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Turchia, mandato d’arresto per Netanyahu dopo l’assalto alla Flotilla

Pubblicato: 21/08/2026 14:47

La Turchia ha chiesto all’Interpol di inserire il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella lista delle persone ricercate a livello internazionale. L’iniziativa arriva dopo il mandato d’arresto emesso a luglio da un tribunale turco nell’ambito dell’inchiesta sull’intervento contro la Global Sumud Flotilla, impegnata in una missione per portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Ad annunciare l’avvio della procedura è stato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, attraverso un messaggio pubblicato sui social. La richiesta di una “red notice” riguarda anche il funzionario israeliano Afek Moskovitch.

I mandati d’arresto emessi il 14 luglio

Secondo quanto riferito dal ministro turco, i mandati d’arresto nei confronti di Netanyahu e Moskovitch erano stati emessi il 14 luglio dall’11esima Corte penale di Istanbul, nell’ambito del procedimento giudiziario aperto sull’operazione contro gli attivisti della Flotilla.

Successivamente il ministero della Giustizia avrebbe trasmesso al ministero dell’Interno la richiesta di avviare le procedure necessarie per ottenere dall’Interpol la segnalazione internazionale. La documentazione è stata inviata anche al ministero degli Esteri turco.

La vicenda riguarda l’intervento contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla e la loro successiva detenzione. La missione aveva l’obiettivo dichiarato di raggiungere Gaza trasportando aiuti umanitari.

Trentacinque imputati nel procedimento

Il procedimento aperto dalle autorità giudiziarie turche coinvolge complessivamente 35 imputati. Secondo quanto dichiarato da Gurlek, le contestazioni formulate nell’inchiesta comprendono, tra le altre, accuse di crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni intenzionali, tortura e danneggiamento di proprietà.

La richiesta turca non comporta automaticamente l’emissione della red notice da parte dell’Interpol. Sarà infatti l’organizzazione internazionale a dover valutare la documentazione trasmessa e la compatibilità della richiesta con le proprie regole prima di decidere sull’eventuale pubblicazione della segnalazione.

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