
Dal poliziotto indicato come vicepresidente di un circolo di Futuro nazionale al dirigente sindacale della Polizia che ha organizzato un incontro pubblico con Roberto Vannacci. Sono alcuni degli episodi raccolti dal Fronte antifascista, che ora chiede alla Procura di Roma di verificare l’eventuale presenza di appartenenti alle forze dell’ordine nella struttura organizzativa del partito fondato dal generale.
L’iniziativa arriva attraverso un’integrazione dell’esposto presentato dall’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo, coordinatore nazionale del Fronte antifascista. La richiesta agli inquirenti è circoscritta: accertare se tra iscritti, dirigenti, coordinatori territoriali e attivisti di Futuro nazionale figurino appartenenti in servizio alla Polizia di Stato o ad altri corpi di polizia a ordinamento civile e, in caso affermativo, quale sia il loro ruolo.
Il tema non riguarda infatti la semplice appartenenza politica. Poliziotti e militari possono iscriversi a un partito, ma sono previste limitazioni rispetto all’assunzione di cariche direttive e incarichi organizzativi.
Dal vicepresidente poliziotto al convegno con Vannacci
Uno degli episodi indicati nelle ricostruzioni raccolte dal Fronte antifascista riguarda un referente dell’area campana vicina a Vannacci che, nell’annunciare la propria adesione a Futuro nazionale, avrebbe indicato come vicepresidente un agente della Polizia di Stato.
Un altro caso riguarda invece un dirigente del principale sindacato di polizia a Torino, in precedenza alla guida di un team collegato al precedente movimento politico di Vannacci e descritto dalla stampa come vicino al generale.
Nel maggio scorso lo stesso sindacato aveva organizzato un incontro pubblico con Vannacci nel quale erano stati affrontati temi come remigrazione, certezza della pena e tutela delle forze dell’ordine.
C’è poi il caso emerso tra Ragusa e Siracusa di un ex sovrintendente capo della Polizia di Stato, oggi in pensione, indicato dalla stampa come promotore di un comitato e tra i partecipanti all’assemblea costituente di Futuro nazionale dello scorso giugno. Una posizione differente, proprio perché riguarderebbe una persona non più in servizio.
Cosa chiede di verificare il Fronte antifascista
Il punto sollevato nell’esposto, secondo Fiumefreddo, non riguarda le opinioni politiche individuali degli appartenenti alle forze dell’ordine. Gli accertamenti richiesti puntano piuttosto a stabilire dove finisca l’esercizio delle libertà personali e dove possa eventualmente cominciare un’attività organizzativa incompatibile con gli obblighi connessi al servizio.
In particolare, il Fronte antifascista chiede di verificare l’eventuale assunzione di incarichi politici o organizzativi e se grado, qualifica, uniforme o esperienza professionale siano stati utilizzati per rafforzare pubblicamente un progetto politico.
«Il nostro non è un sospetto», sostiene Fiumefreddo, spiegando che l’organizzazione avrebbe raccolto una quantità significativa di materiale pubblicamente disponibile.
Post, fotografie e video al vaglio
Il materiale raccolto comprenderebbe post sui social, fotografie, video, comunicati e interviste. Una sorta di archivio di episodi pubblici dal quale, secondo il Fronte antifascista, emergerebbero altre situazioni meritevoli di approfondimento.
Sarà tuttavia compito degli organi competenti stabilire se i singoli casi abbiano effettivamente rilevanza e se siano state violate norme o disposizioni relative agli appartenenti alle forze dell’ordine.
L’esposto, infatti, costituisce una richiesta di accertamenti e non dimostra di per sé l’esistenza di condotte illecite.
Gli accertamenti della Procura militare
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. La Procura militare di Roma ha infatti avviato accertamenti preliminari sulla possibile presenza di appartenenti alle Forze armate nella struttura organizzativa di Futuro nazionale, dopo una segnalazione proveniente da un sindacato dei militari.
I due fronti sono però distinti. Gli accertamenti della magistratura militare riguardano gli appartenenti alle Forze armate, mentre l’esposto presentato dal Fronte antifascista concentra l’attenzione sulle forze di polizia a ordinamento civile.
Fiumefreddo: «Nessuna verità accertata su rischi di colpo di Stato»
Fiumefreddo invita anche a non trasformare gli elementi raccolti in conclusioni che, allo stato, non risultano dimostrate.
«Non voglio fare allarmismo – sottolinea l’avvocato – oggi non esiste alcuna verità accertata che autorizzi a parlare di un possibile rischio di colpo di Stato. Eppure, alcuni segnali meritano di essere osservati con attenzione».
La preoccupazione espressa dal coordinatore del Fronte antifascista riguarda soprattutto l’eventuale sovrapposizione tra ambienti politici nei quali viene evocato l’intervento dei militari e una possibile partecipazione organizzata di appartenenti alle forze dell’ordine.
È proprio l’esistenza di questa eventuale presenza strutturata di uomini in divisa nella politica che, secondo Fiumefreddo, deve essere verificata dalle autorità competenti. «Meglio prevenire che curare», conclude. Ora spetterà agli inquirenti valutare il materiale e stabilire se dagli elementi segnalati emergano fatti che richiedano ulteriori approfondimenti.


