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Mediterraneo, Giuliacci avverte: “Anomalia nell’acqua, cosa sta succedendo”. Rischio grosso per l’autunno

Pubblicato: 06/09/2026 08:10

L’estate meteorologica è terminata, ma una parte consistente del calore accumulato negli ultimi mesi è ancora intrappolata nel Mediterraneo. Le analisi aggiornate alla fine di agosto 2026 mostrano infatti temperature insolitamente elevate non soltanto sulla superficie del mare, ma anche a decine di metri di profondità.

A fotografare la situazione sono le elaborazioni del Consorzio LaMMA-CNR, riprese e analizzate da Meteo Giuliacci. Il dato più significativo riguarda la quantità complessiva di energia termica accumulata nel bacino: circa 8,2 exajoule, equivalente a circa 1,8 volte l’energia utilizzata dall’Italia per i consumi finali nell’intero 2024.

Un’enorme riserva di calore che non significa automaticamente maltempo estremo nelle prossime settimane, ma che rappresenta una delle variabili da tenere sotto osservazione con l’avvicinarsi dell’autunno.

Il caldo arriva fino a decine di metri sotto la superficie

L’anomalia non riguarda soltanto lo strato superficiale dell’acqua, quello che risente più rapidamente delle ondate di caldo e delle successive variazioni meteorologiche.

Nel Mar Ligure, secondo le analisi del LaMMA-CNR, l’anomalia termica raggiunge circa +1,7°C nei primi 70 metri di profondità. Scendendo ulteriormente, il surplus si riduce ma non scompare: negli strati più profondi analizzati si mantiene infatti intorno a +0,8°C.

È proprio la distribuzione verticale del calore a rendere il dato particolarmente rilevante. Un raffreddamento della superficie, infatti, non sarebbe sufficiente a cancellare rapidamente l’energia immagazzinata durante l’estate nell’intera massa d’acqua.

Dove il Mediterraneo è più caldo

La situazione non è omogenea in tutto il bacino. Alla fine di agosto il caldo marino si è attenuato soprattutto tra Gibilterra e le Baleari, mentre sono comparsi nuovi nuclei caratterizzati da temperature particolarmente elevate nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico.

Non si può quindi parlare di un Mediterraneo uniformemente «bollente». Le anomalie cambiano considerevolmente a seconda delle aree e della profondità, ma il dato complessivo rimane quello di un bacino che conserva una quantità eccezionale di energia dopo i mesi estivi.

Perché un mare così caldo può influenzare il maltempo

È con l’arrivo delle prime incursioni di aria più fresca che la temperatura del Mediterraneo diventa una variabile meteorologica particolarmente importante.

Quando una massa d’aria più fredda raggiunge acque molto calde, aumenta il contrasto termico e il mare può fornire maggiore calore e umidità all’atmosfera. In presenza delle altre condizioni necessarie, questa energia può contribuire ad alimentare l’instabilità e i sistemi perturbati.

Ciò non significa che un mare più caldo provochi automaticamente temporali violenti, nubifragi o alluvioni. Perché si sviluppi un evento estremo devono combinarsi numerosi fattori atmosferici e la temperatura dell’acqua rappresenta soltanto uno degli elementi in gioco.

Un Mediterraneo eccezionalmente caldo può però mettere a disposizione dell’atmosfera una maggiore quantità di energia e umidità, motivo per cui la sua evoluzione viene osservata con attenzione in vista delle perturbazioni autunnali.

Perché il mare non si raffredda subito a settembre

Il passaggio dall’estate all’autunno non coincide con un improvviso raffreddamento del Mediterraneo. La superficie del mare può perdere calore relativamente rapidamente in presenza di aria più fresca, vento e condizioni meteorologiche differenti, ma negli strati sottostanti il processo richiede molto più tempo.

L’acqua possiede infatti una grande capacità di immagazzinare calore. Se l’anomalia interessa decine di metri di profondità, l’energia accumulata durante l’estate non può essere dispersa nell’arco di pochi giorni.

È questa persistenza dell’anomalia termica uno degli aspetti più significativi delle rilevazioni di fine agosto. Settembre è cominciato, ma dal punto di vista energetico una parte dell’estate resta ancora custodita sotto la superficie del Mediterraneo.

Il Mediterraneo osservato speciale nelle prossime settimane

Le prossime perturbazioni dovranno quindi confrontarsi con un bacino che arriva all’autunno con una consistente riserva di calore. Saranno però configurazione atmosferica, venti, umidità, posizione delle depressioni e numerosi altri fattori a determinare concretamente intensità e localizzazione degli eventuali fenomeni.

Il dato degli 8,2 exajoule non rappresenta dunque una previsione di eventi estremi, ma fotografa le condizioni di partenza del Mediterraneo alla fine dell’estate.

Ed è proprio questa la particolarità del 2026: mentre le giornate cominciano lentamente ad accorciarsi e la stagione cambia, il mare continua a conservare in profondità una parte enorme dell’energia accumulata durante l’estate.

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