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Ricina, l’inchiesta cambia passo: sei ore di confronto tra Di Vita e Monia

Pubblicato: 21/08/2026 08:01

Sei ore di confronto, dalle 11 alle 17, negli uffici della Questura di Campobasso. Da una parte Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, le due donne morte dopo l’avvelenamento da ricina dello scorso dicembre a Pietracatella. Dall’altra Monia, amica di Di Vita fin dall’adolescenza e oggi insegnante di matematica all’istituto tecnico agrario di Riccia.

I due sono entrati quasi contemporaneamente, utilizzando accessi diversi, per quello che è stato un vero e proprio confronto formale davanti agli investigatori. Erano presenti la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano. Si tratta di uno strumento previsto dal codice di procedura penale quando emergono rilevanti divergenze tra dichiarazioni rese in precedenza.

All’uscita Di Vita, 56 anni, commercialista ed ex sindaco Pd di Pietracatella dal 2006 al 2014, non ha voluto entrare nel merito. Ai giornalisti ha risposto soltanto: «A molte di queste domande potete darvi risposte da soli». Per lui si tratta della quinta audizione dall’apertura dell’indagine per omicidio volontario aggravato, al momento contro ignoti. Monia, ascoltata per la prima volta il 27 maggio, è invece alla terza convocazione.

Le persone al centro degli accertamenti

Inizialmente era circolata l’ipotesi che al confronto fosse stata convocata un’altra amica della famiglia, già coinvolta in un diverso filone investigativo con l’accusa di favoreggiamento personale. Gli accertamenti hanno invece riguardato Monia, legata a Di Vita da un rapporto di amicizia molto antico.

Nell’inchiesta sono state ascoltate più volte diverse persone vicine alla famiglia. Tra queste anche Laura, cugina dell’ex sindaco e considerata una sorta di zia dalle due figlie, e Alice, 19 anni, l’altra figlia di Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi. La giovane è stata nuovamente sentita nei giorni scorsi per ricostruire con precisione quanto accaduto durante i pasti del 23 e 24 dicembre, compresi la preparazione dei cibi e i passaggi delle pietanze sulla tavola.

Un altro elemento investigativo riguarda gli esami effettuati in Germania dal Robert Koch Institute sui campioni di sangue prelevati il primo luglio a Di Vita e ad Alice. Le prime indicazioni avrebbero confermato l’assenza di tracce riconducibili alla ricina nei due campioni, risultato coerente con precedenti analisi effettuate dal Centro Antiveleni di Pavia.

Il dato viene valutato dagli investigatori anche alla luce del racconto di Di Vita, che aveva riferito di essere entrato in contatto con gli alimenti sospettati di contaminazione e che, nelle fasi successive ai malori della moglie e della figlia, era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma insieme a loro.

L’inchiesta sul duplice omicidio

La Procura mantiene comunque una linea prudente. La procuratrice Elvira Antonelli ha sottolineato che non è ancora arrivata una comunicazione scritta definitiva sulla ricerca degli anticorpi e che gli esami in corso sono particolarmente complessi. Ha inoltre ribadito che, allo stato degli accertamenti, non risultano indagati per il duplice omicidio.

Le indagini procedono su due binari distinti. Il primo riguarda l’ipotesi di omicidio colposo e coinvolge cinque medici dell’ospedale di Campobasso che ebbero in cura Antonella Di Ielsi e Sara. Il secondo riguarda invece il possibile omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, ipotesi investigativa aperta dopo i risultati degli esami tossicologici.

La mole di accertamenti resta imponente. Sono già state ascoltate centinaia di persone e gli investigatori hanno sequestrato un computer e dieci pen drive nello studio professionale di Di Vita, alla ricerca di eventuali documenti o elementi utili alla ricostruzione dei fatti.

L’attività della Squadra Mobile è proseguita anche durante il ponte di Ferragosto, con nuove convocazioni e ulteriori interrogatori. Il nodo centrale resta individuare con certezza come la ricina sia arrivata alle due vittime e ricostruire ogni passaggio delle ore precedenti ai primi sintomi. Il confronto durato sei ore tra Di Vita e Monia rappresenta ora uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta.

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