
Il confine tra la spensieratezza di una giornata estiva e l’incubo di una tragedia imminente si calcola in pochissimi istanti, la frazione di secondo in cui la superficie marina smette di accogliere e inizia a inghiottire. In quella striscia di sabbia battuta da un vento sempre più tagliente, il ritmo rilassante del bagnasciuga è stato improvvisamente spezzato da un ruggito d’acqua profonda e traditrice. Onde possenti hanno cominciato a battersi con ferocia inusitata contro la costa, sollevando spruzzi altissimi e creando letali imbuti d’acqua capaci di trascinare qualsiasi corpo verso il largo senza alcuna possibilità di resistenza. Tra le grida soffocate dal rumore della risacca e gli sguardi terrorizzati di chi osservava da terra, la determinazione e la prontezza dei soccorritori sono diventate l’unico argine tra la vita e la morte, dando il via a minuti d’ansia purissima in cui l’istinto di sopravvivenza e il coraggio si sono fusi in un’estenuante lotta contro la forza imprevedibile della natura.
Il vento cambia e la forza delle onde prende il sopravvento
La cornice del drammatico evento si colloca nella giornata di domenica ventisei luglio, quando la spiaggia di Porto Ferro, nota per la sua bellezza selvaggia nel territorio di Sassari, si è trasformata nel teatro di ore ad altissima tensione. Nonostante le condizioni meteorologiche avessero ampiamente preannunciato un deciso peggioramento del quadro marino, molte persone hanno deciso di affollare il litorale per godersi la domenica. Nel corso del pomeriggio, tuttavia, il mare ha mutato drasticamente il proprio volto: onde imponenti superiori ai due metri di altezza si sono abbattute con violenza sulla riva, alimentando fortissime correnti di risacca che hanno reso la balneazione un rischio letale. Il personale addetto al salvataggio aveva tempestivamente innalzato la bandiera rossa, simbolo inequivocabile di pericolo generico e divieto assoluto di balneazione, adoperandosi a lungo lungo la battigia per richiamare verbalmente i presenti ed evitare che qualcuno si avventurasse tra i flutti. Nonostante i continui solleciti e gli avvertimenti ripetuti a gran voce, l’imprudenza di alcuni bagnanti ha finito per prevalere sulla prudenza, costringendo i bagnini a un impegno straordinario e costante.
La prima richiesta d’aiuto e il tempestivo recupero al largo
Il primo momento di grave emergenza è scattato poco dopo le ore sedici, quando la tranquillità apparente della baia è stata spazzata via dalle urla d’aiuto provenienti dallo specchio d’acqua centrale. Un turista tedesco di circa settant’anni e suo nipote di quindici anni si sono trovati improvvisamente catturati da una potente corrente che li ha spinti con forza inesorabile verso il largo. Incapaci di contrastare la spinta del mare e di guadagnare metri verso la riva, i due si sono trovati nel giro di pochissimi istanti in balia delle onde sempre più alte. Notata immediatamente la situazione di estremo pericolo, il bagnino Massimo Nova si è lanciato in acqua senza esitazione. Sfidando la furia della risacca, il soccorritore è riuscito a raggiungere i due malcapitati prima che il panico e lo sfinimento fisico potessero portare a conseguenze irreparabili. Con grande perizia tecnica e uno sforzo fisico notevole, il bagnino ha tratto in salvo sia l’anziano che il ragazzo, scortandoli e riportandoli sulla battigia in condizioni di totale sicurezza. Una volta ripreso il controllo e superato il forte spavento, entrambi hanno potuto constatare il buono stato di salute generale, rendendo del tutto superfluo il ricovero presso una struttura ospedaliera.
Quando la situazione sembrava tornata sotto controllo, esattamente due ore più tardi, l’ansia è tornata a salire vertiginosamente lungo tutto il litorale. Intorno alle ore diciotto, tre giovani residenti a Sassari, due ragazzi e una ragazza poco più che ventenni, si sono immersi in acqua sfidando una delle zone più pericolose e storicamente esposte dell’intera spiaggia. La forza delle correnti non ha lasciato loro alcun margine di manovra: in pochissimi secondi i tre ragazzi sono stati risucchiati dal mare e trascinati a oltre duecento metri di distanza dalla costa. Vista da terra, la scena si è presentata fin da subito drammatica e angosciante, con le figure dei tre giovani che sparivano ciclicamente tra i cavalloni sempre più minacciosi. L’allarme è scattato immediatamente tra i bagnanti presenti, facendo scattare un’operazione di soccorso coordinata che ha richiesto il massimo livello di prontezza e coordinamento da parte degli operatori in servizio.
La mobilitazione generale e la complessa macchina dei soccorsi
Per fare fronte a un’emergenza di tale portata si è resa necessaria un’azione simultanea e perfettamente sincronizzata. Una squadra formata dai bagnini Massimo Nova, Gian Mario Pinna e Alessio Gallisai si è gettata tra le onde impetuose impiegando i fondamentali presidi di salvataggio, tra cui rescue board e una moto d’acqua. Navigare ed effettuare manovre di avvicinamento in un mare in forte agitazione, con onde imponenti che ostacolavano costantemente la visibilità e la stabilità dei mezzi, ha reso ogni istante del recupero incredibilmente complesso e gravoso sotto il profilo fisico e psicologico. I soccorritori sono comunque riusciti a raggiungere il punto esatto in cui i tre ragazzi stavano tentando disperatamente di rimanere a galla. Uno ad uno, i giovani sono stati messi in sicurezza sui supporti galleggianti e riportati a riva a forza di braccia e motori, mentre la folla sulla spiaggia assisteva col fiato sospeso all’evolversi della rischiosa manovra.
Una volta toccata la terraferma, l’attenzione si è immediatamente concentrata sulla giovane ragazza del gruppo, apparsa fin da subito visibilmente provata dal prolungato sforzo fisico e dall’ingestione d’acqua salata. Per lei si è reso necessario un lungo e delicato intervento di assistenza primaria direttamente sulla sabbia. La fortuna ha voluto che a breve distanza fossero presenti due medici del servizio Areus, che stavano trascorrendo la giornata in spiaggia e si sono messi immediatamente a disposizione. I professionisti della sanità hanno collaborato spalla a spalla con il personale di salvataggio, praticando le manovre di primo soccorso e monitorando costantemente i parametri vitali della ragazza fino alla sua completa stabilizzazione. Grazie al lavoro congiunto ed eccellente di soccorritori e medici, il quadro clinico della giovane è progressivamente migliorato, evitando così il trasporto d’urgenza in ospedale. L’episodio lascia dietro di sé un grandissimo sospiro di sollievo, ma rappresenta anche un severo monito sull’importanza fondamentale di rispettare i divieti di balneazione e la segnaletica delle spiagge, per non mettere a repentaglio la propria vita e quella di chi è chiamato a proteggerla.


