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Sabotaggi alle fabbriche d’armi europee, l’ombra di Mosca: «Gang locali reclutate per colpire la Nato»

Pubblicato: 24/08/2026 10:20

Dietro gli incendi e le esplosioni che hanno colpito diversi stabilimenti militari europei potrebbe esserci una strategia russa costruita per ostacolare le forniture all’Ucraina senza arrivare a uno scontro diretto con la Nato. È lo scenario delineato da fonti dell’intelligence occidentale citate dal Telegraph e ripreso da La Stampa.

Secondo questa ricostruzione, Mosca avrebbe progressivamente modificato il proprio metodo operativo. Al posto dell’impiego diretto di uomini legati ai servizi russi, il Cremlino punterebbe sul reclutamento di esponenti della criminalità locale, utilizzati per compiere sabotaggi e rendere più difficile attribuire con certezza gli attacchi alla Russia.

La strategia della «negabilità plausibile»

Il meccanismo consentirebbe a Mosca di mantenere una forma di «negabilità plausibile», riducendo il rischio che un singolo episodio venga interpretato come un’aggressione russa contro un Paese dell’Alleanza Atlantica. Una strategia che permetterebbe quindi di muoversi nella cosiddetta zona grigia, sotto la soglia oltre la quale potrebbe entrare in gioco l’Articolo 5 della Nato sulla difesa collettiva.

L’altro obiettivo sarebbe quello di danneggiare la produzione e la logistica militare europea legata agli aiuti destinati all’Ucraina. Tra gli episodi considerati sospetti vengono ricordati l’incendio contro Milrem Robotics in Estonia, quello alla fabbrica di munizioni Emco in Bulgaria e alcune operazioni sventate in Lettonia e Repubblica Ceca contro aziende impegnate nella produzione di droni.

Nel quadro viene inserita anche l’esplosione del 13 agosto nello stabilimento Knds Ammo di Colleferro, in Italia. Sul caso, però, al momento non esistono elementi ufficiali che consentano di collegare quanto accaduto a un sabotaggio russo.

Sul caso italiano prevale la cautela

La procura di Velletri procede infatti ipotizzando il reato di disastro colposo a carico di ignoti. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invitato alla prudenza, spiegando che allo stato attuale non risultano elementi per considerare l’esplosione conseguenza di qualcosa di diverso da un problema interno allo stabilimento.

La cautela italiana riflette quella adottata anche da altri governi europei. Il timore è che un’accusa diretta contro il Cremlino, in assenza di prove definitive, possa innescare una pericolosa escalation. Ma secondo le valutazioni d’intelligence riportate dalla stampa britannica, dietro diversi episodi verificatisi in Europa potrebbe emergere un modello comune: colpire l’industria della difesa occidentale mantenendo il coinvolgimento russo il più possibile lontano dalla scena.

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