
È scattato lo stato di allerta lungo la costa vastese, nella zona antistante contrada Torricella a Vasto, in provincia di Chieti. La segnalazione riguarda la presenza di Ostreopsis ovata, un’alga microscopica che, durante le fioriture, può provocare disturbi anche nelle persone esposte. L’allerta è stata attivata nell’ambito del Piano di Sorveglianza Sanitaria.
La comunicazione è stata trasmessa dal Distretto provinciale di Pescara dell’Arpa e acquisita dal Comune di Vasto il 20 agosto. I controlli hanno rilevato una concentrazione compresa tra 30.000 e 100.000 cellule per litro nel punto di prelievo per la balneazione denominato “Zona antistante Contrada Torricella”. Il campionamento era stato effettuato il 18 agosto.
L’allerta lungo la costa vastese
La concentrazione rilevata e le condizioni meteorologiche sono state considerate nell’applicazione delle procedure previste dalla normativa. In particolare, le condizioni atmosferiche risultavano sfavorevoli alla formazione di aerosol e spruzzi, elementi che possono favorire l’esposizione alle microparticelle contenenti l’alga.
L’Ostreopsis ovata è un’alga microscopica unicellulare originaria dei mari tropicali, arrivata nei mari italiani per la prima volta nel 2005. Durante le fioriture può determinare una forma di intossicazione caratterizzata soprattutto da un’azione irritativa sulle mucose respiratorie e congiuntivali.
I sintomi e chi rischia di più
Tra i possibili disturbi associati all’esposizione ci sono irritazione congiuntivale, raffreddore, tosse, difficoltà respiratorie e febbre. In alcuni casi possono comparire anche respiro sibilante, broncospasmo e una moderata dispnea. I sintomi non sono legati all’ingestione dell’alga, ma soprattutto all’inalazione di microparticelle acquose che la contengono.
Particolare attenzione è richiesta a pescatori professionali e amatoriali, che possono entrare in contatto con l’alga attraverso la pelle durante la manipolazione delle reti. Un rischio può inoltre essere rappresentato dalla raccolta di molluschi, soprattutto in presenza di ferite cutanee, e dal consumo di prodotti ittici raccolti nell’area interessata dalla fioritura.


