
Un ricercatore di Anthropic e Open AI, Jacob Coxon, dimettendosi da queste enormi company, più potenti di grandi Stati, ha dichiarato che l’Intelligenza artificiale porterà a distruggere l’umanità in pochi anni. La frase è forte e sembra apodittica. Papa Leone XIV nella sua magnifica enciclica, pur non profetizzando l’Apocalisse, ci ha fatto seriamente riflettere su questo passaggio epocale, richiamando la centralità dell’uomo, creato da Dio, la sua unicità.
L’allarme di Coxon è di un uomo isolato, non ci sono, per complicità allo show business una coralità al suo annuncio, non c’è stata a Palo Alto o a Cupertino una rivolta delle coscienze, una presa della Bastiglia al grido: cogito (in proprio) ergo sum.
Lo stesso ceo di Anthropic, Dario Amodei, fece tempo fa delle dichiarazioni allarmate e molto serie sull’uso improprio dell’AI, e per questo fu messo al bando per un certo periodo dall’amministrazione Trump, che nel frattempo impazzava sulle immagini AI, da Gaza al Mar Rosso, novello Mosè. E le elucubrazioni di Musk, su emigrazioni spaziali prossime, ovviamante elitarie, rasentano il Noè del diluvio universale.
Ormai l’AI si sta diffondendo come uso comune, per cambiarsi aspetto sui social, per scherzare con gli amici, ma anche per fare tesi di laurea o curarsi. Una mia amica ormai ha eletto “Cetty”, praticamente il nome di una colf palermitana, come chiama lei ChaptGpt, a proprio medico personale. Riusciamo a pensare a quanti posti di lavoro, nelle banche o nelle pubbliche amministrazioni saranno sostituiti dagli assistenti digitali? Quanti robot, come quelli che abbiamo visto alle loro olimpiadi in Cina, aiutati dall’AI diventeranno soldati, vigili urbani o paramedici?
Abbiamo visto tanti film a riguardo negli ultimi decenni, premonitori di futuri non sempre rassicuranti. Ma nessuno finora rasentava l’Apocalisse enunciata da Coxon come il capolavoro di Stanley Kubrick, 2001 Odissea nello spazio. In quel film il computer di bordo, oggi facilmente gestito dall’AI, prende il sopravvento sull’uomo, decide lei, aveva una voce femminile, al suo posto. E guardando gli attuali leader mondiali, dotati di eserciti tecnologici, ed affetti tutti da patologie schizofreniche, sembrerebbe quasi un miglioramento. Ma la scena riservata all’umanità potrebbe essere quella dei primati che lottano tra loro brandendo delle ossa. Tutto questo ingentilito, in maniera provocatoriamente raccapricciante, dalle note della colonna sonora tratta da Così parlò Zaratustra di Richard Strauss. La musica riecheggia il capolavoro di Nietsche nella cui premessa il filosofo tedesco esprime: Dio è morto. Ma anche l’uomo non sembra che se la passi bene.


