
Dentro Fratelli d’Italia cresce la diffidenza nei confronti di Roberto Vannacci. Non esistono prove di rapporti diretti tra l’ex generale e il Cremlino, ma ai vertici del partito della premier circolano da tempo interrogativi sulla sua collocazione internazionale e sulle conseguenze che una futura alleanza potrebbe avere sulla linea del governo.
Il tema è tornato al centro delle discussioni dopo un’inchiesta del Financial Times, che ha descritto Vannacci come un possibile «cavallo di Troia di Mosca» capace di mettere alla prova Giorgia Meloni. A via della Scrofa, però, le perplessità sarebbero precedenti. Tra dirigenti e parlamentari viene ripetuta una frase che sintetizza il clima: «Non si sa a chi risponde». Un sospetto politico, dunque, non accompagnato almeno finora da elementi pubblici in grado di dimostrare collegamenti con la Russia.
I dubbi dentro Fratelli d’Italia
Il governo trasmette periodicamente al Copasir documenti sull’attività di disinformazione e sulle interferenze straniere in Italia, con particolare attenzione alla Russia e alle forme di guerra ibrida. Si tratta soprattutto di campagne informative e social, senza riferimenti diretti a esponenti politici italiani.
Dentro FdI, tuttavia, vengono analizzate anche le modalità della rapida crescita politica e mediatica di Vannacci. Nelle chat interne sarebbe circolato nelle ultime settimane uno studio pubblicato su Substack che ricostruisce la sua esposizione pubblica prima ancora dell’uscita del libro Il mondo al contrario, soffermandosi anche sul periodo trascorso a Mosca come addetto militare dell’ambasciata italiana. Lo stesso documento solleverebbe interrogativi sulle risorse economiche legate alla sua successiva attività politica, senza però fornire elementi conclusivi.
A preoccupare Meloni sarebbe soprattutto il possibile impatto di Vannacci sulla politica estera. La presidente del Consiglio continua infatti a difendere la scelta italiana di sostenere l’Ucraina, pur in una fase nella quale il tredicesimo pacchetto di aiuti militari a Kiev non è stato ancora definito.
L’Ucraina e la rottura con Salvini
Proprio la guerra in Ucraina rappresentò uno dei primi punti di rottura tra Vannacci e Matteo Salvini. Alla fine dello scorso anno, mentre la maggioranza raggiungeva un compromesso per prorogare l’autorizzazione all’invio di aiuti a Kiev, l’allora vicesegretario della Lega contestò apertamente il provvedimento, chiedendo la fine delle forniture militari.
Per alcuni dirigenti di FdI quella posizione rappresenterebbe oggi un precedente significativo. Con Salvini, secondo il ragionamento che circola nel partito, è possibile arrivare a una mediazione politica; Vannacci sarebbe invece considerato un interlocutore meno prevedibile e disposto alla rottura quando non ottiene ciò che chiede.
È anche per questo che Meloni continuerebbe a frenare sull’ipotesi di un’alleanza. Una scelta che presenta però un evidente costo elettorale: secondo un sondaggio riservato commissionato nell’area della maggioranza e circolato anche nelle chat di Forza Italia, la formazione di Vannacci sarebbe accreditata fino al 12%.


