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“Rinviare l’inizio delle lezioni!”. Scuola nel caos: cosa succede

Pubblicato: 03/09/2026 12:10

Il ritorno tra i banchi si avvicina e, ancora prima del suono della prima campanella, il tema delle temperature elevate nelle scuole accende il confronto. Il problema riguarda soprattutto le condizioni degli ambienti nei quali studenti, insegnanti e personale scolastico dovranno trascorrere diverse ore consecutive, mentre il caldo continua a rappresentare una possibile criticità.

La questione è già diventata motivo di scontro tra sindacati e governo. Da una parte c’è la richiesta di garantire condizioni adeguate di salute e sicurezza prima dell’inizio delle lezioni, dall’altra lo stanziamento annunciato dall’esecutivo per acquistare apparecchiature destinate al raffrescamento degli edifici scolastici.
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Il calendario del rientro

Le date di ritorno a scuola non saranno uguali in tutta Italia. Sono infatti le Regioni a stabilire il calendario scolastico, fissando l’inizio e la fine delle lezioni e gli eventuali periodi di sospensione durante l’anno.

Per il 2026, il rientro è previsto secondo questo calendario:

  • 7 settembre 2026: Provincia di Bolzano;
  • 10 settembre 2026: Provincia di Trento, Valle d’Aosta, Veneto;
  • 14 settembre 2026: Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria;
  • 15 settembre 2026: Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia, Toscana;
  • 16 settembre 2026: Abruzzo, Basilicata, Sardegna;
  • 17 settembre 2026: Puglia.

Il problema del caldo riguarda in particolare le regioni del Centro-Sud, dove per il ritorno in aula mancano ancora una o due settimane. La speranza, nel frattempo, è che le condizioni meteorologiche possano diventare meno critiche e che le temperature diminuiscano prima dell’effettivo rientro degli studenti.

La richiesta della Flc Cgil

A sollevare con forza la questione è la Flc Cgil, che mette in relazione le temperature all’interno degli istituti con il rispetto delle norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

La segretaria generale Gianna Fracassi non esclude la possibilità che, in presenza di condizioni particolarmente difficili, si possa arrivare a chiedere di posticipare l’inizio delle lezioni.

«Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni», ha dichiarato Fracassi.

Il tema, secondo la sindacalista, riguarda soprattutto le aule nelle quali studenti e lavoratori dovrebbero trascorrere cinque o sei ore insieme, anche in gruppi numerosi.

«Non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla, in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone».

La richiesta non viene circoscritta a una singola situazione. «Ci sono delle ragioni che valgono per tutti», ha aggiunto Fracassi, «non solo per i cantieri in mezzo alla strada; il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano».

I 20 milioni stanziati dal governo

Sul fronte governativo, intanto, è stato annunciato uno stanziamento da 20 milioni di euro destinato alle scuole per l’acquisto di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento.

A comunicarlo è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, spiegando che l’obiettivo è migliorare le condizioni degli ambienti scolastici per studenti e personale.

«Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico», ha fatto sapere il ministro.

L’esecutivo ha inoltre spiegato di voler lavorare a un progetto più ampio dedicato all’efficientamento energetico delle scuole. Nel quadro degli interventi, il governo sottolinea anche la necessità che gli enti locali contribuiscano agli interventi che rientrano nelle loro competenze.

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Lo scontro sulla cifra

Lo stanziamento, però, viene considerato insufficiente dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil. Il sindacato contesta sia l’entità delle risorse sia il modo in cui queste dovrebbero incidere concretamente sulle condizioni degli istituti.

«Dopo aver sprecato l’occasione di rendere efficaci i finanziamenti del Pnrr per l’efficientamento energetico», sostiene la Flc Cgil, il governo «dimostra ora di non avere chiara l’entità della spesa necessaria».

Il sindacato ha anche effettuato una stima per rendere evidente la dimensione dello stanziamento rispetto al numero delle strutture interessate. Considerando le 45.669 sedi scolastiche indicate dalla Flc Cgil, i 20 milioni di euro corrisponderebbero a circa 438 euro per plesso.

Un calcolo analogo viene effettuato sulle aule. Secondo il sindacato, considerando circa 350.000 classi, lo stanziamento rappresenterebbe poco meno di 57 euro per aula.

Una cifra che, nella valutazione della Flc Cgil, sarebbe sufficiente «probabilmente per l’acquisto di un ventilatore».

Il confronto sul caldo nelle scuole arriva così a pochi giorni dal progressivo ritorno degli studenti. Da una parte la richiesta dei sindacati di garantire condizioni adeguate prima dell’avvio delle lezioni, dall’altra le risorse già annunciate dal governo per intervenire sul raffrescamento. Il nodo resta quello delle condizioni concrete che gli istituti riusciranno a garantire quando le aule torneranno a riempirsi.

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