
Le parole di Silvia Salis arrivano in un momento delicato per il centrosinistra, alle prese con il confronto sulla leadership e sulla strategia da adottare in vista delle elezioni politiche del 2027. Ospite di Fabio Fazio nella prima puntata stagionale di Che tempo che fa, in onda sul Nove, la sindaca di Genova ha preso le distanze dall’ipotesi di una competizione interna per scegliere il candidato alla guida della coalizione, mettendo in discussione tempi e priorità del dibattito politico.
C’è chi interpreta questa posizione come un segnale di prudenza rispetto a una sfida nazionale ancora tutta da definire. L’idea che Salis possa preferire restare fuori dalla partita della leadership, almeno per il momento, appartiene però alle letture politiche e alle indiscrezioni sulle sue intenzioni. Le dichiarazioni rilasciate in televisione delineano soprattutto una posizione precisa: prima di discutere di nomi e candidature, secondo la sindaca, il centrosinistra deve trovare una sintesi sui contenuti e costruire un progetto credibile per il Paese.
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Silvia Salis boccia le primarie: «Sono evidentemente divisive»
Il passaggio più netto dell’intervista riguarda proprio le primarie del centrosinistra, sulle quali Salis esprime forti riserve. «Le primarie sono evidentemente divisive. E credo che al popolo progressista non interessi nulla delle primarie», afferma la sindaca, mettendo in dubbio che una competizione interna rappresenti oggi la risposta alle esigenze degli elettori.
La sua posizione investe direttamente il confronto sulla futura leadership della coalizione. Alla domanda implicita sul possibile ruolo di federatrice del campo progressista, Salis risponde senza lasciare spazio a interpretazioni troppo ottimistiche: «Io federatrice? Nessuno me lo ha chiesto ma in questo momento non ci sono le condizioni».
Parole che raffreddano, almeno nell’immediato, le aspettative di chi immagina per la prima cittadina genovese un ruolo di raccordo tra le diverse anime dell’opposizione. La sindaca non annuncia una candidatura alternativa e non si propone come guida della coalizione. Al contrario, individua nel metodo seguito finora un problema che rischia di distogliere l’attenzione dalla costruzione di una proposta politica condivisa.
«Questo dibattito che va avanti da quasi un anno – ha detto Salis – mi dice che si è perso il centro della discussione che è il programma da presentate al Paese ma soprattutto ci siamo arrovellati su una discussione che già mesi fa sembrava ridondante. Fare una gara interna rispetto alle istanze che ci vengono poste…».
Il messaggio rivolto al centrosinistra è chiaro: il programma dovrebbe precedere la competizione per la leadership. Una priorità che, nella lettura della sindaca, diventa ancora più importante se l’obiettivo è recuperare la fiducia di chi si è allontanato dalla politica e non partecipa più alle elezioni.

Il campo progressista e il nodo dell’unità
Nel ragionamento di Salis, la difficoltà del centrosinistra non riguarda soltanto i rapporti tra i partiti o la scelta del futuro candidato premier. Il problema investe anche la capacità di parlare a un elettorato più ampio, che non coincide esclusivamente con la base tradizionale delle forze progressiste.
«Il campo progressista che è enorme non è fatto solo dai nostri elettori ma anche da tanti sfiduciati che non votavano più», osserva la sindaca. Per questo, secondo Salis, occorre riportare al centro della discussione le questioni concrete e individuare una piattaforma comune.
La situazione attuale, tuttavia, non le sembra favorevole a una soluzione condivisa. «Dobbiamo riprendere il punto della situazione ma le condizioni sono lontane dal trovare una sintesi ed è un peccato perché sfiduciano un elettorato che dopo il referendum era gasatissimo».
Il riferimento evidenzia il rischio che le divisioni interne finiscano per disperdere l’entusiasmo maturato in una fase precedente. La discussione sulla leadership, anziché rafforzare la coalizione, potrebbe quindi contribuire ad alimentare la distanza tra i partiti e una parte dei loro potenziali sostenitori.
La critica non si traduce, però, in una presa di distanza dal progetto progressista. Salis insiste sulla necessità di costruire un centrosinistra unito, capace di superare le contrapposizioni interne e di presentarsi agli elettori con una proposta riconoscibile.

