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Zelensky nel mirino dei russi: un drone ha sfiorato il suo aereo mentre partiva per la Norvegia

Pubblicato: 10/09/2026 07:16

La guerra sfiora Zelensky dal cielo. Il presidente ucraino è arrivato nella notte in Canada, dove incontrerà il premier Mark Carney per consolidare il sostegno a Kiev, ma il viaggio porta con sé un episodio che fotografa meglio di qualsiasi dichiarazione quanto il conflitto sia ormai capace di oltrepassare i confini ucraini. Durante la partenza dalla Moldavia, il suo aereo si è trovato in una situazione di allerta dopo l’ingresso di un drone russo nello spazio aereo moldavo e romeno. Il premier norvegese Jonas Gahr Støre ha parlato di un velivolo di Zelensky «quasi colpito» dal drone; fonti ucraine e moldave hanno poi ridimensionato l’episodio, definendo «esagerata» l’ipotesi di un pericolo diretto per il presidente.

Resta però il fatto che due droni russi hanno costretto l’aeroporto di Chisinau a sospendere temporaneamente le operazioni. È un copione diventato sempre più frequente negli ultimi mesi: i velivoli senza pilota diretti verso l’Ucraina finiscono per sconfinare nello spazio aereo dei Paesi vicini, trasformando la guerra in una minaccia concreta anche per chi, almeno formalmente, non vi partecipa. Nel caso di Zelensky, il simbolismo è ancora più forte: mentre il presidente ucraino viaggia per chiedere nuovi aiuti e rafforzare le alleanze, un drone russo arriva a pochi chilometri dalla sua rotta di volo. Kiev precisa che non c’è stato un rischio diretto, ma l’incidente mostra quanto sottile sia ormai la linea tra guerra e normalità in Europa orientale.

Zelensky è arrivato in Canada dopo la tappa in Norvegia, dove aveva partecipato ai funerali di re Harald, e resterà impegnato fino a venerdì in una serie di incontri tra Calgary, Toronto, North Bay e Banff. Sul tavolo ci sono soprattutto difesa, energia ed economia, tre settori decisivi per un’Ucraina che si prepara a un altro inverno di guerra. Il governo di Kiev ha infatti predisposto un piano da 5,4 miliardi di dollari per affrontare i mesi più difficili, mentre gli attacchi russi contro infrastrutture energetiche e trasporti continuano a rappresentare una delle principali minacce per la popolazione.

Intanto, dopo una tregua di tre giorni legata alla presenza a Mosca e poi a Kiev degli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner, sono ripresi i raid russi su Kiev. La missione dei mediatori inviati da Donald Trump non ha prodotto la svolta sperata. E il ritorno delle bombe sulla capitale ucraina arriva mentre sul piano diplomatico Washington continua a cercare un varco per riaprire i negoziati. Il contrasto è evidente: da una parte i tentativi di costruire un accordo, dall’altra droni e missili che continuano a dettare il ritmo della guerra.

Proprio Donald Trump ha raccontato di aver avuto una «ottima conversazione» con Vladimir Putin. Secondo il presidente americano, il leader russo «vuole fare un accordo» e anche un’intesa con Zelensky sarebbe «una bella cosa». Ma Trump individua nello stesso tempo il principale ostacolo: Putin e Zelensky si odiano. È una frase che restituisce la distanza ancora enorme tra le posizioni dei due governi, nonostante i segnali di disponibilità a discutere. Martedì 8 settembre, durante la lunga telefonata con Trump, Putin ha inoltre assicurato che Mosca non avrebbe alcun piano per aggredire l’Europa.

A Berlino, però, il clima è tutt’altro che disteso. La Germania accusa la Russia di essere responsabile dei droni-bomba individuati all’aeroporto di Lipsia e ha deciso di chiudere il consolato generale russo di Bonn. Mosca ha reagito con una misura speculare, annunciando la chiusura del consolato tedesco a San Pietroburgo. È l’ennesimo segnale di un deterioramento dei rapporti tra Russia e Germania, mentre gli episodi legati ai droni ampliano la percezione di una guerra che non rimane più confinata al territorio ucraino.

Per Kiev, il problema non è soltanto militare. L’avvicinarsi dell’inverno significa prepararsi a possibili nuovi attacchi contro centrali elettriche, reti di distribuzione e infrastrutture essenziali. La strategia russa potrebbe infatti puntare ancora una volta a colpire l’energia per mettere sotto pressione la popolazione durante i mesi più freddi. Da qui il piano miliardario annunciato dall’Ucraina e la necessità, per Zelensky, di mantenere aperto il rubinetto degli aiuti occidentali. Il viaggio in Canada assume così un significato molto concreto: ottenere armi, investimenti e garanzie prima che il prossimo inverno trasformi ancora una volta l’energia in un’arma di guerra.

Sul terreno diplomatico, Zelensky continua intanto a dichiararsi pronto a compromessi, ma senza accettare condizioni che possano compromettere la sicurezza futura dell’Ucraina. Trump vorrebbe chiudere il conflitto e Putin sostiene di essere disposto a un accordo, ma tra le dichiarazioni e un vero negoziato resta un abisso. La Russia continua a bombardare, l’Ucraina continua a resistere e l’Europa si trova sempre più direttamente esposta alle conseguenze della guerra. L’episodio del drone in Moldavia è, in questo senso, più di un incidente di volo: è il promemoria di quanto il conflitto sia ormai capace di viaggiare oltre le frontiere.

E proprio l’immagine dell’aereo di Zelensky sfiorato da un drone restituisce la fotografia più efficace di questa fase della guerra. Il presidente ucraino vola da una capitale all’altra per cercare alleati e costruire una possibile via d’uscita diplomatica; sotto di lui, però, i cieli dell’Europa orientale restano attraversati da droni russi e sistemi di difesa in allerta. Mosca e Washington parlano di accordo, Kiev dice di essere pronta a discutere, ma intanto i raid riprendono e le frontiere diventano sempre più fragili. La diplomazia cerca una rotta; i droni continuano a indicare quella della guerra.

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