
Un intervento di chirurgia endoscopica ad alta precisione ha salvato la vita a una bambina di soli venti mesi, rimasta per oltre due settimane con i frammenti di una nocciola incastrati nei polmoni. La vicenda ha visto come teatro l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove l’équipe medica guidata dal chirurgo Massimo Sonego ha affrontato una situazione clinica di estrema delicatezza. L’episodio originario si era verificato mentre la piccola si trovava in vacanza in Albania con i propri familiari. Un improvviso momento di soffocamento da cibo aveva scatenato una violenta crisi respiratoria, apparentemente rientrata nel giro di pochi minuti. Il persistere di un sibilo costante durante l’inspirazione ha spinto i genitori a cercare assistenza sanitaria immediata. Dopo un primo riscontro di enfisema polmonare nell’ospedale albanese, la famiglia ha scelto di rientrare d’urgenza in Italia per affidare la bimba alle cure specialistiche della struttura veneta.
Un’operazione ad alto rischio
L’ingresso della piccola al pronto soccorso dell’ospedale trevigiano è avvenuto nella tarda serata, consentendo ai medici di effettuare i necessari riscontri diagnostici nella mattinata successiva. Una volta confermata la presenza del corpo estraneo all’interno dell’albero bronchiale, la paziente è stata trasferita d’urgenza in sala operatoria. La procedura medica si è rivelata eccezionalmente complessa a causa del tempo trascorso dall’evento incidentale. Il permanere della nocciola nella cavità polmonare per ben due settimane ha causato il suo sgretolamento in sei distinti frammenti, scatenando al contempo un’imponente reazione infiammatoria locale. I tessuti del bronco apparivano fortemente edematosi e soggetti a un elevato rischio di sanguinamento, un fattore che ha ridotto ulteriormente la visibilità operativa del chirurgo e la sua capacità di movimento all’interno dei canali aerei.
Per portare a termine la rimozione dei residui è stato necessario impiegare uno strumento ad alta tecnologia denominato broncoscopio rigido. Le ridottissime dimensioni della paziente, dal peso di circa dieci chilogrammi, hanno imposto l’utilizzo di una strumentazione specialistica dall’ampiezza operativa estremamente ridotta. Il tubo endoscopico impiegato garantiva al medico uno spazio di manovra pari ad appena tre millimetri e mezzo di diametro. In questo minuscolo varco, il dottor Sonego ha dovuto manovrare le micro pinze per afferrare singolarmente ciascuno dei sei frammenti, mentre l’équipe anestesiologica manteneva costantemente la ventilazione polmonare della bambina. Il successo delle fasi più critiche dell’intervento è stato reso possibile anche grazie al contributo fondamentale del chirurgo pediatrico Mario Ferro, che ha fornito le attrezzature specifiche e il proprio supporto tecnico.
Il decorso e la piena guarigione
La complessa procedura endoscopica ha richiesto oltre un’ora e mezza di lavoro continuativo per garantire la completa pulizia del sistema respiratorio. Una volta estratto ogni residuo vegetale e verificata l’assenza di ulteriori lesioni alle pareti bronchiali, la bambina è stata trasferita temporaneamente nel reparto di Terapia intensiva per un monitoraggio costante dei parametri vitali. Dopo una prima fase di stabilizzazione, la piccola è stata assegnata al reparto di degenza ordinaria, dove è rimasta per tre giorni per completare le terapie farmacologiche antinfiammatorie e antibiotiche. I controlli successivi hanno confermato il perfetto recupero della capacità polmonare e la totale scomparsa dell’infezione, permettendo ai medici di firmare le dimissioni e restituire la bambina all’affetto dei genitori in condizioni di salute ottimali.
I consigli degli esperti per la prevenzione
L’esito positivo della vicenda ha spinto il personale medico dell’Unità di Otorinolaringoiatria a lanciare un chiaro allarme di carattere preventivo rivolto a tutte le famiglie. Gli esperti sottolineano come la frutta secca rappresenti una delle principali cause di soffocamento in età pediatrica a causa della sua consistenza e della sua forma. I bambini piccoli possiedono infatti una dentatura ancora incompleta e un meccanismo di deglutizione non del tutto maturo, due elementi che aumentano in modo drastico il rischio di inalazione accidentale nelle vie aeree. Per evitare tragiche fatalità, i medici raccomandano di non somministrare mai noci, nocciole o mandorle intere o sbriciolate ai bimbi di età inferiore ai quattro anni. L’unico modo sicuro per inserire la frutta secca nella dieta dei più piccoli rimane la somministrazione sotto forma di creme morbide e omogenee.


