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Netanyahu da Trump nello Studio Ovale: “Allineati su ogni scelta in Iran”. E fuori va in scena la protesta

Pubblicato: 29/07/2026 09:47

Un faccia a faccia durato oltre un’ora, lontano dalle telecamere, per rilanciare il coordinamento tra Stati Uniti e Israele sulla crisi con l’Iran. Il presidente americano Donald Trump ha ricevuto il premier israeliano Benjamin Netanyahu nello Studio Ovale, al termine di settimane segnate da tensioni e dichiarazioni contrastanti. Al centro del colloquio il dossier nucleare iraniano, la guerra ormai entrata nel sesto mese e le possibili mosse da adottare nei confronti di Teheran.
Al termine dell’incontro, sia la Casa Bianca sia il governo israeliano hanno parlato di un vertice positivo, sottolineando la piena sintonia strategica tra i due alleati. All’esterno della Casa Bianca, però, la visita di Netanyahu è stata accompagnata dalle proteste di manifestanti filopalestinesi.

Trump: “Ottimo incontro”, la Casa Bianca parla di vertice produttivo

A poche ore dal colloquio, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social tre fotografie dell’incontro, accompagnandole da un breve messaggio.

«Il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu, insieme a me e ad alcuni miei funzionari. Abbiamo avuto un ottimo incontro. Naturalmente sono stati discussi molti argomenti importanti», ha scritto il presidente americano.

Alle riunioni hanno partecipato anche il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito il confronto «positivo e produttivo», mentre Netanyahu, in un video diffuso sui social, ha parlato di un incontro «eccellente» e caratterizzato da una «piena collaborazione».

Israele: “Siamo pienamente allineati con gli Stati Uniti”

A ribadire la sintonia tra Washington e Gerusalemme è stato anche Doron Spielman, portavoce del premier israeliano, che a Bloomberg ha assicurato come i due governi siano «pienamente allineati» sulla strategia da seguire nei confronti dell’Iran.

«Sosteniamo qualsiasi strada il presidente scelga», ha affermato Spielman, cercando allo stesso tempo di ridimensionare le divergenze emerse nelle ultime settimane.

Secondo il portavoce, durante il colloquio non si sarebbe parlato della possibile vendita di caccia F-35 alla Turchia, tema che aveva provocato frizioni tra Trump e Netanyahu dopo il vertice Nato di Ankara.

Restano le divergenze sul dossier iraniano

Nonostante i toni concilianti del vertice, le differenze tra i due leader non sono completamente scomparse. Poco prima dell’incontro, Trump aveva criticato pubblicamente Netanyahu per aver reso note nuove informazioni d’intelligence sull’espansione delle attività iraniane nel sito nucleare di Pickaxe Mountain.

«Non ho bisogno che Bibi me lo dica. Sappiamo esattamente quello che sta accadendo», aveva dichiarato il presidente americano in un’intervista a Fox News, aggiungendo di ritenere inopportuno che simili informazioni venissero diffuse pubblicamente.

Trump ha quindi ribadito che, qualora non si arrivasse a un accordo con Teheran, gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire il sito nucleare.

Le dichiarazioni confermano come, pur condividendo l’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere l’arma atomica, Washington e Gerusalemme continuino ad avere sensibilità differenti sui tempi e sulle modalità dell’azione.

La guerra entra nel sesto mese

Il confronto tra Trump e Netanyahu si inserisce in un quadro regionale sempre più complesso. Il conflitto con l’Iran è ormai entrato nel sesto mese e, secondo diverse valutazioni dell’intelligence americana, la nuova leadership iraniana appare ancora più determinata rispetto al passato a proseguire il proprio programma nucleare.

Nelle ultime ore la tensione è ulteriormente aumentata dopo i nuovi attacchi iraniani contro una base americana in Giordania e le azioni rivendicate dai Pasdaran nello Stretto di Hormuz, episodi che hanno riportato il Medio Oriente in una fase di forte escalation.

Proteste fuori dalla Casa Bianca e critiche negli Stati Uniti

L’arrivo di Netanyahu alla Casa Bianca è stato accompagnato da una manifestazione di attivisti filopalestinesi, che hanno esposto cartelli contro il premier israeliano chiedendo agli Stati Uniti di interrompere gli aiuti militari a Israele.

Le contestazioni riflettono un clima politico sempre più diviso anche all’interno degli Stati Uniti. Tra i democratici aumentano le richieste di limitare il sostegno a Israele, mentre nel Partito Repubblicano cresce il malcontento dell’ala più isolazionista.

L’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon ha criticato duramente la visita del premier israeliano, sostenendo che gli incontri con Trump abbiano finito per allontanare l’agenda “America First”. Anche alcuni ex funzionari dell’amministrazione americana ritengono che il protrarsi della guerra rischi di pesare sul consenso interno e di complicare la strategia della Casa Bianca nei mesi che precedono le elezioni.

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