
Una forte scossa di terremoto è stata registrata nelle acque davanti alla costa orientale del Giappone nella serata di mercoledì 26 agosto. Il sisma, di magnitudo 5.7, si è verificato alle 21.21 ora italiana al largo della costa del Sanriku, nella regione del Tohoku.
L’evento avrebbe avuto una profondità di circa 10 chilometri. Al momento non vengono segnalati danni a persone o cose. La zona interessata è tuttavia una delle aree a maggiore attività sismica del pianeta e viene costantemente sorvegliata dalle autorità giapponesi.
Perché la zona del terremoto è altamente sismica
La regione del Tohoku si trova a ridosso della Fossa del Giappone, una profonda depressione oceanica originata dalla convergenza delle placche tettoniche. In quest’area la placca del Pacifico scivola al di sotto della microplacca di Okhotsk, generalmente considerata parte della placca nordamericana.
È il fenomeno della subduzione, responsabile dell’elevatissima sismicità che caratterizza il Giappone orientale. Il movimento delle placche provoca un progressivo accumulo di energia nelle rocce, che può essere liberata improvvisamente attraverso una rottura e generare un terremoto.
La profondità relativamente contenuta attribuita alla scossa di mercoledì sera è uno degli elementi che vengono valutati insieme a magnitudo, distanza dalla costa e caratteristiche della faglia per determinarne i possibili effetti.
Il precedente del terremoto e dello tsunami del 2011
Il nome del Tohoku rimane inevitabilmente associato alla catastrofe dell’11 marzo 2011. Quel giorno un terremoto di magnitudo 9.0, uno dei più potenti mai registrati strumentalmente, si verificò al largo della costa nordorientale del Giappone.
Il sisma generò un gigantesco tsunami che investì la costa, provocando devastazioni e migliaia di vittime. Le onde raggiunsero anche la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, causando la perdita dei sistemi di alimentazione e raffreddamento e dando origine al più grave incidente nucleare dai tempi di Chernobyl.
Quell’evento modificò profondamente anche la valutazione scientifica della pericolosità sismica della regione, dimostrando la capacità del sistema di subduzione della Fossa del Giappone di produrre terremoti di dimensioni eccezionali.
I grandi terremoti del Sanriku
La storia della costa del Sanriku è segnata da altri eventi sismici estremamente violenti. Nel 1896 un terremoto, al quale viene attribuita una magnitudo intorno a 8.5, generò uno tsunami devastante. Il movimento del terreno avvertito sulla terraferma fu relativamente limitato rispetto alle dimensioni delle onde, caratteristica che ha portato quell’evento a essere classificato come un cosiddetto «terremoto da tsunami».
Nel 1933 un altro grande sisma, di magnitudo superiore a 8, interessò la stessa fascia oceanica e provocò a sua volta uno tsunami distruttivo.
Questi precedenti non significano che una scossa di magnitudo 5.7 anticipi necessariamente terremoti più forti: dalla sola successione degli eventi non è possibile prevedere con certezza l’arrivo di un sisma maggiore. Spetta alle reti di monitoraggio valutare eventuali variazioni dell’attività sismica.
Il sistema di allerta del Giappone
Proprio la frequenza dei terremoti ha portato il Giappone a sviluppare uno dei sistemi di prevenzione sismica più avanzati al mondo. Una fitta rete di sensori terrestri e sottomarini permette di rilevare rapidamente le scosse e alimenta i sistemi di allerta precoce.
A questa rete si affiancano standard particolarmente severi di ingegneria antisismica, con edifici progettati per assorbire o dissipare parte dell’energia prodotta dalle oscillazioni.
Il monitoraggio resta quindi elevato dopo la scossa registrata al largo del Sanriku, mentre vengono verificati gli eventuali effetti del terremoto lungo la costa nordorientale del Paese.


