinati ai manifestanti, rendendo necessario l’intervento degli altri colleghi per evitare un contatto diretto.
Di fronte al crescente caos, la presidente di turno Mariolina Castellone ha invitato i senatori a liberare i banchi del governo e, constatata l’impossibilità di riportare immediatamente la calma, ha disposto la sospensione della seduta, chiedendo anche l’intervento dei commessi parlamentari.
Al centro dello scontro ci sono le chat che la Procura di Roma ritiene fondamentali nell’inchiesta sul ristorante “Le 5 Forchette”, attività della quale Delmastro era stato socio insieme ad altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia. Secondo gli investigatori, quelle conversazioni potrebbero chiarire il ruolo effettivamente svolto dal sottosegretario nella gestione del locale.
L’indagine ruota attorno alle dichiarazioni della famiglia Caroccia, secondo cui il ristorante sarebbe stato amministrato, nelle decisioni più importanti, proprio dai cosiddetti “soci piemontesi”. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che l’attività possa essere stata utilizzata per riciclare denaro riconducibile al clan guidato da Michele Senese, circostanza che gli indagati respingono con decisione.
Nella documentazione trasmessa alla Camera, il procuratore Francesco Lo Voi e i magistrati titolari dell’inchiesta spiegano che le informazioni raccolte derivano anche dal cellulare sequestrato a Mauro Caroccia e dalle dichiarazioni rese durante gli interrogatori. Secondo l’accusa, sarebbe esistita una chat dedicata alla gestione del ristorante alla quale avrebbe partecipato anche Delmastro, elemento ritenuto centrale per ricostruire i rapporti tra i soci.
Il voto contrario della Giunta per le autorizzazioni rappresenta dunque un ostacolo significativo per l’inchiesta, ma la partita politica e giudiziaria resta aperta. L’ultima parola spetterà ora all’Aula della Camera, mentre lo scontro tra maggioranza e opposizione continua ad alzare la temperatura del dibattito parlamentare.


