
Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Milano ha diffuso un comunicato stampa ufficiale inerente alle ultime svolte investigative sull’omicidio di Alessio Borelli. La vicenda, che ha destato profondo scalpore nella comunità locale, ha visto una rapida evoluzione grazie al lavoro sinergico dei militari dell’Arma e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, culminato con la cattura del presunto responsabile.
Il fermo e l’identificazione del presunto autore
Nelle prime ore della mattinata, i militari del Nucleo Investigativo di Milano, operando in stretta collaborazione con i colleghi della Compagnia di Corsico, hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto firmato dalla Procura milanese. Il provvedimento è stato emesso nei confronti di un uomo di 39 anni di origini egiziane, caratterizzato da uno stato di irregolarità sul territorio nazionale, privo di una fissa dimora e con diversi precedenti di polizia a carico. L’uomo è attualmente considerato gravemente indiziato dell’omicidio aggravato di Alessio Borelli, il cui corpo ormai privo di vita era stato individuato l’11 luglio all’interno della sua abitazione situata a Corsico. La cattura si è concretizzata nell’area di Lampugnano, dove gli operatori, impegnati in una caccia all’uomo senza sosta iniziata subito dopo l’emissione del fermo da parte dell’Autorità Giudiziaria, lo hanno individuato e bloccato prima che potesse far perdere definitivamente le proprie tracce.
La drammatica scoperta dell’11 luglio
L’attività d’indagine trae origine dai concitati momenti in cui è stato scoperto il cadavere della vittima. A far scattare i primi allarmi sono stati i vicini di casa della vittima, insospettiti e allarmati da un odore insopportabile e sempre più persistente che proveniva dall’appartamento di Borelli. La chiamata ai Vigili del Fuoco ha permesso di effettuare un accesso forzato nell’immobile unitamente ai Carabinieri. Una volta varcata la soglia, i soccorritori e gli investigatori si sono trovati di fronte a una scena drammatica: il corpo di Alessio Borelli giaceva a terra in uno stato avanzato di decomposizione, adagiato sopra una vasta pozza di sangue e visibilmente deturpato da profonde ferite d’arma da taglio indirizzate principalmente nella zona del collo e del torace.
La ricostruzione temporale dell’aggressione
L’immediato avvio delle indagini da parte dei Carabinieri ha consentito di mettere insieme le tessere di un mosaico tragico, arrivando a definire la cronologia dei fatti con grande precisione. Gli investigatori sono riusciti a collocare l’aggressione fatale nella mattinata dell’8 luglio 2026. Quella stessa mattina, durante le prime ore dell’alba, diversi residenti dello stesso stabile avevano udito distintamente proveniere dall’appartamento della vittima urla strazianti e disperate richieste di aiuto, rumori ai quali purtroppo non era seguito un immediato allarme ma che sono risultati fondamentali a posteriori per stabilire la data precisa del delitto.
Gli accertamenti tecnici e il quadro probatorio
Il quadro indiziario raccolto a carico del trentanovenne egiziano appare eccezionalmente solido, convergente e fondato su una combinazione rigorosa tra investigazione tradizionale e rilievi scientifici avanzati. Le analisi condotte sul campo dalla Sezione Investigazioni Scientifiche di Milano, unitamente ai successivi esami svolti dal R.I.S. di Parma, hanno gettato piena luce sul tipo di legame tra i due e sulla dinamica dell’attacco. È emerso che l’indagato e la vittima intrattenevano una relazione affettiva da circa un mese, una frequenza assidua che negli ultimi giorni aveva tuttavia fatto registrare forti tensioni e dissidi. Tali attriti sono poi degenerati drammaticamente nell’incontro dell’8 luglio all’interno dell’abitazione di Borelli, trasformandosi in una violenta aggressione mortale.
Le prove scientifiche e biologiche determinanti
A stringere il cerchio attorno al trentanovenne sono stati i riscontri di natura biologica e dattiloscopica. L’analisi del materiale repertato ha permesso di isolare e identificare in modo inequivocabile il profilo genetico dell’indagato su entrambe le armi del delitto, ovvero due distinti coltelli trovati abbandonati sulla scena del crimine, oltre che su diverse tracce ematiche rilevate all’interno del bagno dell’abitazione. Inoltre, gli specialisti della Scientifica hanno estratto un’impronta palmare nitidamente impressa con il sangue su una porta a vetro della casa: il confronto dattiloscopico ha confermato la perfetta e indiscutibile corrispondenza con la mano del fermato.
Il concreto pericolo di fuga e il trasferimento in carcere
L’adozione della misura precauzionale del fermo si è resa strettamente indispensabile alla luce di un reale, concreto ed effettivo pericolo di fuga dell’uomo. L’assenza di un’occupazione lavorativa stabile, la mancanza di legami familiari sul territorio e lo stato di senzatetto rendevano la sua posizione estremamente volatile. A rafforzare le preoccupazioni degli inquirenti vi è stata anche la constatazione che l’indagato, nell’ultimo periodo, aveva radicalmente modificato la propria routine quotidiana. Il trentanovenne aveva infatti iniziato a cambiare continuamente dimore di fortuna e a sostituire ripetutamente le utenze telefoniche in uso, mettendo in atto una vera e propria strategia volta a sottrarsi ai controlli delle forze dell’ordine. Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Milano San Vittore, dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per i successivi passaggi processuali.


