
Donald Trump annuncia un nuovo incontro con Kim Jong-un e torna a rivendicare il rapporto personale costruito con il leader della Corea del Nord. Interpellato dai giornalisti sulla possibilità di un faccia a faccia entro la fine dell’anno, il presidente degli Stati Uniti ha risposto senza esitazioni: “Sì, lo incontrerò”. Poi una dichiarazione destinata a far discutere, nella quale Trump ha fatto riferimento direttamente all’arsenale nucleare nordcoreano: “Vado molto d’accordo con lui. Ha 57 armi nucleari molto potenti. Starà bene”.
Le parole arrivano in una fase nella quale Washington sta provando a riaprire uno spazio di dialogo con Pyongyang. Trump ha anche deciso di ridurre la portata delle esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, uno dei dossier da sempre più sensibili nei rapporti con il regime nordcoreano. Da Pyongyang, tuttavia, arrivano segnali decisamente più freddi.
Trump: “Sì, incontrerò Kim Jong-un”
Il presidente americano ha parlato con i giornalisti presso il nuovo eliporto della Casa Bianca. Alla domanda sull’eventualità di incontrare Kim Jong-un entro l’anno, Trump ha confermato direttamente l’intenzione di rivedere il leader nordcoreano.
Più evasiva la risposta sull’esistenza di uno scambio di lettere tra i due leader. “Non posso dirvelo”, ha affermato Trump, prima di tornare sul rapporto personale con Kim: “Ma vado molto d’accordo con lui”.
È a quel punto che il presidente ha pronunciato il passaggio più significativo: “Ha 57 armi nucleari molto potenti. Starà bene”. Trump torna così a utilizzare la relazione personale con il leader nordcoreano come elemento centrale della propria strategia nei confronti di un Paese che continua a rappresentare una delle principali questioni di sicurezza dell’Asia orientale.
Il riferimento alle “57 armi nucleari”
Particolarmente delicato è proprio il riferimento numerico fatto da Trump all’arsenale di Pyongyang. La Corea del Nord non rende pubbliche informazioni verificabili sul numero delle proprie testate nucleari e le valutazioni sull’effettiva consistenza dell’arsenale sono generalmente basate su stime.
La dichiarazione del presidente assume quindi un peso politico particolare, anche perché viene pronunciata mentre Washington cerca di riaprire un canale con Kim. Il tema nucleare resta il principale ostacolo a qualsiasi normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord e fu già al centro dei precedenti incontri tra i due leader.
Trump e Kim si incontrarono più volte durante il primo mandato del presidente americano, a partire dallo storico vertice di Singapore del 2018. Quella stagione di dialogo produsse una forte riduzione delle tensioni, ma non portò a un accordo definitivo sulla denuclearizzazione nordcoreana.
La sorella di Kim gela Washington
A raffreddare immediatamente le aspettative è però Kim Yo Jong, sorella del leader nordcoreano e una delle figure più influenti dell’apparato politico di Pyongyang. Kim Yo Jong ha affermato di non essere a conoscenza di recenti comunicazioni tra il fratello e Trump.
“Per quanto riguarda le recenti notizie provenienti da Washington sugli scambi tra i leader della Corea del Nord e degli Stati Uniti, non ne so assolutamente nulla”, ha dichiarato.
La sorella di Kim ha aggiunto che si tratterebbe probabilmente dell’unica questione relativa alla politica estera dei vertici nordcoreani della quale non sarebbe informata. Una risposta che non costituisce necessariamente una smentita categorica dell’esistenza di contatti, ma che evidenzia la distanza tra l’ottimismo manifestato da Trump e la comunicazione proveniente da Pyongyang.
Trump riduce le esercitazioni con la Corea del Sud
Sul tavolo c’è anche la decisione americana di ridimensionare le esercitazioni militari congiunte con Seul. Le manovre tra Stati Uniti e Corea del Sud sono da tempo considerate da Pyongyang una provocazione e vengono regolarmente indicate dal regime come una simulazione di un possibile attacco contro il Nord.
La scelta di Trump può quindi essere letta come un segnale volto a creare condizioni più favorevoli alla ripresa del dialogo. Anche in questo caso, tuttavia, la reazione nordcoreana è stata gelida.
Kim Yo Jong ha sostenuto che la decisione “non merita di essere commentata”, definendo la mossa americana “del tutto priva d’interesse”. Pyongyang, almeno pubblicamente, non sembra quindi intenzionata a presentare il ridimensionamento delle esercitazioni come una concessione sufficiente per modificare la propria posizione.
Il ritorno della diplomazia personale di Trump
L’annuncio riporta in primo piano uno dei tratti più caratteristici della politica estera di Trump: la convinzione che il rapporto diretto tra leader possa sbloccare crisi apparentemente irrisolvibili. Durante il suo primo mandato il presidente americano aveva trasformato il confronto con Kim da uno scambio di minacce senza precedenti a una serie di incontri faccia a faccia.
Ora Trump sembra intenzionato a tentare nuovamente quella strada. Ma il contesto è cambiato e la Corea del Nord dispone oggi di capacità nucleari e missilistiche più sviluppate rispetto all’epoca dei primi vertici.
Per il momento resta soprattutto l’annuncio del presidente americano: Trump vuole incontrare nuovamente Kim Jong-un entro l’anno. Da Pyongyang non è arrivata ancora una conferma equivalente e le parole di Kim Yo Jong mostrano quanto la strada verso un nuovo vertice possa essere più complicata di quanto lasci intendere l’ottimismo della Casa Bianca.


