
«Come va?». Sarebbero bastate queste due parole a far esplodere l’ennesimo scontro che vede protagonista Salvo Sottile. Il giornalista, da pochi giorni alla conduzione di Ore 14 dopo l’addio di Milo Infante alla Rai, racconta di essere stato insultato dagli inviati di Report Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni nel cortile della sede Rai di via Teulada.
Intervistato dal Messaggero, Sottile ricostruisce quanto sarebbe accaduto giovedì e assicura di non aver cercato lo scontro: «”Come va?”. Questo ho detto a Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni. Mi hanno risposto dandomi del “venduto” e del “pezzo di merda”».
Il conduttore precisa però di non volere conseguenze professionali per i due: «Non voglio che vengano presi provvedimenti disciplinari».
Lo scontro nel cortile di via Teulada
L’episodio arriva al termine di giorni particolarmente movimentati per Sottile. Prima i botta e risposta con Milo Infante, che ha lasciato Ore 14 per passare a Mediaset, poi lo scontro con Sigfrido Ranucci e infine il faccia a faccia con i due giornalisti di Report.
Sottile sostiene che il suo «Come va?» rivolto a Iovene e Bertazzoni non nascondesse alcuna provocazione e racconta di aver ricevuto in risposta gli insulti.
La tensione si inserisce nel più ampio confronto tra il conduttore e l’ambiente di Report, esploso dopo le critiche rivolte pubblicamente da Sottile a Ranucci.
Sottile contro Ranucci: «Il santone e la doppia morale»
Nell’intervista Sottile non arretra di un passo e torna ad attaccare direttamente Sigfrido Ranucci.
«Capisco che, avendo contestato la doppia morale del santone Ranucci, io debba finire al rogo come gli eretici. Ma io sono un giornalista che fa domande a tutti, di ogni tipo, e continuerò a farle», afferma.
Poi alza ulteriormente i toni, contestando alcuni accostamenti fatti da Ranucci: «Ranucci ora si paragona a Falcone e Borsellino, a Giulio Regeni… Siamo nella mitomania più assoluta».
Si tratta di giudizi molto duri che confermano come lo scontro tra i due giornalisti sia ormai diventato apertamente pubblico.
Il caso del padre di Sottile
Dietro l’ostilità nei confronti di Report, Sottile non esclude possa esserci anche una vicenda personale. Il giornalista ricorda infatti un’inchiesta della trasmissione nella quale venne citato suo padre, storico cronista palermitano.
Secondo Sottile, il genitore sarebbe stato tirato in ballo senza avere alcun ruolo nei fatti oggetto dell’inchiesta.
«In quell’occasione, senza scrupoli, fece arrivare schizzi di fango su una persona completamente estranea ai fatti, citata solo come suggestione», sostiene riferendosi a Ranucci.
Una vicenda che il conduttore evidentemente non ha dimenticato e che oggi riaffiora nel pieno della nuova contrapposizione.
Gli elogi a Meloni e le critiche alla sinistra
Sottile risponde anche a chi gli contesta una posizione politica troppo marcata. Nei video pubblicati sui propri canali social il giornalista non ha nascosto apprezzamenti nei confronti di Giorgia Meloni e critiche rivolte a esponenti della sinistra, tra cui recentemente Stefano Bonaccini.
Il conduttore respinge però l’idea che questo significhi essersi schierato politicamente: «Io commento la cronaca e l’attualità politica», afferma.
E soprattutto rifiuta l’accusa di essere un «venduto», termine che, secondo il suo racconto, gli sarebbe stato rivolto proprio dagli inviati di Report.
Il ricordo di Franco Di Mare: «Mi cacciò da Rai3»
Nell’intervista c’è spazio anche per un passaggio sul rapporto con la Rai e su Franco Di Mare, giornalista ed ex direttore di Rai3 scomparso nel 2024.
Sottile ricorda uno dei momenti più difficili della propria esperienza professionale in azienda e attribuisce a Michele Guardì il merito di avergli dato una nuova opportunità.
«Devo tanto a Michele Guardì, quando il direttore di Rai3 Di Mare mi cacciò, fu l’unico a offrirmi un lavoro», racconta.
Tra vecchi conti professionali e nuovi scontri, il ritorno di Salvo Sottile alla guida di un programma Rai parte dunque in un clima tutt’altro che tranquillo. E dopo il confronto con Infante, Ranucci e gli inviati di Report, il conduttore chiarisce che non intende cambiare atteggiamento: «Continuerò a fare domande».


