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Piscina riservata alle donne musulmane in Alto Adige, esplode la polemica politica: un’ora a settimana dopo la chiusura

Pubblicato: 22/07/2026 23:28

Una sola ora alla settimana, a impianto chiuso, riservata alle donne musulmane che desiderano fare il bagno indossando il burkini. È l’iniziativa lanciata dal Lido di Salorno (Salurn), in Alto Adige, che entrerà in vigore dal 27 luglio e che ha già acceso un duro scontro politico tra chi la considera un gesto di inclusione e chi, invece, la giudica una forma di segregazione.

L’iniziativa del Lido di Salorno

A partire dal 27 luglio, il lido comunale metterà a disposizione la piscina ogni settimana dalle 18.30 alle 19.30, dopo la chiusura al pubblico, consentendo alle donne islamiche della zona e alle aderenti all’associazione Armonia di utilizzare l’impianto.

Durante l’ora dedicata sarà possibile fare il bagno indossando il burkini, il costume che copre quasi interamente il corpo, lasciando scoperti soltanto viso, mani e piedi.

Il gestore: “Una Salorno più inclusiva”

Il gestore della struttura, Luca Lechthaler, difende la scelta spiegando che l’obiettivo è favorire una maggiore partecipazione alla vita della comunità.

L’iniziativa, sottolinea, nasce con l’intento di contribuire a costruire «una Salorno più inclusiva».

Anche il sindaco del Comune, Roland Lazzeri, ha espresso il proprio sostegno, precisando che il gestore «ha assolutamente carta bianca, può fare ciò che ritiene giusto».

Le critiche della Lega e del centrodestra

La decisione ha però provocato immediate reazioni da parte di diversi esponenti del centrodestra.

La vicesegretaria della Lega, Silvia Sardone, ha definito il progetto «una scelta senza senso che non favorisce l’inclusione, ma alimenta la segregazione».

Critiche sono arrivate anche da Lega Alto Adige, Fratelli d’Italia, Futuro Nazionale Bolzano e dai Freiheitlichen, secondo cui l’iniziativa rappresenterebbe un esempio di «integrazione al contrario».

I precedenti in Alto Adige e in Europa

Non è la prima volta che una proposta di questo tipo suscita un acceso dibattito in Alto Adige.

Già nel 2009, il Lido di Bolzano finì al centro delle polemiche quando l’allora sindaco Luigi Spagnolli si disse disponibile a valutare l’introduzione di orari riservati alle donne musulmane. L’ipotesi, nota come Frauenschwimmen, non venne però realizzata.

Esperienze analoghe esistono invece in altre città europee. A Vienna e Monaco di Baviera, alcune piscine pubbliche organizzano fasce orarie dedicate esclusivamente alla clientela femminile per rispondere alle esigenze di diverse categorie di utenti, tra cui non solo le donne musulmane, ma anche persone con disabilità, in condizione di sovrappeso o vittime di violenze, che possono così frequentare gli impianti in un contesto ritenuto più riservato.

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