
Una durissima presa di posizione corale delle forze di minoranza accende il dibattito sulle politiche di sicurezza e sulla tutela dei diritti fondamentali, trasformando il piazzale antistante la sede del governo nel teatro di una protesta clamorosa. Flash mob delle opposizioni fuori palazzo Chigi contro la norma sul riconoscimento facciale. Oggi pomeriggio Pd, M5S, Avs, Più Europa e Iv hanno dato vita all’iniziativa. I dem Debora Serracchiani e Filippo Sensi con l’eurodeputato Brando Benifei insieme a Riccardo Magi e Mauro Del Barba di Iv, tra gli altri, hanno esposto cartelli con scritto ‘No al Grande Fratello d’Italia’. Spiega Serracchiani, responsabile Giustizia della segreteria Schlein: “Chiediamo al governo un ravvedimento: questi strumenti possono essere una risorsa, ma non possono diventare una scorciatoia che mette a rischio diritti e libertà dei cittadini. No alla sorveglianza dei cittadini, no a uno Stato Grande fratello”.
La contestazione punta il dito contro il provvedimento predisposto dall’esecutivo, ritenuto privo delle garanzie necessarie a tutelare la sfera privata dei singoli. “Il partito democratico in commissione ha votato contro questo schema di decreto perché, nonostante i tentativi della maggioranza di parlare di aperture, nella sostanza non sono state accolte le condizioni poste dal Parlamento. Sono state recepite solo alcune blande osservazioni, lasciando irrisolti i nodi fondamentali. Il punto è chiaro: noi vogliamo che strumenti tecnologici nuovi e importanti siano messi a disposizione della magistratura e delle forze dell’ordine, perché possono essere utili nella prevenzione e nel contrasto dei reati. Ma proprio perché sono strumenti potenti e invasivi devono essere utilizzati dentro regole precise. Il decreto del governo Meloni prevede invece possibilità di utilizzo del riconoscimento facciale senza adeguate garanzie, anche in assenza di situazioni specifiche di ordine pubblico, senza sufficienti certezze sulle modalità di raccolta, conservazione e utilizzo dei dati. Questo non è accettabile. Le regole devono essere quelle fissate dall’Unione europea, dalla Carta costituzionale e dal nostro ordinamento”.
Le criticità sulle garanzie individuali e il nodo dei dati biometrici
Il fronte progressista evidenzia i pericoli legati a un uso incontrollato delle nuove tecnologie di sorveglianza digitale. Aggiunge il leader di Più Europa, Magi: “I sistemi di intelligenza artificiale applicati alla sicurezza, alle attività di polizia sono efficacissimi, sono estremamente potenti per questo è necessario che si tenga un equilibrio molto delicato ma vitale per la democrazia tra l’uso di questi sistemi e le garanzie per la libertà del cittadino per la sua riservatezza per la sua privacy. Cosa è accaduto in queste ore? È accaduto qualcosa di significativo politicamente: il governo e la maggioranza erano arrivati con un parere su questo schema di decreto legislativo. Le opposizioni hanno segnalato che c’erano delle gravi mancanze, proprio da un punto di vista delle garanzie, del regime di autorizzazione all’uso di questi sistemi della custodia, dei dati che vengono reperiti e anche, ad esempio, di come sia possibile e questo resta così raccogliere a strascico dati biometrici di persone che si trovano in un luogo pubblico senza che vi sia una notizia di reato”.
La polemica investe direttamente anche la tenuta politica della maggioranza sui temi garantisti. “Su queste questioni” – prosegue Magi – “le opposizioni hanno segnalato delle criticità. Alcune di queste sono state recepite in un nuovo parere dei relatori di maggioranza, ma in modo politicamente inefficace perché anziché metterle come condizione al parere positivo sono state messe con la formula – devo dire inaccettabile – ‘si invita il governo a valutare la possibilità’. Non si può accettare che l’invito a valutare la possibilità, quando si tratta di libertà dei cittadini di libertà individuali di garanzie fondamentali. E’ come se quella parte diciamo più sensibile alle garanzie della maggioranza, ovvero Forza Italia, accettasse di sentirsi dire valutare la possibilità di essere garantisti. Non si valuta la possibilità di essere garantisti. Soprattutto di fronte a scelte delicate come quella che oggi è stata compiuta”.


