Vai al contenuto

Sigfrido Ranucci fuori da Report, giudice respinge il ricorso. Il conduttore: “Cosa voglio fare”

Pubblicato: 11/10/2026 11:52

Sigfrido Ranucci non tornerà, almeno per il momento, alla conduzione di Report. Il tribunale del Lavoro ha respinto il ricorso d’urgenza con cui il giornalista chiedeva di essere reintegrato alla guida della trasmissione di Rai 3. Una decisione che rappresenta una prima battuta d’arresto nella controversia con la Rai, ma che non chiude la vicenda giudiziaria. Ranucci sta infatti valutando nuove iniziative legali, mentre resta aperta anche la questione della sospensione disciplinare di dieci giorni senza stipendio. Sullo sfondo, l’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista e il suo rapporto con Valter Lavitola, indicato dall’accusa come presunto organizzatore dell’esplosione. Ma nell’ordinanza del tribunale emerge anche un altro elemento: la giudice riconosce l’esistenza di pressioni politiche esercitate da esponenti della maggioranza sui vertici della Rai, pur senza ritenere dimostrata un’interferenza determinante nella decisione contestata.

Ranucci perde il ricorso contro la Rai: cosa ha deciso il tribunale

La prima decisione giudiziaria è arrivata dal tribunale del Lavoro, che ha respinto la richiesta urgente presentata da Sigfrido Ranucci per tornare alla conduzione di Report.

Il giornalista, tuttavia, non considera conclusa la propria battaglia.

Secondo quanto riferito da Repubblica, è previsto un incontro con il gruppo di avvocati coordinato dal professor Roberto De Vita per valutare le prossime iniziative.

Una delle possibilità è presentare un reclamo contro l’ordinanza, chiedendo al tribunale in composizione collegiale di riesaminare la decisione.

La pronuncia sul ricorso d’urgenza, infatti, non equivale necessariamente alla conclusione definitiva della controversia.

Nel frattempo, Ranucci si interroga anche sul proprio futuro professionale.

«Io vorrei fare il giornalista, se poi non me lo permetteranno, se non mi arriveranno altre offerte, allora qualcosa dovrò inventarmi per mettermi a disposizione della società, ma sempre dalla parte dei fragili e dei più deboli», ha dichiarato a Repubblica.

Parole che esprimono l’incertezza del conduttore dopo l’allontanamento dalla trasmissione che ha guidato per anni.

La sospensione di dieci giorni senza stipendio: nuova battaglia legale

Oltre alla questione del reintegro, Ranucci deve affrontare un secondo fronte giudiziario.

La Rai ha infatti disposto nei suoi confronti una sospensione disciplinare di dieci giorni senza stipendio, al termine di un procedimento interno.

Il provvedimento, secondo quanto riportato, è stato adottato la scorsa settimana, ma non sarebbe ancora stato applicato dall’azienda.

Anche questa sanzione potrebbe essere impugnata.

La difesa del giornalista segnala però una difficoltà: Ranucci non avrebbe avuto accesso agli elementi probatori sui quali la Rai ha fondato le contestazioni disciplinari.

Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, l’azienda avrebbe rifiutato di consegnare la documentazione richiesta.

I legali dovranno quindi valutare come contestare il provvedimento e quali iniziative intraprendere per ottenere gli atti ritenuti necessari alla difesa.

L’attentato a Ranucci e il rapporto con Valter Lavitola

La vicenda professionale del giornalista si intreccia con un’altra inchiesta, quella sull’attentato subito sotto casa.

Al centro degli accertamenti compare il nome di Valter Lavitola, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe organizzato l’esplosione.

Si tratta di una contestazione investigativa, non di una responsabilità giudiziariamente accertata.

Il rapporto tra Ranucci e Lavitola è uno degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione degli inquirenti.

Il giornalista considerava Lavitola un amico, e la natura di quella relazione sarà uno degli elementi da chiarire nell’ambito del procedimento.

Ranucci, che nell’inchiesta figura come persona offesa, sarà chiamato a testimoniare.

Le sue dichiarazioni potranno contribuire a ricostruire i rapporti tra i due e le circostanze precedenti all’attentato.

Tra gli interrogativi da approfondire ci sono la frequenza dei loro contatti, ciò che il giornalista conosceva delle attività di Lavitola e l’eventuale presenza di elementi che potessero aver destato sospetti.

Sul fronte penale risulta inoltre presentata una denuncia per rivelazione del segreto d’ufficio, dopo la diffusione di atti ancora riservati relativi all’indagine sull’attentato.

