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Professoressa accoltellata a scuola, le sue parole: “Ecco chi mi ha salvato, ma non cambio idea”

Pubblicato: 18/09/2026 18:01

«Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio». Sono le prime parole di Isabella Marsilio, la professoressa aggredita questa mattina da un suo studente all’interno della scuola media Verga, nel quartiere Centocelle a Roma. Intervistata telefonicamente da Repubblica, l’insegnante racconta i momenti dell’aggressione e prova a interrogarsi su cosa possa aver spinto il ragazzo a colpirla.

«Sono ferita nell’animo soprattutto. Sono sconvolta che un ragazzo così giovane e con una famiglia alle spalle di tutto rispetto abbia concepito tutto questo», racconta la docente, che ha ricevuto una prognosi di 15 giorni.

«È entrato con casco, occhiali con telecamera e spray al peperoncino»

Marsilio ricostruisce così l’inizio dell’aggressione: «Erano le 9.20. Senza bussare vedo entrare il mio alunno. L’ho guardato ma non ho fatto in tempo a rendermi conto».

Secondo il suo racconto, lo studente si sarebbe presentato in classe con un equipaggiamento particolare. «Indossava un casco da ciclista e un paio di occhiali con telecamera. Nella mano sinistra teneva una bomboletta di spray al peperoncino che mi ha spruzzato in faccia. Poi mi ha colpita con un pugnale che aveva una lama di almeno 20 centimetri».

Un dettaglio ha impressionato particolarmente la docente: il silenzio del ragazzo durante l’aggressione. «Non ha mai detto una parola. Niente. Né prima, né dopo».

A fermarlo sarebbe stato un altro studente. «Sono stata soccorsa subito, da un meraviglioso studente che lo ha bloccato. Poi si è scatenato l’inferno nella scuola».

Il ragazzo che l’ha soccorsa è originario del Congo

Nel corso dell’intervista viene affrontato anche il tema delle opinioni espresse dalla docente sui social, dove Marsilio ha pubblicato contenuti favorevoli alla remigrazione e riconducibili a posizioni politiche di destra. Lo studente intervenuto per aiutarla è originario della Repubblica Democratica del Congo.

Alla domanda se questo la porti a riconsiderare le proprie posizioni, l’insegnante risponde: «Non c’è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano».

E sulla remigrazione ribadisce: «Certo. Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque».

«Aveva detto ai compagni che mi avrebbe accoltellata»

La professoressa riferisce di avere appreso soltanto dopo l’aggressione che il gesto potrebbe essere stato pianificato. «Mi è stato anche riferito che nell’ultima settimana aveva detto ai compagni che mi avrebbe accoltellata», racconta.

Marsilio sostiene di non avere avuto alcun presentimento. Dopo quanto accaduto, però, ritiene di avere individuato quello che, secondo lei, potrebbe essere stato il motivo immediato del gesto: «Adesso ho chiaro quale è stata la molla scatenante».

Alla domanda su quale fosse, risponde: «Il compito in classe programmato per questa mattina per recuperare il debito in Storia». Si tratta, al momento, dell’interpretazione della docente e non di un movente accertato dagli investigatori.

«L’anno scorso aveva dato segnali di malessere»

Secondo l’insegnante, tuttavia, dietro l’aggressione potrebbero esserci problemi più profondi. «L’anno scorso aveva dato segnali di malessere interiore. È figlio unico, i genitori vivono per lui. Alcuni comportamenti lasciavano pensare. In tante occasioni manifestava un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto».

Marsilio racconta di avere incontrato diverse volte i genitori dello studente e aggiunge che il ragazzo «allo sportello d’ascolto non è mai andato».

Anche queste valutazioni rappresentano il racconto personale dell’insegnante e non consentono di formulare conclusioni sullo stato psicologico del minore o sulle cause dell’aggressione.

«Gli voglio bene. Vorrei incontrarlo per abbracciarlo»

Nonostante quanto accaduto, nelle parole della professoressa non c’è soltanto paura. Alla domanda su cosa vorrebbe dire al suo studente, Marsilio risponde: «Gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere».

«Mi dispiace tantissimo se lui ha scambiato i miei insegnamenti per accuse o punizioni. Anche se non l’ho mai punito. Ha covato una grande rabbia dentro di sé nei miei confronti, provo un grandissimo dispiacere per il suo malessere».

E alla domanda se vorrebbe incontrarlo, la risposta è immediata: «Sì, per abbracciarlo».

La docente assicura infine di voler tornare quanto prima tra i suoi studenti: «Anche domani se potessi, purtroppo mi hanno dato 15 giorni di prognosi e non posso».

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