«Si vince al centro, come si vince a sinistra»
Un altro passaggio significativo dell’intervista riguarda il rapporto tra l’elettorato moderato e quello di sinistra. Su questo terreno Salis si confronta indirettamente con la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che ha sostenuto che non si vince al centro.
La sindaca di Genova propone una lettura differente: «Io credo che si vinca dappertutto. Si vince al centro, come si vince a sinistra, si vince con un campo unito».
Il punto, nella sua analisi, è evitare che il centrosinistra si chiuda in una contrapposizione rigida tra le diverse componenti dell’elettorato. Per sostenere la propria tesi, Salis richiama anche la necessità di considerare i numeri e i rapporti di forza necessari per costruire una maggioranza.
Le larghe intese, afferma, «sono necessarie, basta aritmeticamente contare».
La sindaca invita inoltre a non confondere il moderatismo con il progressismo, due definizioni che, nella sua prospettiva, non sono necessariamente sovrapponibili. «Stiamo confondendo moderato con progressista, che non è la stessa cosa».
Salis respinge quindi l’idea che la sua attenzione verso le questioni economiche e industriali debba tradursi automaticamente in un’identificazione politica moderata. «Quando mi vogliono dare la maglietta di moderata, io su alcuni temi posso anche esserlo, però mi sento progressista, perché quando non ho nessuna paura a sostenere dei temi profondamente di sinistra, ma nello stesso tempo non ho neanche nessuna paura a sostenere che lo sviluppo economico è importante, che lo sviluppo industriale va tutelato».
Una posizione che punta a tenere insieme giustizia sociale, sviluppo economico e tutela dell’industria, senza considerare questi obiettivi incompatibili. Per Salis, la sfida consiste proprio nell’individuare una leadership in grado di parlare a mondi diversi senza rinunciare ai valori progressisti.
«È importante trovare un leader progressista che non abbia paura a dire e a fare cose di sinistra, ma che poi sappia dialogare con tutti i mondi del Paese», conclude sul tema.
Il ruolo dei sindaci nella campagna elettorale del 2027
Resta da capire quale sarà il contributo concreto di Silvia Salis alla campagna elettorale del centrosinistra. La sindaca non chiude alla possibilità di impegnarsi a sostegno delle forze politiche che la appoggiano, ma distingue questo ruolo da un’eventuale candidatura alla guida della coalizione.
«Come sindaco si può fare campagna elettorale per i partiti che ti sostengono», premette, prima di chiarire la propria disponibilità: «a dare una mano».
Il coinvolgimento dei primi cittadini viene presentato come una risorsa per il centrosinistra, soprattutto per la loro capacità di mantenere un rapporto diretto con i cittadini e di affrontare quotidianamente problemi concreti. Un’esperienza amministrativa che, secondo Salis, può contribuire a rendere più credibile la proposta politica nazionale.
«I sindaci rappresentano sul territorio le istanze anche della politica nazionale. I sindaci di centrosinistra sono molti e in posizioni rilevanti quindi potremo dare una grossa mano».
La sindaca insiste infine sul valore della prossimità amministrativa, un elemento che può distinguere gli amministratori locali dai protagonisti del confronto politico nazionale. «i sindaci hanno quell’aspetto pratico, di prossimità con i problemi quotidiani che le persone li identificano come aspetti che danno fiducia. Quindi siamo carte importanti in una campagna elettorale del centrosinistra».
L’intervista a Che tempo che fa lascia dunque aperti diversi interrogativi sulla futura organizzazione della coalizione. Salis non si candida a federatrice, contesta l’utilità delle primarie in questa fase e chiede di riportare il programma al centro del confronto. Allo stesso tempo, conferma la propria disponibilità a sostenere i partiti del centrosinistra e rivendica il contributo che i sindaci possono offrire.
In vista delle elezioni politiche del 2027, il suo intervento riporta così al centro tre questioni decisive: la scelta della leadership, la costruzione di un programma condiviso e la capacità di tenere insieme sensibilità politiche ed elettorati differenti. La posizione di Silvia Salis, almeno per ora, non scioglie il nodo della guida della coalizione, ma mette in evidenza la necessità di affrontarlo partendo dai contenuti e dall’unità del campo progressista.


