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Pensioni di reversibilità, cambia tutto in Italia: le nuove regole dal 2027

Pubblicato: 14/09/2026 19:03

Le pensioni di reversibilità potrebbero cambiare nel 2027 non soltanto per effetto dell’eventuale rivalutazione degli assegni, ma anche per quanto riguarda le soglie di reddito che determinano le riduzioni della pensione ai superstiti. Il meccanismo è infatti collegato al trattamento minimo INPS, il cui importo viene aggiornato annualmente sulla base della rivalutazione.

Nel 2026, il trattamento minimo INPS è fissato a 611,85 euro al mese. Se per il 2027 venisse confermata una rivalutazione del 2,9%, l’importo salirebbe a circa 629,59 euro mensili. Su tredici mensilità, il trattamento minimo annuo passerebbe così da 7.954,05 a circa 8.184,72 euro. Si tratta, però, di una stima: la percentuale definitiva dovrà essere stabilita ufficialmente dal Ministero dell’Economia.

Il valore della pensione di reversibilità non coincide automaticamente con l’intero assegno percepito dalla persona deceduta. Nel caso più comune, quello del coniuge superstite come unico beneficiario, la quota riconosciuta è pari al 60% della pensione del defunto. Se al coniuge si aggiunge un figlio, la percentuale complessiva sale all’80%, mentre con il coniuge e due o più figli può arrivare al 100%.

Quando, invece, i beneficiari sono esclusivamente i figli, le percentuali cambiano e dipendono dal loro numero. Il calcolo della prestazione deve quindi tenere conto sia della composizione del nucleo dei superstiti sia delle regole previste per l’accesso alla pensione.

C’è poi un secondo elemento da considerare: il reddito personale del beneficiario. La reversibilità può infatti essere ridotta quando il superstite dispone di altri redditi oltre alla pensione. Fino a tre volte il trattamento minimo INPS non viene applicata alcuna decurtazione.

Superata la prima soglia, scatta una riduzione del 25% della pensione. Se il reddito personale supera quattro volte il trattamento minimo, il taglio sale al 40%, mentre oltre cinque volte il minimo la riduzione può arrivare al 50%. Sono quindi proprio gli aggiornamenti del trattamento minimo a determinare indirettamente anche i limiti entro i quali queste decurtazioni entrano in gioco.

Ed è qui che potrebbe arrivare la principale novità del 2027. Se la rivalutazione del 2,9% fosse confermata, la prima soglia di reddito salirebbe a circa 24.554,15 euro annui. Fino a questo importo non sarebbe quindi prevista alcuna riduzione della pensione di reversibilità, secondo la stima contenuta nel calcolo.

Le fasce successive si sposterebbero di conseguenza. Tra 24.554,15 e 32.738,87 euro di reddito personale scatterebbe una riduzione del 25%; tra 32.738,87 e 40.923,59 euro il taglio sarebbe del 40%. Oltre questa ultima soglia potrebbe invece essere applicata la riduzione massima del 50%.

Il possibile effetto positivo per i beneficiari è dunque evidente: con una rivalutazione del trattamento minimo, nel 2027 si potrebbe guadagnare un margine di reddito prima che scatti il taglio della reversibilità. Nel 2026 la prima soglia è infatti fissata a 23.862,15 euro, mentre con l’ipotesi del 2,9% salirebbe a 24.554,15 euro. Le cifre definitive, tuttavia, dipenderanno dalla rivalutazione ufficiale che sarà stabilita per il 2027.

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