La giudice: «Pressioni dalla maggioranza sui vertici Rai»

Uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza riguarda il rapporto tra politica e servizio pubblico radiotelevisivo.

Pur respingendo il ricorso di Ranucci, la giudice ha riconosciuto la presenza di pressioni politiche sui vertici della Rai, facendo riferimento alle dichiarazioni pubbliche di esponenti della maggioranza di governo.

Nel provvedimento si legge:

«Ritiene l’ufficio che la rassegna stampa agli atti, contenente esternazioni caratterizzate da richieste più o meno velate ma comunque dal tono imperativo di rimozione del dottor Ranucci operate da rappresentanti di alte cariche di Governo, confermi le pressioni esercitate sui vertici della RAI dalla maggioranza tramite organi di stampa».

La magistrata ha inoltre criticato la posizione della difesa aziendale, che aveva contestato la rilevanza di quelle dichiarazioni.

Secondo l’ordinanza, negare l’intento di condizionamento delle dichiarazioni pubbliche provenienti da alte cariche istituzionali significherebbe disconoscere la responsabilità connessa al ruolo ricoperto.

È importante distinguere i due piani della decisione: la giudice ha riconosciuto l’esistenza di pressioni politiche, ma non ha accolto la richiesta di reintegro del giornalista.

Il riconoscimento delle pressioni non equivale, quindi, a una conclusione giudiziaria secondo cui la rimozione di Ranucci sarebbe stata direttamente determinata da quelle dichiarazioni.

La redazione di Report rompe il silenzio: «Nessuno ha mai sfiduciato Sigfrido»

Dopo la pubblicazione dell’ordinanza, anche la redazione di Report ha deciso di intervenire pubblicamente.

I giornalisti hanno voluto chiarire la propria posizione rispetto alle ricostruzioni che, negli ultimi mesi, avevano descritto un gruppo di lavoro diviso e attraversato da contrapposizioni interne.

«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione», hanno dichiarato.

La redazione ha contestato anche l’immagine di una squadra spaccata tra sostenitori e oppositori dell’ex conduttore.

«In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così».

I giornalisti hanno rivendicato l’autonomia della trasmissione rispetto alle pressioni esterne.

«Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende. Report non è influenzabile da poteri più o meno forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo».

Una presa di posizione con cui la redazione cerca di respingere le accuse di divisioni interne e riaffermare la propria indipendenza editoriale.

La delusione di Ranucci: «Potevano dirlo prima»

Il comunicato dei colleghi non è però bastato a cancellare l’amarezza di Sigfrido Ranucci.

Il giornalista ha accolto le parole della redazione sottolineando che una presa di posizione pubblica avrebbe potuto arrivare prima.

«Magari potevano mandarlo un po’ prima, in maniera anche forte», ha osservato.

Una dichiarazione che lascia emergere il peso delle tensioni accumulate durante i mesi della controversia.

Anche Claudia Di Pasquale, nuova co-conduttrice di Report, è intervenuta sulla vicenda, cercando di superare le contrapposizioni.

«Non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti», ha dichiarato.

Secondo Di Pasquale, proprio per questo motivo la redazione dovrà essere «più forte e rigorosa di prima».

L’obiettivo dichiarato dai giornalisti è quello di continuare il lavoro investigativo, rispondendo alle polemiche attraverso le inchieste.

Cosa succede adesso: tre fronti giudiziari ancora aperti

Per Sigfrido Ranucci le prossime settimane potrebbero essere decisive.

Il giornalista e i suoi avvocati dovranno valutare tre questioni distinte: l’eventuale reclamo contro il mancato reintegro, l’impugnazione della sospensione disciplinare e gli sviluppi del procedimento penale relativo all’attentato.

Su ciascuno di questi fronti restano passaggi da affrontare e decisioni ancora da prendere.

Nel frattempo, il futuro professionale dell’ex conduttore rimane incerto.

La sua volontà, come ha spiegato a Repubblica, è continuare a fare giornalismo. Ma non esclude di cercare altre forme di impegno pubblico qualora non riuscisse a proseguire il proprio lavoro.

La prima battaglia davanti al tribunale del Lavoro si è conclusa a favore della Rai. La controversia giudiziaria, però, è tutt’altro che chiusa. E mentre Report prosegue con una nuova conduzione, resta aperta la questione del futuro di uno dei volti più conosciuti del giornalismo d’inchiesta italiano.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure