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“Separiamoci dall’Italia”. I secessionisti sudtirolesi e l’alleanza con l’Afd

Pubblicato: 17/09/2026 07:26

«Separiamoci dall’Italia». È la prospettiva politica che la Süd-Tiroler Freiheit (STF) porta avanti da anni e che torna al centro del dibattito in Alto Adige anche attraverso i rapporti sempre più stretti con esponenti dell’AfD, il partito della destra tedesca. A Termeno, nel cuore della Bassa Atesina, il leader dei giovani di AfD Jean-Pascal Hohm è arrivato come ospite d’onore al congresso provinciale della Junge Süd-Tiroler Freiheit, il movimento giovanile del partito indipendentista fondato da Eva Klotz.

La presenza di Hohm non è stata casuale. L’invito è partito proprio dai vertici giovanili della Süd-Tiroler Freiheit, che già nell’autunno del 2024 avevano ospitato l’esponente tedesco a un’assemblea del movimento, su invito dell’allora portavoce Melanie Mair. Un rapporto, dunque, che va oltre la semplice partecipazione a un singolo evento e che trova un terreno comune nella questione dell’autodeterminazione e dell’identità linguistica e culturale.

È proprio qui che si incrociano le due traiettorie politiche. La STF rivendica l’autodeterminazione del Sudtirolo e sostiene apertamente il distacco della provincia dall’Italia, mentre l’AfD ha individuato nella questione altoatesina un tema legato alla tutela dell’identità tedesca. Una convergenza costruita attorno a concetti come popolo, identità, cultura e autodeterminazione, che a Termeno è diventata particolarmente evidente.

Fuori dalla sala, però, il clima era tutt’altro che tranquillo. Una trentina di sigle antifasciste hanno manifestato contro la presenza di Hohm con lo slogan «Hohm go home». All’interno, invece, il dirigente dell’AfD ha rivendicato il diritto di tenere l’assemblea così come quello dei manifestanti di contestarla, presentando il confronto tra posizioni diverse come parte del normale funzionamento di una società democratica.

Hohm ha poi spiegato il significato politico della sua presenza in Alto Adige, descrivendo il Sudtirolo come un modello per la causa dell’autodeterminazione. Secondo il dirigente tedesco, si tratta di un territorio nel quale una comunità difende la propria identità e la propria cultura. Da qui, la rivendicazione di una responsabilità anche per la politica tedesca: occuparsi della popolazione di lingua tedesca dell’Alto Adige e delle sue aspirazioni.

Ma le parole di Hohm vanno inserite anche nel suo percorso politico. Classe 1997, alla guida di Generation Deutschland dalla fine di novembre, ha costruito negli anni la propria esperienza ai vertici della Junge Alternative in Brandeburgo, l’organizzazione giovanile dell’AfD successivamente sciolta dopo essere stata classificata come estremista di destra dall’intelligence tedesca. Dal 2021 guida inoltre la sezione dell’AfD di Cottbus, area nella quale gli apparati di sicurezza interna tedeschi hanno segnalato collegamenti con ambienti dell’estrema destra.

Nel suo passato politico c’è anche un episodio giudiziario: nel 2021 Hohm fu sottoposto a un’indagine della polizia dopo aver guidato un corteo non autorizzato. Secondo le ricostruzioni citate nel dibattito tedesco, alla testa della manifestazione si trovava un gruppo di persone mascherate associato all’area del Black bloc di estrema destra. Elementi che contribuiscono a spiegare perché la sua presenza a Termeno abbia provocato contestazioni e acceso una discussione anche all’interno della comunità locale.

Al congresso erano presenti anche esponenti storici della Süd-Tiroler Freiheit, da Sven Knoll a Eva Klotz. Knoll ha precisato di non aver organizzato personalmente l’iniziativa, mentre il movimento ha difeso il diritto al confronto politico. Sullo sfondo, però, rimane la questione centrale: la STF non chiede semplicemente maggiore autonomia, ma porta avanti una rivendicazione di autodeterminazione che contempla la secessione del Sudtirolo dall’Italia. Ed è proprio questa posizione a rendere particolarmente significativo il dialogo con una forza politica tedesca come l’AfD.

La vicenda di Termeno riporta così alla luce una frattura che in Alto Adige non è mai completamente scomparsa: da una parte l’integrazione della provincia nell’ordinamento italiano e il modello dell’autonomia, dall’altra chi continua a sostenere il diritto a decidere sul futuro politico del Sudtirolo, fino all’ipotesi dell’indipendenza. In mezzo, un rapporto sempre più visibile tra indipendentisti sudtirolesi e destra tedesca, contestato in piazza e discusso dentro la stessa comunità altoatesina. Una partita nella quale identità, lingua, autonomia e secessione tornano a intrecciarsi con la politica europea.

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