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Meloni apre al ballottaggio per fermare Vannacci, la Lega si mette di traverso

Pubblicato: 01/09/2026 07:10

La legge elettorale torna a dividere il centrodestra e stavolta il punto di rottura è il possibile ballottaggio nazionale. L’ipotesi, lasciata aperta da Giorgia Meloni, viene considerata da una parte della maggioranza come il modo più efficace per evitare che la corsa autonoma di Roberto Vannacci possa consegnare un vantaggio decisivo al centrosinistra. Ma la Lega non ci sta e ha già fatto sapere che una modifica del genere non avrebbe i suoi voti.

La posizione del Carroccio è emersa con chiarezza durante l’ultimo confronto tra gli esponenti della maggioranza impegnati sulla riforma. Roberto Calderoli avrebbe espresso una contrarietà netta al doppio turno, riflettendo i timori di un partito che vede nella crescita di Vannacci un concorrente diretto sul proprio terreno elettorale. Il rischio, dal punto di vista leghista, è che un primo turno più proporzionale finisca per incentivare gli elettori di destra a scegliere direttamente Futuro nazionale, indebolendo ulteriormente la formazione di Matteo Salvini.

Il tema è tornato sul tavolo anche durante il lungo vertice tra i leader del centrodestra, durato circa quattro ore e convocato inizialmente per affrontare altri dossier, dalla benzina agli interventi a favore dei consumatori fino alla partita per il candidato sindaco di Milano. Nel corso della riunione, però, la riforma elettorale è diventata inevitabilmente uno dei nodi politici principali.

Forza Italia spinge, la Lega teme il tracollo

Meloni non avrebbe chiuso la porta alla proposta. Una delle ipotesi prevede un secondo turno nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga il 40%, mentre un’altra formulazione, sostenuta dal senatore Marcello Pera, collocherebbe la soglia al 38%. La scelta definitiva non è ancora stata compiuta, ma il passaggio decisivo dovrebbe avvenire direttamente in Aula al Senato.

A premere maggiormente per il ballottaggio è Forza Italia, che considera il doppio turno una garanzia contro la necessità di costruire un’intesa stabile con Vannacci. Lo schema consentirebbe infatti al centrodestra di presentarsi compatto al secondo turno e tentare di recuperare una parte dei voti dispersi nella prima votazione. Per una parte degli azzurri, inoltre, questa soluzione compenserebbe politicamente l’introduzione delle preferenze.

Per la Lega il meccanismo produrrebbe invece l’effetto opposto. Salvini avrebbe ribadito alla presidente del Consiglio che il primo turno rischierebbe di trasformarsi in una conta interna alla destra, offrendo a Vannacci lo spazio per sottrarre altri consensi al Carroccio. In una fase già complicata per il partito, il doppio turno viene quindi percepito come una minaccia diretta alla sua tenuta elettorale.

Il vero timore di Meloni è una destra spaccata in due

La questione, però, non è soltanto numerica. Per Fratelli d’Italia il problema riguarda anche il possibile consolidamento di due destre concorrenti: da una parte quella di governo guidata da Meloni, dall’altra quella più radicale rappresentata da Vannacci. Uno scenario che potrebbe modificare gli equilibri interni al centrodestra e spingere FdI verso posizioni più centrali, con il rischio di cambiare progressivamente il profilo politico del partito.

Sul fondo restano anche i sondaggi, che nelle ultime settimane avrebbero ampliato la distanza tra i due principali schieramenti. Se Futuro nazionale dovesse correre da sola, il centrodestra avrebbe maggiori difficoltà a raggiungere il 42%, soglia attualmente prevista dalla riforma per concorrere all’assegnazione del premio di maggioranza. È questo il dato che rende il ballottaggio una possibilità sempre più concreta, nonostante le resistenze della Lega.

Nel vertice si è discusso anche della candidatura a sindaco di Milano. Ignazio La Russa continua a sostenere il nome di Maurizio Lupi, mentre Lega e Forza Italia restano fredde. Per Meloni si apre quindi un altro fronte di mediazione nella coalizione, mentre resta sullo sfondo la partita per la futura guida della Regione Lombardia.

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